Il Tibet, nervo scoperto della Cina da 58 anni: intervista a Claudio Cardelli

10 marzo 2017 Roma, 10 marzo. 58 anni dopo la Rivolta di Lhasa il Tibet è ancora oggi il “nervo scoperto della Cina”. A dirlo è Claudio Cardelli, presidente dell’Associazione Italia/Tibet, nata alla fine degli anni ’80 con lo scopo di sensibilizzare sulla dolorosa situazione che vive il Tibet sotto occupazione cinese. “Oggi sul cosiddetto … Leggi ancora

Discorso del Sikyong in occasione del 58° anniversario dell’insurrezione nazionale tibetana

In questo stesso giorno, nel 1959, i tibetani di ogni classe sociale insorsero inscenando una manifestazione di sfida – anche se del tutto pacifica – contro l’illegale occupazione del Tibet da parte della Repubblica popolare cinese. Oggi, nel commemorare il 58° anniversario dell’Insurrezione Nazionale Tibetana, ricordiamo e rendiamo omaggio a tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita lottando per la nostra nazione. A partire da quella data si stima che, come conseguenza dell’invasione cinese, circa un milione di persone abbiano perso la vita e sia stato demolito il 98% dei monasteri.

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La pressione della diplomazia cinese sta gradualmente allontanando il Dalai Lama dalla scena politica

The Guardian

2 ottobre 2016

 Recentemente, cedendo alle pressioni cinesi, molti leader politici e religiosi hanno escluso il  Dalai Lama da riunioni e incontri. In un editoriale pubblicato il 2 ottobre, il quotidiano The Guardian afferma la necessità di opporsi alle pressioni della Cina e chiede ai governanti di tutto il mondo di portare rispetto al Dalai Lama, leader spirituale e uomo di pace.

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Il Dalai Lama: “Dobbiamo dialogare anche con l’Isis per avere pace”

Di Paolo Crecchi

7 dicembre 2015

La Stampa

 

«Bisogna dialogare anche con l’Isis». Il Dalai Lama porge il suo ramoscello d’ulivo al mondo da Bangalore, la capitale indiana del software e mondiale dei call center, dove ieri la Camera di commercio arabo-asiatica ha organizzato un convegno dai toni molto pratici, Peace for Economy. Terrorismo e affari sono incompatibili e la massima autorità del buddismo tibetano ha riconosciuto che lo sviluppo, rispettoso dell’uomo e dell’ambiente, è un ottimo antidoto al fondamentalismo religioso. 

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