Il “Grande Gioco” e il XIII Dalai Lama

 

Gli ultimi anni del diciottesimo secolo segnano l’inizio di un lungo periodo di instabilità per il Tibet che nel 1792 poté respingere un attacco delle armate del vicino regno del Nepal solo grazie all’intervento degli eserciti Ch’ing. Nel 1804 muore l’VIII Dalai Lama e l’Impero di Mezzo riprende in grande stile i suoi tentativi di annettersi il Paese delle Nevi. Nonostante il XI, il X, l’XI e il XII Dalai Lama muoiano tutti in giovane o giovanissima età, il Tibet riesce a trovare la forza di resistere alla pressione manciù e alle ricorrenti aggressioni nepalesi. Pur tra mille difficoltà interne il governo di Lhasa mantiene il controllo della nazione e tenta di barcamenarsi come può in una situazione geopolitica che si va facendo sempre più complessa. Sono infatti entrati nel “Grande Gioco” asiatico due aggressivi imperi occidentali, la Russia zarista e la Gran Bretagna, ognuno dei quali teme che l’altro possa inglobare il Tibet nella propria sfera d’influenza.

Nell’anno del Topo di Fuoco (1876) nacque Thubten Gyatso, il XIII Dalai Lama. Questi, contrariamente ai suoi ultimi predecessori, non solo vivrà a lungo ma riuscirà anche a governare il Paese delle Nevi con tale intelligenza e lungimiranza da essere ricordato con l’appellativo di “Grande Tredicesimo”. Nel periodo in cui il piccolo Thubten Gyatso veniva educato a Lhasa e trascorreva l’adolescenza dividendosi tra i giochi e gli studi, la Gran Bretagna, al culmine della sua espansione coloniale, cominciava ad interessarsi seriamente del Tibet. Preoccupato che il Tetto del Mondo potesse cadere sotto l’influenza russa dal momento che la forza dell’impero manciù declinava giorno dopo giorno, il Leone britannico voleva estendere la sua influenza sul grande vicino settentrionale dell’India inglese. Certo non si trattava di ambizioni militari, il sub-continente indiano era già abbastanza esteso, ma di mire economiche. Londra era intenzionata a concludere trattati commerciali con Lhasa, con le buone se possibile ma anche con le cattive ove necessario.

L’ottavo giorno dell’ottavo mese dell’anno della Pecora di Legno (1895), il XIII Dalai Lama assunse i pieni poteri e iniziò a guidare il Tibet nei non facili meandri del “Grande Gioco”. Nel 1904 la Gran Bretagna, dopo aver tentato inutilmente per oltre un anno di stabilire relazioni commerciali con il governo tibetano, armò una spedizione militare che al comando del colonnello Younghusband entrò in Tibet e giunse in breve tempo a Lhasa dopo aver sconfitto l’esercito tibetano. Younghusband stabilì alcuni accordi economici e dopo pochi mesi tornò in India con i suoi soldati. All’arrivo delle truppe britanniche il XIII Dalai Lama era partito per un lungo viaggio che lo aveva portato in Mongolia e poi a Pechino dove nel 1908, tra gli altri, incontrò sia il giovane imperatore Kuang-hsu sia l’Imperatrice vedova Tz’u-hsi poco prima che entrambi morissero nel novembre di quell’anno. Nel 1909 il Prezioso Protettore tornò a Lhasa dopo circa sei anni di assenza ma ben presto dovette partire nuovamente, questa volta per riparare in India, poiché il generale cinese Chung-yin era entrato in Tibet e muoveva minaccioso alla conquista di Lhasa. La capitale tibetana venne conquistata facilmente e sottoposta a una dura repressione. Per la prima volta nella sua storia il Paese delle Nevi era militarmente conquistato da una potenza straniera e gli Amban potevano direttamente governare a Lhasa.

L’occupazione fu però di breve durata. Nel 1911, travolto dalla rivoluzione di Sun Yat-sen, cade l’impero manciù e la Cina diventa una Repubblica. Sbandati e senza più alcuna effettiva guida militare, i soldati cinesi sono sopraffatti dalla popolazione di Lhasa e si arrendono dopo alcuni giorni di combattimenti. Il Tibet, dove non vi è più traccia di militari stranieri e da cui gli Amban sono stati definitivamente espulsi, torna ad essere governato dal Dalai Lama che rientra trionfalmente a Lhasa il sesto giorno del dodicesimo mese dell’anno del Topo d’Acqua (gennaio 1913). Il Prezioso Protettore, consapevole di quanto fosse difficile mantenere l’indipendenza raggiunta, iniziò un processo di apertura e modernizzazione del Paese pur nel rispetto delle tradizioni e delle sue radici culturali. Purtroppo una classe dirigente, sia laica sia religiosa, molto meno lungimirante della Presenza, non assecondò quei programmi con il necessario entusiasmo quando addirittura in segreto non li boicottò. Dunque la spinta riformatrice del XIII Dalai Lama non poté esprimersi in tutta la sua forza e quando, il tredicesimo giorno del decimo mese dell’anno dell’Uccello d’Acqua (17 dicembre 1933), Thubten Gyatso lasciò il suo corpo terreno a causa di un improvviso attacco di polmonite, le idee di modernizzazione e cambiamento morirono con lui.

Tratto da “Il Tibet nel Cuore”, di P. Verni