Il V Dalai Lama

 

A partire dalla fine del 1400 comincia ad aumentare l’influenza dei lama di una delle principali linee di reincarnazione della scuola Gelug e Sonam Gyatso, il terzo di questi reincarnati, stabilì una forte relazione con alcune tribù mongole che, sebbene non governassero più la Cina, rappresentavano ancora nell’Asia centrale una notevole forza politico-militare. Altan Kan, un discendente di Gengis, divenne discepolo di Sonam Gyatso e in segno di devozione insignì il suo maestro del titolo di Dalai Lama che da allora in poi contraddistinse tutte le successive reincarnazioni di questi maestri. Ben presto la figura dei Dalai Lama acquistò in Tibet, particolarmente nelle regioni centrali ed occidentali, un forte rilievo sociale, oltre che religioso. Il V Dalai Lama, Ngawang Lobsang Gyatso, era un uomo dotato di grandi capacità politiche e di un forte carisma personale. Sentiva profondamente il dramma che il suo paese stava vivendo a causa delle lotte interne che vedevano clan, principati e addirittura alcuni grandi monasteri combattersi per il potere. Infatti i primi decenni del 1600 erano stati drammatici per il Tibet, la forza dei re di Tsang si era indebolita ma non ne era emersa un’altra in grado di sostituirli.

Fu in un contesto del genere che il V Dalai Lama, essendosi messo alla testa di un ampio fronte di oppositori, riuscì ad imporsi come l’unico effettivo antagonista dei re di Tsang che vennero definitivamente sconfitti, dopo un’aspra lotta dalle alterne fortune, solo nel 1642. La vittoria del Dalai Lama e dei suoi alleati fu possibile anche, e forse soprattutto, grazie all’alleanza che Ngawang Lobsang Gyatso aveva stretto con Gushri Khan, capo della potente tribù mongola Qosot. L’apporto degli eserciti mongoli si rivelò decisivo e dalla seconda metà del XVII secolo il V Dalai Lama poté governare un Tibet pacificato, unito e indipendente. Una nazione che finalmente aveva trovato un punto di riferimento nel quale tutti si potevano riconoscere tanto dal punto di vista spirituale che politico. Infatti da questo momento le incarnazione dei Dalai Lama cessano di essere solo i rappresentanti di uno dei principali lignaggi della scuola Gelug per divenire invece il simbolo stesso del Paese delle Nevi e di tutti i suoi abitanti, senza alcuna differenza di etnia, posizione sociale o tradizione religiosa.

Gli anni del V Dalai Lama passarono alla storia come sinonimo di buon governo e di feconda stabilità nazionale. I problemi però cominciarono non appena il Prezioso Protettore (2) morì nel 1682. Il suo principale collaboratore, Desi Sangye Gyatso, nascose per diversi anni la morte del V Dalai Lama. Disse che la Presenza si era ritirata per un periodo di meditazione e che per qualche tempo non avrebbe preso parte a cerimonie pubbliche. Ovviamente anche in Tibet le bugie hanno le gambe corte e alla fine si dovette dire la verità ad un popolo tutt’altro che felice di essere stato tenuto per anni all’oscuro della scomparsa della più alta autorità della nazione. Desi Sangye Gyatso cercò di scusarsi adducendo una serie di motivi il principale dei quali era relativo alla costruzione del palazzo del Potala nella città di Lhasa. Dal momento che il V Dalai Lama aveva fatto iniziare i lavori di questo grande edificio (che da allora è rimasto la sede ufficiale di tutti i Dalai Lama) e questi lavori non erano completamente terminati Desi Sangye Gyatso sostenne che aveva tenuto nascosta la notizia della morte di Kundun nel timore che a causa di essa non si portasse più a termine l’edificazione del Potala.

Ovviamente si tratta di una scusa che non regge e sui veri motivi dell’operato di Desi gli storici non sono concordi. Alcuni affermano che era spinto dalla preoccupazione, per altro ben motivata, che un vuoto di potere sarebbe sfociato in un altro periodo di scontri fratricidi vanificando così tutto il lavoro compiuto dal V Dalai Lama. Altri studiosi, meno benevoli, sostengono invece che il comportamento di Sangye Gyatso fosse dettato unicamente dalla sua avidità e dalla paura di essere estromesso dai vertici del governo. Comunque, quale sia stata la verità, il disappunto dei tibetani per l’inganno subito venne compensato dal fatto che insieme alla notizia della scomparsa del V Dalai Lama fu dato l’annuncio che era stata scoperta la nuova incarnazione del Prezioso Protettore e che stava giungendo a Lhasa per essere insediata nel Potala ormai terminato.

Tratto da “Il Tibet nel Cuore”, di P. Verni