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Rassegna stampa
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da Repubblica
 PECHINO - Nessun margine di tolleranza. Anzi, l'ennesimo monito agli Stati Uniti, e sempre lo stesso: le a rischio le relazioni fra Washington e Pechino. Il commento è fermo e chiaro: la Cina è "fermamente contraria" a qualsiasi incontro fra Barack Obama e il Dalai Lama. A pochi giorni dalla decisione dell'amministrazione americana di vendere una consistente partita di materiale bellico a Taiwan, con la conseguente reazione "indignata" della Repubblica popolare, un'altra mossa del capo della Casa Bianca mette a dura prova i rapporti con la Cina. L'annuncio di un incontro fra il presidente e il leader spirituale tibetano - previsto durante la visita che quest'ultimo compirà a Washington dalla metà di febbraio - ha suscitato la reazione di Pechino che attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, Ma Zhaoxu, fa sapere che Pechino "si oppone fermamente a che il leader degli Stati Uniti abbia contatti con il Dalai Lama, con qualsiasi pretesto e in qualsiasi forma".
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 04 Febbraio 2010 21:06 )
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Rassegna stampa
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Pechino, 2 febbraio 2010, ore 10 (ora locale). Zhu Weiqun, vice ministro del “United Front Work Department” (UFWD) del Partito Comunista Cinese, tiene una conferenza stampa per chiarire il punto di vista di Pechino dopo la conclusione del 9° incontro tra i due inviati del Dalai Lama (Lodi Gyari e Kelsang Gyaltsen), lo stesso Zhu e altri dirigenti cinesi. Viste oggi dalla capitale cinese le prospettive del “dialogo sino-tibetano” sembrano più nere che mai. Infatti Zhu, dopo aver chiarito che, il Dalai Lama non può ergersi a rappresentante del popolo tibetano, ha tenuto a precisare che, “Il governo centrale cinese e quello della Regione Autonoma del Tibet sono i soli rappresentanti dei tibetani”, aggiungendo per maggior chiarezza, “... il cosiddetto ‘Governo tibetano in esilio’ rappresenta una violazione delle leggi cinesi”.
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News
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Dharamsala, 26 gennaio 2010. Gli inviati del Dalai Lama Lodi Gyari e Kelsang Gyaltsen, accompagnati dagli assistenti Tenzin P. Atisha, Bouchung K. Tsering e Jigmey Passang, sono arrivati oggi nella capitale cinese per una nuova serie di incontri con i leader cinesi. È la nona tornata di colloqui tra i rappresentanti tibetani e le autorità di Pechino, a quindici mesi di distanza dall’ultimo, infruttuoso incontro avvenuto all’inizio del novembre 2008, nel corso del quale i rappresentanti del Dalai Lama presentarono alla controparte cinese il “Memorandum sulla Effettiva Autonomia per il Popolo Tibetano”, documento base per il negoziato. Il documento fu categoricamente respinto da Pechino che intensificò la propaganda denigratoria nel confronti del Dalai Lama.
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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 27 Gennaio 2010 16:44 )
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Washington, 22 gennaio 2010. Parlando in mondovisione e via internet dal Newseum di Washington, il museo dell’informazione, un luogo dal significato fortemente simbolico, Hillary Clinton (nella foto in un momento del suo discorso) ha chiesto alle autorità cinesi di condurre un’inchiesta sull’intrusione ai software di Google, intrusione che ha costretto la compagnia americana a minacciare di chiudere la sua base operativa in Cina. “Ci auguriamo che i risultati di questa inchiesta siano del tutto trasparenti”, ha aggiunto il Segretario di Stato americano.
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Dharamsala, 19 gennaio 2010. Il documentario tibetano “The Sun Behind the Clouds: Tibet’s Struggle for Freedom”, ultima produzione dei registi e filmmaker Ritu Sarin e Tenzin Sonam, ha vinto il premio del pubblico al 21° Festival Internazionale del cinema di Palm Springs, in California.
La presenza, all’interno del programma del festival, del film tibetano, dedicato al Dalai Lama e alla lotta dei tibetani e frutto di una serie di interviste e colloqui dei due autori con il leader tibetano svoltesi nell’arco di un anno, il 2008, particolarmente denso di eventi, aveva scatenato una dura reazione da parte della Cina.
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14 gennaio 2010. Mentre gli utenti cinesi di Google lasciavano mazzi di fiori di fronte agli uffici della società americana (nella foto), Mary Kay Magistad, corrispondente da Pechino, inviava ieri alla BBC/Public Radio International il seguente messaggio: Sono le 10.30 del 13 gennaio e vi sto scrivendo da Pechino dove, da poco più di un’ora, digitando, con il motore di ricerca Google, la parola ‘Tienanmen’ compaiono una serie di fotografie e la descrizione del massacro. Se digito la parola ‘Falun Gong’ compaiono i video della polizia che picchia e tortura gli appartenenti al gruppo. Se cerco ‘Tibet’ compare la descrizione delle ritorsioni cinesi sul popolo tibetano a partire dal marzo 2008. Se digito “Cina + diritti umani” compare, come primo risultato, la notizia che Google minaccia di abbandonare la Cina in seguito alla scoperta della violazione della posta elettronica di un consistente numero di dissidenti cinesi da parte di haker cinesi dotati di tecnologie “altamente sofisticate”. Di conseguenza. Google fa sapere che non applicherà più alcuna forma di censura sul proprio motore di ricerca in Cina. È veramente un momento speciale.
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