Tibet: il Partito chiede al Panchen Lama di Pechino di sconfessare il Dalai Lama

Panchen Lama cinese 59 dicembre 2015. Chen Quanguo, capo del Partito Comunista della cosiddetta Regione Autonoma Tibetana, ha chiesto a Gyaltsen Norbu (nella foto), il Panchen Lama unilateralmente riconosciuto da Pechino nel 1995, si sconfessare il Dalai Lama.

In una dichiarazione rilasciata al quotidiano Tibet Daily, Chen ha affermato di sperare che il Panchen Lama voglia sostenere il Partito e salvaguardare l’unità nazionale. Nel corso di un incontro svoltosi a Shigatse il 7 dicembre per celebrarne i vent’anni dall’ insediamento, il leader del partito ha direttamente chiesto a Gyaltsen Norbu di “tracciare una riga netta con il XIV Dalai Lama e di opporsi con risolutezza ad ogni attività sovversiva e separatista”.

Vent’anni dopo la scomparsa di Gedhun Choekyi Nyima, il Panchen Lama legittimamente riconosciuto dal Dalai Lama e scomparso all’età di soli sei anni, il governo cinese non ha ancora fornito alcuna prova del suo essere in vita. Il 7 dicembre, un membro del Fronte Unito per il Lavoro ha tuttavia riaffermato che Gedhun vive una vita normale, è in buona salute e non vuole essere disturbato.

Le autorità cinesi hanno inoltre fatto sapere che compileranno un database con i nomi di tutti “i Budda viventi legittimi”. La scorsa settimana, Zhu Weiqun, presidente del Comitato per gli Affari Etnici e Religiosi, ha dichiarato alla TV di stato cinese che “alcuni falsi Tulku, o Budda viventi, rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale in quanto usano il denaro che raccolgono per finanziare attività illegali e separatiste in Tibet”. Risale al 3 agosto 2007 la normativa emessa dall’Amministrazione cinese per gli Affari Religiosi che sancisce la necessità dell’approvazione del governo nel riconoscimento di tutti i Tulku del Buddismo tibetano. La mancata approvazione governativa comporta l’illegalità o l’invalidità del riconoscimento. La stessa norma stabilisce inoltre che il processo di selezione del candidato non deve essere influenzato da alcun gruppo o individuo straniero e che il tempio o il monastero facenti richiesta devono essere “legalmente registrati” nei preposti elenchi governativi.

Un articolo pubblicato dal Washington Post in data 4 dicembre, rivela che in Tibet e nello Xinjiang la Cina sta epurando i membri del Partito che non ritiene leali, che partecipano segretamente a cerimonie religiose, che mostrano simpatia per il Dalai Lama o che sostengono il terrorismo. Secondo China Tibet Online, lo scorso anno nello Xinjiang 355 membri del Partito sono stati allontanati per aver violato la “disciplina del Partito”. In Tibet, 15 membri del Partito sono finiti sotto inchiesta lo scorso anno e 20 sono stati indagati quest’anno con la stessa accusa. Alcuni sarebbero stati vicini ad organizzazioni a “sostegno dell’indipendenza del Paese”. Lo scorso mese Chen Quanguo, capo del Partito Comunista della “Regione Autonoma Tibetana” ha affermato la linea dura del Partito nei confronti di tutti i funzionari colpevoli di “errati punti di vista” sulla questione delle minoranze, di coloro che “affermano di non professare alcuna religione ma segretamente la praticano” e di quanti seguono il Dalai Lama o ascoltano i suoi insegnamenti.

 

Fonti: Phayul – The Washington Post