21 TIBETANI INDIPENDENTISTI SCRIVONO AL GOVERNO INDIANO

14 luglio 2010. In occasione della visita a Dharamsala del Segretario agli Esteri indiano, signora Nirupama Rao, avvenuta il 12 luglio, un gruppo di giovani tibetani votati alla causa dell’indipendenza del Tibet ha presentato all’alto esponente governativo una lettera-memorandum in cui si chiede che l’India riveda la propria politica nei confronti del loro paese. La signora Rao, ex ambasciatore indiano in Cina, ha incontrato sia il Primo Ministro tibetano Samdhong Rinpoche sia il Dalai Lama con il quale ha discusso “questioni di comune interesse”.

Nella lettera, i firmatari, tra cui figurano intellettuali, scrittori e attivisti, sostengono che il fine ultimo della causa tibetana non consiste nella ricerca di una soluzione temporanea ma in un progetto a lungo termine che garantisca la sopravvivenza del popolo e della nazione tibetana”. “Per questo motivo” – si legge – “qualunque sia la politica adottata dal Dalai Lama e dal Governo Tibetano in Esilio, riteniamo che il solo scopo della nostra lotta sia l’ottenimento dell’indipendenza.

“Alcuni di noi sono nati e cresciuti in India, altri sono fuggiti dal Tibet e vivono su questo versante dell’Himalaya”, esordisce il documento. “Quando i tibetani, seguendo il Dalai Lama, trovarono asilo in India, la lotta del popolo tibetano era al suo inizio, la comunità internazionale non era a conoscenza della situazione e gli stessi tibetani non possedevano la necessaria sensibilità e formazione politica”. “L’India e il suo popolo ci hanno aperto la porta e questo paese è diventato la nostra seconda casa”.

“Oggi, dopo cinquant’anni di esilio” – prosegue il memorandum – “i tibetani più giovani, alla pari dei giovani indiani, possono godere di una moderna educazione, in sintonia con i tempi, ma siamo allo stesso tempo consapevoli della nostra identità e della responsabilità che ci lega sia alla nostra lotta sia a Sua Santità il Dalai Lama. Grazie al sostegno dell’India, la lotta del popolo tibetano non solo è sopravvissuta al difficile momento iniziale ma è riuscita a raggiungere e toccare la sensibilità internazionale. Siamo perciò grati all’India e al suo popolo, vi preghiamo di accettare la nostra gratitudine”.

“Il fine ultimo della causa tibetana non consiste nella ricerca di una soluzione temporanea ma in un progetto a lungo termine che garantisca la sopravvivenza del popolo e della nazione tibetana”. “Per questo motivo” – si legge – “qualunque sia la politica adottata dal Dalai Lama e dal Governo Tibetano in Esilio, riteniamo che il solo scopo della nostra lotta sia l’ottenimento dell’indipendenza. Solo un Tibet indipendente può garantire la sopravvivenza del popolo tibetano, della nostra cultura e della nostra nazione. La sollevazione del 2008 è la prova lampante che i tibetani all’interno del Tibet sono disposti a morire piuttosto che vivere sotto il dominio cinese”.

“Siamo consapevoli che i rapporti del governo dell’India con la Repubblica Popolare cinese sono quelli di due paesi confinanti e ben conosciamo la decennale posizione politica del governo indiano nei confronti della questione tibetana, posizione che considera la regione Autonoma Tibetana come parte integrante della Repubblica Popolare. Nel corso degli anni, nonostante la Cina abbia intensificato la propria pressione sull’India a livello militare, politico e ambientale, tale politica non è mai stata modificata”.

“Tra il 1947, anno dell’indipendenza indiana e il 1949, anno dell’invasione cinese del Tibet, i nostri due paesi hanno vissuto due anni di amichevoli relazioni tra paesi indipendenti. Fino a quando la Cina continuerà a occupare il Tibet, l’India non potrà risolvere i suoi problemi di frontiera con la Repubblica Popolare. Per questo motivo, chiediamo alla signora Rao di recapitare la nostra petizione al governo indiano affinché quest’ultimo riveda la propria posizione nei confronti del Tibet. Solo riconoscendo l’indipendenza storica del Tibet, in base alla quale i confini himalayani furono sanciti da trattati bilaterali, l’India potrà legittimare i diritti storici e legali, che la Cina a più riprese ha messo in discussione, su alcuni dei suoi stati di confine”.

“Noi giovani tibetani” – conclude il documento – “siamo consapevoli che l’India può avere un ruolo determinante nel ripristino dell’indipendenza del Tibet e nel porre le basi per relazioni fraterne e amichevoli con il Tibet del futuro”.

Fonti: Phayul – Dossier Tibet