SAMDHONG RINPOCHE: L’OCCIDENTE VUOLE TRANQUILLIZZARE LA CINA

Dharamsala, 16 settembre 2009. Dopo aver appreso che il Dalai Lama non incontrerà il presidente Barak Obama, in occasione della sua prossima visita a Washington, il Primo Ministro del Governo Tibetano in Esilio, prof. Samdhong Rimpoche, ha accusato gli Stati Uniti e le nazioni dell’occidente di essere acquiescenti nei confronti della Cina sulla questione del Tibet. “Molti stati hanno adottato questa politica” – ha affermato Rinpoche – “e anche il governo degli Stati Uniti sembra non essere da meno”. “Oggi” – ha proseguito – “gli interessi economici prevalgono su ogni altra considerazione”. I giorni scorsi, dopo la visita a Dharamsala di una delegazione della Casa Bianca guidata da Valerie Jarret, emissario di Obama, il Dalai Lama aveva espresso il desiderio di incontrare il presidente americano che, nel mese di novembre, si recherà in Cina. Nel corso dell’incontro, la signora Jarret e Maria Otero, Coordinatore Speciale USA per la questione tibetana, avevano reiterato l’impegno del presidente americano a sostegno del popolo tibetano nella preservazione del proprio patrimonio religioso e culturale e nel conseguimento del rispetto dei diritti umani e delle libertà civili. Avevano inoltre espresso l’apprezzamento di Barak Obama per “l’impegno incessante del Dalai Lama nel cercare una soluzione basata sull’autonomia del Tibet all’interno della Repubblica Popolare Cinese”.Pechino, in una nota riportata dall’agenzia di stato Xinhua, ha duramente criticato la visita della delegazione statunitense, ribadendo la sua ferma opposizione ad ogni incontro tra il leader tibetano e rappresentanti stranieri. “Il Dalai Lama è motivo di grande irritazione per la Cina, ovunque egli vada”, ha affermato Samdhong Rinpoche.

Dopo aver provocato l’ira della Cina recandosi a Taiwan all’inizio del corrente mese, è intenzione del Dalai Lama intraprendere un viaggio nello stato indiano dell’Arunachal Pradesh sul quale Pechino avanza delle pretese territoriali. Anche questa visita è osteggiata dalle autorità cinesi che esigono dall’India il rifiuto a concedere al leader tibetano il permesso per effettuarla. Secondo gli analisti indiani, l’autorizzazione alla visita equivarrebbe a una dichiarazione di sovranità su quel territorio da parte del governo di New Delhi.

(Phayul.com)