PANCHEN LAMA: E’ MORTO IL «VERO», RESTA QUELLO «CINESE»

Ultim’ora: In attesa di conferma, pubblichiamo questa notizia apparsa in data odierna sul Corriere della Sera

Lo dice Yoichi Shimatsu, documentarista e già direttore del Japan Times Weekly

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Pechino, 20 aprile 2009. (www.corriere.it) «Il Panchen Lama scelto dagli inviati del Dalai Lama è morto. Quello indicato dalla Cina è oggi l’unico Panchen Lama». Le parole di Yoichi Shimatsu risuonano durante una lunga tavola rotonda che la scuola di giornalismo e comunicazione dell’università Qinghua di Pechino, una delle più prestigiose del Paese, ha dedicato alla questione tibetana. Studiosi cinesi e occidentali e un paio di corrispondenti di giornali stranieri (tra cui il Corriere) riuniti per un dibattito dove di un tema cruciale si è discusso con una libertà normalmente impensabile. E che si trattasse dell’ateneo dove nel 1964 si laureò in ingegneria il presidente Hu Jintao aggiunge spessore all’eccezionalità dell’incontro.

Ebbene, è qui che Shimatsu, documentarista e già direttore del Japan Times Weekly, ha scandito la sua verità sulla fine dell’11° Panchen Lama, Gedhun Choekyi Nyima, riconosciuto dal Dalai Lama nel 1995, quand’era bambino. Allora le autorità cinesi lo misero sotto tutela, lo nascosero facendone «il più giovane prigioniero di coscienza del mondo», denunciarono le ong per i diritti umani. I cinesi reagirono scegliendo a loro volta un Panchen da crescere leale a Pechino.

Gedhun Choekyi Nyima avrebbe vent’anni, oggi. «Ma è morto da tempo. Di malattia: cancro o leucemia»: Shimatsu aggiunge che la notizia della sua scomparsa «è stata tenuta nascosta da tibetani e cinesi per lo stesso motivo, salvare la faccia. La Cina per non rivelare che le fosse morto fra le mani un bimbo che aveva in custodia. Il Dalai Lama e i suoi per non perdere il “loro” eletto e non ammettere che il leader buddhista avesse fallito, indicando un bambino morituro». La notizia non è verificabile né da parte tibetana né cinese. Il bambino non è mai riapparso, al punto che voci incontrollate di un decesso erano già circolate. Shimatsu però assicura: «La mia fonte è certa. È la diplomazia di un Paese occidentale non europeo e di sinistra che, su invito di Pechino, inviò invano medici per tentare di salvare il piccolo. Tutto vero».

Il Paese sembrerebbe essere Cuba o il Venezuela, dunque, ma più significativa è la conseguenza spirituale-politica: il Panchen Lama scelto da Pechino a fine ’95, il diciannovenne Gyaincain Norbu, non ha contendenti. Ed è pronto per la controffensiva mediatica contro il detestatissimo Dalai Lama «cocco dell’Occidente». Se guerra (di pubbliche relazioni) dev’essere, tra il Dalai e Pechino, che guerra sia.

Marco Del Corona