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Ora la Cina è governata da questi sette uomini

governo cinese25 ottobre 2017 (Il Post).Il presidente Xi Jinping ha annunciato i nomi dei nuovi membri del gruppo di governo più importante del Politburo: tra loro non c’è nessun suo successore (da sinistra:Han Zheng, Wang Huning, Li Zhanshu, Xi Jinping, Li Keqiang, Wang Yang e Zhao Leji).

Nel corso di un evento organizzato oggi a Pechino, il presidente della Cina, Xi Jinping, ha annunciato i nomi dei nuovi membri del Comitato permanente dell’ufficio politico del Partito Comunista Cinese, il gruppo di lavoro più importante e con maggiori poteri all’interno del Politburo, l’ufficio politico che controlla e supervisiona il partito. L’annuncio dei nomi – tutti uomini, non c’è nemmeno una donna – era molto atteso perché dai nuovi nominati si possono fare ipotesi più concrete sulle intenzioni di Xi per il suo secondo mandato da segretario del partito. Nessuno dei nuovi membri è giovane a sufficienza per potere essere considerato un futuro successore dell’attuale presidente, che quindi manterrà un ruolo centrale nella leadership cinese ancora per decenni. La scelta dei nuovi membri del Comitato è stata annunciata al termine del Congresso del Partito Comunista che viene organizzato ogni 5 anni per stabilire le cariche interne e le politiche da seguire durante il nuovo mandato.

L’annuncio dei nuovi membri del Comitato è stato fatto dallo stesso Xi, nel corso di un discorso televisivo alla nazione trasmesso dalla Grande Sala del Popolo, che si trova nell’edificio più conosciuto e simbolico di piazza Tiananmen a Pechino. Oltre a Xi Jinping e al primo ministro cinese, Li Keqiang, del nuovo gruppo di lavoro fanno parte 5 nuovi membri, con un’età media intorno ai sessant’anni.

Li Zhanshu ha 67 anni e sarà probabilmente nominato presidente dell’Assemblea nazionale del popolo. Conosce Xi da più di 30 anni, da quando erano entrambi dirigenti locali del partito. Li è stato per lungo tempo consigliere e inviato diplomatico in Russia per mantenere i rapporti tra il presidente russo Vladimir Putin e Xi. Nei primi anni Ottanta, Li scrisse un articolo che fece molto discutere su alcune perplessità legate al socialismo.

Wang Yang ha 62 anni ed è probabile che mantenga un ruolo simile a quello che ha avuto finora di vicepremier. Negli ultimi anni si è occupato soprattutto delle politiche agricole e del commercio estero: in più occasioni ha ribadito ai partner internazionali che la Cina manterrà sempre di più il suo impegno per il libero commercio. Wang è considerato un moderato e potrebbe quindi bilanciare altre spinte più radicali all’interno del nuovo Comitato annunciato da Xi.

Wang Huning ha 62 anni, è stato direttore dell’Ufficio centrale di ricerca politica e dovrebbe diventare il nuovo responsabile della propaganda. Il nuovo ruolo richiederà a Wang di promuovere non solo la Cina presso i media – nazionali e internazionali – ma anche l’immagine di Xi, uscita molto rafforzata dall’ultimo Congresso. Wang è di Shanghai e da docente universitario negli anni Ottanta teorizzò che la Cina avesse bisogno di un leader forte e determinato, in grado di guidare il paese attraverso cambiamenti radicali. Questa sua visione legata al “neo-autoritarismo” piacque ai dirigenti del partito e determinò l’inizio della sua carriera politica.

Zhao Leji ha 60 anni e dovrebbe diventare il nuovo responsabile dell’agenzia governativa che si occupa di prevenire e censurare la corruzione. Zhao ha già avuto un ruolo centrale nella selezione della leadership per conto di Xi, che durante il suo primo mandato aveva spinto per una lotta più severa contro la corruzione all’interno del partito a livello locale e nazionale. È una persona molto tranquilla che non perde mai l’autocontrollo, almeno secondo l’agenzia di stampa ufficiale cinese: “Anche se il signor Zhao restasse chiuso in un ascensore, non proferirebbe una parola».

Han Zheng ha 63 anni e sarà presidente della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, che rappresenta i vari politici della Cina sotto la direzione e il controllo del Partito comunista, che di fatto la controlla e ne determina le decisioni. Han è stato sindaco di Shanghai dove ha iniziato la sua collaborazione con Xi. È considerato uno degli artefici dei recenti successi economici della città e delle aree vicine, con politiche tese a facilitare gli investimenti da parte di banche, imprese manifatturiere e dell’intrattenimento.

Nel suo discorso di oggi, durato circa 20 minuti, Xi Jinping ha dedicato poco più di un minuto ai nuovi nominati, confermando il suo interesse a mantenere alta l’attenzione sulla sua leadership senza altre distrazioni. La mancanza di un possibile erede, di solito presente per suggerire quale sarà la linea di successione al potere, indica che Xi non intende terminare la sua esperienza politica alla fine del secondo mandato e al tempo stesso dovrebbe garantire una maggiore unità del gruppo di governo, senza le divisioni interne che si formano tra leader attuale e suo probabile successore. I nuovi nominati hanno avuto esperienze di governo locale in grandi regioni cinesi, si sono occupati dello sviluppo economico del paese e dell’amministrazione interna del partito. Il Comitato scelto da Xi è quindi piuttosto omogeneo, ma al tempo stesso mantiene voci che rappresentano linee politiche differenti, per quanto comprese tutte nell’unico partito che da decenni controlla la Cina.

Il fatto che Xi Jinping non abbia indicato o per lo meno alluso a un successore resta comunque la notizia più importante e discussa del giorno, soprattutto da parte degli analisti ed esperti internazionali (in Cina la stampa è sotto il controllo del partito e le analisi sono spesso parziali e legate alla propaganda). Da diversi anni la politica cinese ha assunto la tradizione di nominare un nuovo leader ogni 10 anni: Xi Jinping ha governato per 5, ma non avendo un chiaro successore sembra essere determinato a mantenere più a lungo la sua leadership. In realtà, Xi potrebbe comunque indicare in futuro qualcuno per succedergli nel ruolo di presidente e segretario del partito, senza per questo dovere rinunciare ad avere l’ultima parola sulle politiche più importanti decise dal governo. La sua visione politica è stata aggiunta nella Costituzione del partito come “Pensiero di Xi Jinping”, cosa che finora era stata concessa solo a Mao Zedong (la “teoria di Deng Xiaoping” fu aggiunta in Costituzione solo alla sua morte, nel 1997).

Il pensiero di Xi è composto da 14 principi. Per esempio c’è l’impegno a creare «una coesistenza armoniosa tra uomo e natura», visto che ultimamente la Cina si sta impegnando contro il cambiamento climatico e sta investendo per usare più fonti di energia rinnovabili. È citata anche l’«autorità assoluta del Partito sull’esercito»: tra le altre cose, da capo delle forze armate, Xi ha tagliato moltissimo le spese militari e ha stabilito numerosi e importanti cambiamenti ai vertici dell’esercito. E poi c’è l’importanza del principio “Un paese, due sistemi”, che regola i rapporti tra la Cina continentale e Hong Kong.

Nel suo discorso, Xi ha detto di avere fiducia nel partito e di considerarlo lo strumento al centro del rinnovamento dell’intera Cina, facendo anche riferimento al suo impegno per ridurre i fenomeni di corruzione.

Xi ha anche rinnovato il suo impegno a ridurre la povertà, che interessa ancora numerose province cinesi, soprattutto nei distretti meno industrializzati e con minori opportunità di lavoro. Seppure con storture e vendette politiche, la lotta alla corruzione condotta da Xi negli ultimi cinque anni ha portato a importanti risultati, tali da consentire ora al governo di concentrarsi su temi cruciali per il futuro della Cina a partire da quelli economici e ambientali.

Sul fronte dei diritti umani e civili non sembrano invece possibili molti cambiamenti. Il processo politico che si è svolto in questi giorni di Congresso non è stato per nulla democratico, per lo meno per i nostri standard occidentali, e molti osservatori hanno fatto notare come la scelta del nuovo governo sia avvenuta in modo molto opaco e nascosto, con procedure che non sono molto lontane da quelle seguite da un regime molto più chiuso come quello della Corea del Nord. Gli arresti di oppositori e dissidenti politici in Cina avvengono di continuo, ma raramente raggiungono le cronache internazionali e solo nel caso di nomi molto conosciuti, come Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace morto nel luglio scorso di tumore ai polmoni e sottoposto a lunghi periodi di prigionia. Xi nel suo precedente mandato aveva promesso politiche tese a una maggiore trasparenza, ma nei fatti il suo governo ha mantenuto le opacità dei precedenti.

Rebecca Davis – Il Post – 25 ottobre 2017