A Dharamshala come associazione Italia Tibet abbiamo partecipato alle manifestazioni che si sono tenute ed abbiamo avuto incontri istituzionali con membri della Central Tibet Administration.
Tra gli oratori della manifestazione del 10 marzo che si è tenuto nel grande cortile del Monastero Namgyal di fronte a numerosi partecipanti, Alice Parma (consigliere della Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna), a nome dell’Intergruppo parlamentare Italia-Tibet, ha rivolto ai presenti un lungo messaggio molto apprezzato:
“Mentre il mondo è sconvolto da venti di guerra, tensioni incontrollabili e diritti calpestati; mentre la sicurezza della nostra esistenza è sempre più precaria e la paura si insinua in ognuno di noi, le parole di saggezza, compassione e profonda spiritualità del Dalai Lama risuonano nelle nostre menti. Ogni conflitto, ogni controversia, ogni disaccordo dovrebbe essere risolto in un solo modo: con il dialogo e il compromesso.
Ciascuna parte deve rinunciare a qualcosa e può conservare qualcosa. Questo richiama alla mente la lotta non violenta del popolo tibetano, che ha denunciato la crudele repressione a cui è sottoposto dal 1950, anno dell’occupazione illegale del paese da parte della Cina, attraverso oltre 160 autoimmolazioni.
Il 10 marzo 1959 segna un evento cruciale e drammatico nella storia del Tibet. L’intera popolazione di Lhasa si sollevò contro l’occupazione militare cinese; Nella successiva repressione, 87.000 tibetani furono brutalmente uccisi. Da allora, i tibetani di tutto il mondo commemorano il 10 marzo come Giornata della Rivolta Nazionale Tibetana.
Ancora oggi, 67 anni dopo, la situazione in Tibet rimane drammatica. La ferrea politica cinese di assimilazione della popolazione e di distruzione delle radici culturali e spirituali del Tibet continua senza esitazione né ripensamenti da parte del regime di Pechino.
La Repubblica Popolare Cinese, tra le altre cose, sta portando avanti un terribile progetto di indottrinamento dei giovani tibetani fin dalla tenera età, costringendo oltre un milione di bambini a frequentare i cosiddetti “collegi”, “scuole” coloniali cinesi diffuse in tutto il Tibet. Qui, i bambini, strappati alle loro famiglie per lunghi periodi, vengono sottoposti al lavaggio del cervello per cancellare la loro identità e assimilare la lingua mandarino, l’unica lingua utilizzata, e la cultura Han come pilastri della loro istruzione.
Inoltre, progetti devastanti per sfruttare il vasto territorio tibetano, rimasto completamente incontaminato fino all’invasione cinese, procedono silenziosamente a ritmo serrato: deforestazione dilagante, iniziata negli anni ’80, apertura di nuove miniere e megaprogetti per lo sfruttamento delle risorse idriche nelle regioni himalayane, come il devastante progetto della super diga di Dege nella prefettura di Kardze, nel Sichuan (Amdo). La gigantesca diga in costruzione sembra essere il progetto più rischioso al mondo, poiché sorge in una zona ad alta attività sismica. I tibetani lottano ogni giorno per preservare la propria identità e dignità contro la repressione e l’incessante violenza del regime coloniale cinese. Le notizie che ci giungono dall’interno del Tibet raccontano storie di distruzione dell’ambiente naturale, soppressione della lingua e della cultura tibetana, discriminazione e arresti arbitrari, persecuzioni, torture e condanne a morte senza processo, urbanizzazione forzata dei nomadi e progetti di sviluppo folli e devastanti.
Di fronte a tali abusi, il popolo tibetano sa che la resilienza non significa silenzio. Hanno scelto di perseverare nel loro cammino. Ciò significa esistere attraverso le istituzioni democratiche, attraverso l’impegno per lo stato di diritto, credendo nella nonviolenza.
Insieme ad altri colleghi del Parlamento italiano, continueremo a sostenere il Tibet. Rimarrà una priorità perché si tratta di una questione di diritti umani che non può essere ignorata. Per questo chiediamo la nomina di un Inviato Speciale dell’UE per il Tibet. Grazie alla lungimirante leadership di Sua Santità il Dalai Lama e alla stima e al prestigio di cui gode in ogni parte del mondo, la causa tibetana e le speranze di un intero popolo sono ancora vive.
Il Gruppo Interparlamentare Italia-Tibet conferma la sua vicinanza al popolo tibetano. Conferma il suo impegno, iniziato subito con l’attuale legislatura, a continuare a organizzare conferenze ed eventi in ambito istituzionale per sensibilizzare i politici e la società civile italiana sulla situazione del Tibet.
Cari amici, l’Italia è con voi. Siamo al vostro fianco per un futuro di autentica autonomia, pace e dignità.
Sen. Andrea De Priamo, presidente intergruppo parlamentare Italia Tibet
On. Ilenia Malavasi, vicepresidente intergruppo parlamentare Italia Tibet
- Alice Parma, Consigliere dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna








