17 febbraio 2026. La Cina ha notevolmente ampliato la rete statale di trasmissioni in lingua tibetana nonostante continui a ridursi l’accesso in Tibet dei media indipendenti e stranieri
In occasione della Giornata Mondiale della Radio, il 13 febbraio, l’organizzazione per la libertà di stampa Reporters Without Borders (RSF), con sede a Parigi, ha reso noto che l’emittente statale cinese China National Radio (CNR) ha considerevolmente ampliato le sue programmazioni in lingua tibetana diffondendo sempre più tra le comunità tibetane la narrativa ufficiale di stato.
Secondo RSF, in meno di un anno CNR ha incrementato da 1 a 17 il numero delle trasmissioni in lingua tibetana. L’aumento, nel palinsesto invernale, è stato rilevato dalla High Frequency Coordination Conference (HFCC) con sede a Praga, che coordina le frequenze a onde corte tra le emittenti di tutto il mondo.
L’agenzia Reporters Without Borders ha denunciato con sdegno quanto Pechino sta facendo per colmare rapidamente il vuoto informativo creato dalla sospensione dei servizi in lingua tibetana delle emittenti finanziate dagli Stati Uniti Radio Free Asia (RFA) e Voice of America (VOA). Le due emittenti hanno a lungo rappresentato rare fonti indipendenti di notizie per il pubblico all’interno del Tibet, documentando violazioni dei diritti umani, restrizioni religiose e persecuzioni culturali, amplificando al contempo le voci tibetane.
“Senza RFA e VOA, attualmente non esiste quasi nessuna voce contraria in grado di sfidare la propaganda del regime cinese in Tibet”, ha affermato RSF, sottolineando che le narrazioni di Stato glorificano sistematicamente il Partito Comunista, promuovono la cosiddetta “unità etnica” e attribuiscono qualsiasi dissenso a “forze esterne ostili”.
Aleksandra Bielakowska, responsabile della regione Asia-Pacifico di RSF, ha affermato che l’espansione dei programmi radiofonici da parte dei media statali cinesi fa parte “della nuova strategia di Pechino per promuovere un nuovo ordine mondiale nello spazio informativo, inondandolo di propaganda”. Ha esortato le democrazie ad agire rapidamente per finanziare e sostenere i media tibetani indipendenti e ha invitato la leadership dell’United States Agency for Global Media (USAGM) a dare priorità al ripristino dei programmi in lingua tibetana prima che il pubblico rimanga senza alcuna fonte di informazione se non la narrativa dello Stato.
L’espansione è in linea con la più ampia strategia di comunicazione politica di Pechino. In occasione della celebrazione del 75° anniversario della radio tibetana cinese gestita dallo Stato nel maggio 2025, Shen Haixiong, vice capo del Dipartimento di Pubblicità del Partito Comunista Cinese e capo del China Media Group, ha dichiarato che l’obiettivo era quello di garantire che “i pensieri del leader [Xi Jinping] penetrassero nei cuori delle persone di diverse etnie come una pioggia di miele”. RSF ha affermato che il drastico aumento dei contenuti in lingua tibetana evidenzia come le trasmissioni radiofoniche e televisive siano utilizzate come strumento di consolidamento ideologico in Tibet.
RSF ha descritto la Regione Autonoma del Tibet come un “buco nero dell’informazione”, dove le autorità controllano da vicino e reprimono chiunque tenti di accedere o diffondere informazioni indipendenti, in particolare notizie relative alle violazioni dei diritti umani nei confronti dei tibetani. Ai giornalisti stranieri viene regolarmente negato l’accesso alla regione, rendendo estremamente difficile ogni la verifica indipendente.
Anche quando RFA e VOA erano operative, sintonizzarsi sui loro servizi non era privo di rischi. Gli ascoltatori tibetani hanno subito controlli e punizioni per essersi sintonizzati o aver condiviso contenuti di notizie straniere. Oltre alla radio, le autorità hanno rafforzato il controllo sull’accesso alla televisione. Nella prefettura di Ngari, secondo quanto riferito, sono state vietate le apparecchiature private di ricezione satellitare. Nella sola contea di Coqên (Tsochen), sono stati installati in 17 villaggi più di 3.500 televisori satellitari governativi limitando di fatto l’accesso delle famiglie rurali e nomadi a emittenti non tibetane. RSF afferma che Pechino ha in programma di installare simili sistemi satellitari controllati dal governo in tutte le 74 divisioni amministrative a livello di contea della cosiddetta Regione Autonoma del Tibet entro la fine del 2025. È difficile verificare se il progetto sia stato completamente realizzato a causa delle quasi totali restrizioni imposte da Pechino al giornalismo indipendente.
Fonte: Phayul
