WEN JAOBAO: “UN PROBLEMA SERIO” LE DISEGUAGLIANZE SOCIALI IN CINA

CongressoPechino, 5 marzo 2011 (AsiaNews-TMnews). C’è scontentezza in Cina, lo ammette il premier cinese Wen Jiabao davanti ai circa 3.000 delegati del Parlamento, riuniti per la sessione annuale. E’ la stabilità sociale la grande preoccupazione espressa da Wen Jaobao nel suo discorso di apertura. Wen Jaobao ha ammesso che le diseguaglianze presenti nella crescita economica sono “un problema serio”.

“Dobbiamo fare del miglioramento della vita della gente un punto centrale di riforma, sviluppo e stabilità…e essere sicuri che la gente sia contenta della loro vita e del loro lavoro, che la società sia tranquilla e ordinata e che il Paese goda di pace e stabilità a lungo termine”, ha detto il leader cinese. Il discorso pronunciato dal leader cinese è il più importante e atteso, e ha il suo equivalente nel “Discorso dell’Unione” pronunciato ogni anno dal presidente degli Stati Uniti.

Wen Jaobao ha affermato che il governo ha come obiettivo una crescita economia dell’8%, e un contenimento dell’inflazione al 4%. “Di recente i prezzi sono saliti molto rapidamente, e le aspettative di inflazione sono cresciute”, ha ammesso. “Questo problema interessa il benessere del popolo, incide su interessi generali e ha ripercussioni sulla stabilità sociale. Dobbiamo, quindi, farne la nostra priorità massima nel controllo della macroeconomia per mantenere i livelli dei prezzi generali stabili”. Il leader cinese ha fatto alcune promesse: e cioè che la domanda interna sarà stimolata, e che gli aiuti ai contadini e ai poveri delle città verranno aumentati. “Espandere la richiesta interna di beni è un principio strategico di lungo termine e un punto base nello sviluppo economico della Cina, così come uno strumento fondamentale e un presupposto interno per promuovere uno sviluppo economico equilibrato”, ha affermato il leader cinese, aggiungendo che “il governo controllerà con fermezza la crescita eccessivamente rapida del prezzo delle abitazioni in alcune città”.

Fra i motivi di disagi dei cinesi, Wen ha indicato ancora “le contraddizioni sociali provocate dal sequestro illegale di terre e la demolizione illecita di case”, e ancora il fatto che “la sicurezza alimentare lascia a desiderare” e che “certi settori sono vulnerabili alla corruzione”.

Wen Jaobao non ha fatto cenno alle rivoluzioni in corso nei paesi arabi. La possibilità di una “rivoluzione dei gelsomini” nel Paese ha molto preoccupato le autorità cinesi, che nelle settimane passate hanno compiuto un’ampia repressione preventiva. Ma il “Beijing Daily” di oggi fa eco alla stabilità sociale evocata da Wen Jaobao con un avvertimento contro le proteste sulla falsariga di quelle arabe. “Quelli che sono impegnati a creare e a trovare notizie simili a quelle del Medio oriente in Cina vedranno che i loro piani non avranno nessun effetto”, scrive il Beijing Daily.

Il 4 marzo, alla vigilia dell’apertura dei lavori, gli organizzatori delle “manifestazioni del gelsomino” hanno inviato al Congresso Nazionale del Popolo una lettera aperta (scegliendo l’anonimato).

Serve un movimento popolare di “non cooperazione non violenta” che scuota il governo centrale di Pechino. Questo è necessario, perché “è impossibile anche solo sognare che siano i funzionari comunisti a dare al popolo i diritti che gli spettano”. Ecco perché “bisogna manifestare a oltranza, tutte le settimane e in tutte le piazze della Cina: dobbiamo lottare per un futuro migliore per i nostri figli”.

Nella lettera si chiede al Partito comunista una maggiore trasparenza sul sistema fiscale, una vera lotta alla corruzione e la libertà di espressione e di parole. Se questo non avviene, il popolo (che “è stanco di aspettare”) continuerà a manifestare.

Manifestazioni – simili a quelle in Tunisia ed Egitto – sono state lanciate nelle scorse domeniche a Pechino e Shanghai e sono previste per il prossimo 6 marzo e le domeniche seguenti. Sebbene sembri che non abbiano avuto successo di pubblico, esse hanno irritato le forze di polizia che in massa hanno occupato e controllato le piazze delle maggiori città con diversi arresti. Ai numerosi intellettuali e attivisti già fermati, vanno aggiunti ancora i nomi di Ye Du, scrittore e attivista del Guangdong, agli arresti domiciliari dal 1° marzo per “sovversione contro lo Stato”; quello di Liu Xianzhi (Henan) e di altre 14 donne del Guangxi, tutte giunte a Pechino per presentare una petizione all’Assemblea nazionale del popolo, trasferite con la forza alle loro province di provenienza.

Fonti: AsiaNews – TMnews