TIBET: UN MONACO SI AUTOIMMOLA DANDOSI FUOCO. LA POLIZIA GLI SPARA

Hong Kong, 27 febbraio 2009. Lhadon Tethong, direttore esecutivo di Students for a Free Tibet, in una drammatica corrispondenza da Hong Kong conferma la notizia, trapelata in mattinata, che la polizia cinese ha sparato a un monaco tibetano che si era dato fuoco autoimmolandosi in segno di protesta.
Testimoni oculari hanno riferito che Tape, un giovane monaco di età compresa tra i venti e i trent’anni, appartenente al monastero di Kirti, nella città di Ngaba (Tibet orientale), si è cosparso di benzina e, portando una bandiera fatta in casa e un ritratto del Dalai Lama, si è diretto lungo via che conduce al mercato centrale gridando slogan. Giunto all’incrocio principale, si è dato fuoco. La polizia ha sparato tre colpi dei quali almeno uno è andato a segno. Il suo corpo è stato immediatamente portato via e al momento non è possibile sapere se Tape è vivo oppure morto.
Il gesto di Tape è avvenuto dopo che la polizia ha impedito a mille monaci del monastero di Kirti, incluso il giovane religioso, di entrare nella principale sala di preghiera per adempiere i riti del terzo giorno del Losar. I monaci si sono seduti all’esterno della sala e si accingevano a recitare le loro preghiere quando un monaco anziano li ha implorati di andarsene. I religiosi sono tornati alle loro stanze. Poco dopo, Tape è uscito dal monastero e, portando con sé la bandiera tibetana, si è diretto verso il mercato, a pochi minuti di cammino.
“Il fatto che un giovane monaco si senta costretto ad auto immolarsi in segno di protesta mostra che la repressione cinese in Tibet sta portando i tibetani alla disperazione”, scrive Ladhon Tethong. “Questo gesto è un segnale della grande frustrazione e del dolore che i tibetani provano dopo essere stati per un anno oggetto dell’oppressione delle autorità cinesi e dopo aver subito per cinquant’anni il giogo del governo di Pechino”.