Ginevra: esperti ONU ritengono la Cina responsabile dell’espianto di organi di prigionieri tibetani, uiguri e praticanti Falung Gong

16 giugno 2021. Dodici membri qualificati delle Nazioni Unite hanno chiesto alla Cina di consentire a gruppi indipendenti di indagare sul prelievo di organi di prigionieri di varie etnie e confessioni religiose.

In seguito alle informazioni ricevute da numerosi prigionieri e ritenute credibili, gli esperti ONU si sono detti “molto preoccupati” e in un comunicato stampa hanno accusato la Cina dell’espianto di organi di detenuti tibetani, uiguri, praticanti Falung Gong, musulmani e cristiani arbitrariamente arrestati. Nel comunicato si specifica che gli organi più frequentemente prelevati sono “il cuore, i polmoni, il fegato o alcune sue parti e le cornee”. Chirurghi, anestesisti e altri medici specializzati si prestano a queste pratiche contrarie al più elementare rispetto dei diritti umani. Gli esperti delle Nazioni Unite denunciano inoltre l’aumento delle detenzioni ingiustificate, degli arresti e delle condanne a carico di soggetti discriminati sulla base della loro appartenenza etnica o del loro credo religioso. Nella foto: il palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra.

La preoccupazione espressa dai consulenti ONU rimanda al giudizio rilasciato nel giugno 2019 e nel marzo 2020 dal China Tribunal, un tribunale indipendente popolare creato nel 2018 per investigare sul prelievo di organi in Cina. In un corposo fascicolo di 562 pagine il tribunale popolare accusa all’unanimità Pechino di uccidere “su scala significativa” i prigionieri di coscienza per i loro organi e definisce la Cina “uno stato criminale” per il ricorso sistematico alla tortura, alla detenzione illegale, al lavoro forzato, all’espianto degli organi e a misure di natura psichiatrica. Anche alcuni incomprensibili decessi di tibetani trattenuti in custodia potrebbero trovare una spiegazione alla luce della pratica del forzato prelievo di organi.

Fonte: tibet.net – 15 giugno 2021