RASSEGNA STAMPA


Non dobbiamo aver paura della Cina

di Emanuele Novazio

Stampa, 14 novembre 2006

L'Italia «sollecita» al governo cinese «scelte più coraggiose» per quanto riguarda il miglioramento dei diritti umani e il rafforzamento dello stato di diritto nel Paese: in cambio, si impegna a fare pressioni sull'Unione Europea perchè venga tolto l'embargo sulla vendita di armi - deciso dopo la strage del 1989 sulla Tienanmen - e perchè venga riconosciuto alla Cina lo status di economia di mercato.

«La soluzione di questi problemi dipende dalla buona volontà dei cinesi», afferma Massimo D'Alema al termine dei suoi colloqui con il collega Li Zhaoxing e il primo ministro Wen Jiabao. «L'Europa non è soddisfatta della situazione», nota il ministro degli Esteri, ma «qualcosa si sta effettivamente muovendo» a Pechino, dove c'è ora la possibilità di ricorrere alla Corte di giustizia per tutte le condanne capitali, e dove sono stati riconosciuti maggiori diritti sindacali ai lavoratori: «La Cina di oggi non è più nella situazione del dopo Tienanmen, sono stati fatti passi in avanti. Se le cose procedono così si potrà arrivare in tempi ragionevoli alla caduta dell'embargo», afferma il ministro degli Esteri, che con Li ha sollevato anche il problema Tibet e l'esilio del Dalai Lama.

«Ai cinesi che gli attribuiscono una posizione indipendentista, ho spiegato che la cose non stanno così». Le sottolineature critiche di D'Alema non compromettono però una relazione che il ministro degli Esteri considera «strategica» - dal punto di vista politico ed economico - con un Paese che «in 30 anni ha fatto un salto di due secoli, uno dei più grandi fenomeni del nostro tempo». Queste trasformazioni vanno anzi accompagnate con una «politica intelligente» da parte dei Paesi occidentali, e l'Italia si propone di essere un interlocutore importante di Pechino, «incalzandola ma mantenendo anche un rapporto di collaborazione e amicizia». Un serio banco di prova di questa collaborazione e di una «rinnovata partecipazione politica» è rappresentato dall'Iran.

La Cina e l'Italia (che da gennaio entrerà nel Consiglio di sicurezza come membro non permanente per due anni) possono lavorare insieme per convincere Teheran a sospendere l'arricchimento dell'uranio. I due Paesi concordano che non rispettando le richieste delle Nazioni Unite l'Iran spinge il Consiglio di sicurezza all'adozione di sanzioni, perchè la credibilità dell'Onu va tutelata. Ma queste sanzioni, dicono D'Alema e Li, devono essere «proporzionate» in modo da favorire la ripresa del negoziato. L'ingresso dell'Italia nel Consiglio di sicurezza darà maggiore peso politico a questa posizione: tanto più, nota Li, che «le relazioni fra Cina e Italia sono nel periodo migliore della storia». Ma la sfida più impegnativa si profila sul fronte economico. «Avere paura del gigante cinese non risolve il problema» dell'aggressività commerciale di un Paese che quest'anno ha registrato un aumento delle esportazioni pari al 24,4%, nota il capo della nostra diplomazia. «Non si ferma lo sviluppo economico cinese facendosene intimorire: tanto vale dunque scommetterci e cogliere la grande occasione che la Cina rappresenta per la nostra economia».

Su questo terreno l'Italia deve riguadagnare terreno: la nostra presenza economico-commerciale è molto debole nel Paese, rispetto a quella dei nostri principali partner europei, con investimenti pari a quelli fatti in Portogallo. «In Cina l'Italia è partita tardi», riconosce il ministro degli Esteri e vice premier, ma «ci sono tutte le condizioni perchè le nostre relazioni economiche facciano un salto di qualità». Dopo la visita di Prodi, due mesi fa, quella di D'Alema è servita a ottenere l'impegno cinese per «un graduale riequilibrio» dell'interscambio, e ad avviare alcuni progetti per i quali sono stati firmati i protocolli d'intesa. Fra questi, la promozione delle nostre piccole e medie imprese e la realizzazione di una serie di centri urbani di dimensioni medie in grado di assorbire l'emigrazione dalle campagne verso la città, stimata in 20 milioni di persone l'anno. A questo progetto parteciperà anche San Paolo-Imi, che ha firmato un'accordo con due grandi banche cinesi per sostenere le aziende italiane disposte ad investire in Cina e quelle cinesi in Italia.

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