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Prodi
elogia il regime cinese - I suoi alleati picchiano i dissidenti
La Padania, 19 settembre 2006
Roma
Mentre il premier Romano Prodi è in Cina ricevuto con tutti gli onori per inneggiare al sistema cinese, qui in Italia alcuni suoi elettori passano alle vie di fatto e aggrediscono un’illustre vittima di quello stesso sistema che era venuto solo a portare la sua testimonianza. Il grave episodio di intolleranza culturale e inciviltà politica è avvenuto venerdì a Roma. È stato impedito con la violenza e l’intimidazione la presentazione di un libro sui crimini in Cina. Il fatto è avvenuto presso la libreria Tuma’s book bar di via Sabelli 17 nel popoloso quartiere di san Lorenzo poco dopo le 11, orario in cui era stato fissato da tempo l’appuntamento: la presentazione del libro Laogai, i Gulag di Mao Zedong da parte dell’autore Harry Wu, presidente della Laogai Foundation, il primo testimone di una verità nascosta. Il primo libro di Harry Wu a essere tradotto in italiano, che corona la denuncia durata oltre 15 anni delle atrocità che si commettono in Cina. Nel saggio viene descritta la vita nei campi di concentramento in Cina, dove ne sono funzionanti oltre 1100. Wu ha fondato l’Associazione Laogai, proprio per descrivere questi crimini. Lui stesso ha trascorso 19 anni nei Laogai. La presentazione del libro non si è potuta svolgere perché una cinquantina di attivisti dei Centri sociali , armati di mazze, bastoni e spranghe, ha bloccato l’ingresso nella libreria. Successivamente alcune persone che volevano assistere al dibattito sono state aggredite selvaggiamente. Altri giovani sono stati rincorsi e malmenati per le strade del quartiere. Tre di questi sono rimasti feriti. Lo stesso Harry Wu a stento si è sottratto al linciaggio. Soltanto dopo mezz’ora sono intervenute le forze dell’ordine, ma ormai gli aggressori si erano dileguati. In merito all’aggressione la Presidenza della Laogai Research Foundation Italia ha presentato una denuncia/querela presso il commissariato di Pubblica sicurezza di San Lorenzo contro il gruppo di teppisti responsabile dell’aggressione. Il vicepresidente della Fondazione, Gianluigi Indri, ha assistito all’aggressione di almeno tre persone e, successivamente, ha notato alcuni individui che circolavano nella zona armati di bastoni. La Fondazione - recita un comunicato della stessa - «si augura che vengano individuati i responsabili del vile atto criminoso». Sul gravissimo episodio il presidente della Laogai Foundation Harry Wu ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Sono rimasto veramente sconcertato che dopo il fallimento in tutto il mondo dei regimi comunisti, ci sia ancora in Italia chi nel nome della repressione, intolleranza e del disprezzo delle più elementari nozioni di civiltà impedisca la divulgazione dei crimini che ogni giorno si commettono in Cina». Anche il presidente della Laogai Foundation Italia Antonio Brandi ha stigmatizzato l’aggressione e ha dichiarato: «Quello che è avvenuto oggi a San Lorenzo è una riprova che i regimi comunisti si possono imporre soltanto con la violenza e l’intimidazione e che denunciare certi crimini dà fastidio a chi vuole imporre le idee con la forza e impedire la denuncia della verità con l’aggressione. Ma questi teppisti non prevarranno e non riusciranno a riportare in Italia indietro di quaranta anni. Ma nessuno fermerà le nostre denunce, il nostro atto di accusa nei confronti di un ignobile regime che ha represso ogni libertà e cerca di imporre in tutto il mondo il proprio negativo modello di sviluppo di capitalismo di Stato». Contiamo che niente del genere accada nei prossimi appuntamenti della Laogai Foundation: il prossimo 28 ottobre a Milano, con un convegno sul tema “Ziyou” (“libertà” in cinese) e l’8 dicembre a Manarola (Cinque Terre), quando ci sarà la protesta per l’invito al sindaco di Pechino Wang Qishan per l’accensione del tradizionale presepe.
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