RASSEGNA STAMPA


Cesare Romiti, presidente dell'Associazione Italia-Cina: "Non abbiamo scopi politici, l'obiettivo è avvicinare i due Paesi"
DANZE DAL TIBET AL PALACREBERG, LA PROTESTA DEGLI ESULI


di P.G.N.
L'Eco di Bergamo, 12 settembre 2005

"Una terra misteriosa" è il Tibet, secondo il balletto allestito domenica sera al Palacreberg dalla troupe folkloristica di Qamdo. Lo spettacolo, passato da Milano e prossima replica a Roma, compie la breve tournée italiana sotto gli auspici della Fondazione Italia-Cina e dell'ambasciata della Repubblica popolare cinese. Qui era ospite della Provincia di Bergamo in collaborazione con il Comune. Lo scopo, in accordo con gli intenti della Fondazione, è stabilire, anche mediante iniziative culturali, un ponte tra Italia e Cina.

Lo spettacolo, che è stato seguito da circa 600 persone, ha provocato proteste prima e dopo. L'"Eco di Bergamo" ha riportato nei giorni scorsi le prese di posizione di Associazione Italia-Tibet, CISL, Lega e DS, più le iniziative di singoli esponenti politici di entrambi gli schieramenti, come carlo Saffioti. Pur con diversità di argomentazioni e punti di vista, si contestava l'opportunità dell'iniziativa: il Tibet è da cinquant'anni sotto occupazione cinese e molte sono state e sono le denunce di violazioni dei diritti umani.

La serata in sé è stata accettabile, un colorato spettacolo che ripercorre le linee di una fantomatica "epopea di canto e danza dell'etnia tibetana".
Fantomatica, perché regia, musica e coreografie sono per molti versi occidentalizzate. E' un prodotto d'esportazione, insomma, con contenuti a metà tra il regime e l'agenzia turistica: basti citare, dal programma di sala diffuso, il monologo finale che allude a "Shangrilà", "la meta di sogno dell'umanità", in cui vivrebbero i "modesti e laboriosi tibetani": "Un posto di sogno, il paradiso dello spirito". Tutto bene, insomma.

Il presidente della Provincia Bettoni, che ha assistito allo spettacolo accanto al presidente della Fondazione Italia-Cina Cesare Romiti, il viceministro cinese Qian Xiaoquian, il console a Milano Ming Junfu e gli assessori provinciali Speranza, Rondi, Rizzi, Fornoni e Sonzogni, è soddisfatto, come la più parte del pubblico: "Credo sia stata una serata interessante con un buon spettacolo, che ci ha dato la possibilità di capire un poco di più la vita tibetana e la complessità della realtà cinese".

Non la pensa così il gruppo di esuli tibetani che manifesta fuori dal Palacreberg: distribuiscono volantini, inneggiano alla libertà del Tibet, negano che danze e canti dello spettacolo fossero tibetani.
L'Associazione Italia-Tibet, attraverso un suo volantino, sostiene che: "Una terra misteriosa" è parte di una campagna di disinformazione: lo scopo è far credere in occidente che il Tibet sia legittimamente cinese e l'istituzione della Regione autonoma tibetana (quanrant'anni esatti fa) abbia risolto ogni problema. Secondo l'associazione, il Partito comunista cinese strumentalizza, per rendere più efficace la campagna, il prestigio della Fondazione Italia-Cina.

Questa ricorda, per bocca del suo presidente Cesare Romiti, la particolarità della sua natura e finalità: "La Fondazione persegue scopi economici, scientifici e culturali, non politici. L'obiettivo è avvicinare i due Paesi e far capire come la Cina sia un'opportunità di conoscenza e sviluppo, non il pericolo che tanti temono. Serate come questa sono solo una delle tante iniziative". L'obiettivo è perseguito ai massimi livelli: "Della Fondazione fanno parte gruppi industriali, istituzioni culturali, quattro ministeri, Esteri, Beni Culturali, Pubblica Istruzione e Attività produttive. La nostra attività non ha nessuna colorazione politica".

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