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Il
viceministro dell' informazione Qian Xiaoqian
Pechino al Dalai Lama «Tibet, garanzie a tutti»
di Salom Paolo
Corriere della Sera, 10 settembre 2005
«La nostra posizione sul Tibet è chiara. È una regione autonoma che gode dei diritti garantiti dalla Costituzione cinese alle minoranze etniche. Il Dalai lama propone uno statuto simile a quello del Trentino Alto Adige? Non conosco nei particolari la realtà della regione italiana. Posso però dire che quando il Dalai Lama parla di autonomia, in realtà intende separare il Tibet dalla Cina». E questo, lascia capire Qian Xiaoqian, viceministro responsabile dell' ufficio per l' informazione del Consiglio di Stato (il governo) di Pechino, è inaccettabile. Il viceministro è venuto in Italia a capo di una delegazione culturale tibetana impegnata a far conoscere all' estero la realtà della regione autonoma, almeno secondo la posizione ufficiale del governo nazionale. Con Qian Xiaoqian viaggia una compagnia di canti e danze tradizionali di 32 artisti tibetani che ieri si sono esibiti, con il patrocinio della Fondazione Italia-Cina e del Comune di Milano, al Piccolo Teatro Strehler (previste serate a Bergamo l' 11 settembre e a Roma il 16 e il 17). La delegazione, prima dello spettacolo, ha fatto visita al Corriere. «Il Tibet - dice Qian Xiaoqian - non ha bisogno di altre riforme. Ha già un Parlamento autonomo composto al 70 per cento da delegati di etnia tibetana. Le leggi nazionali e locali proteggono la lingua e la cultura del Tibet. Il Dalai Lama in realtà vuole la secessione, non l' autonomia». Se sul Tibet Pechino non intende dare spazio (almeno alla luce del sole) alla trattativa, diversa la situazione nel campo del commercio, come dimostra l' accordo raggiunto nei giorni scorsi con l' Ue per sbloccare 75 milioni di capi di vestiti made in China bloccati alle frontiere dell' Unione perché oltre la quota stabilita di importazioni. «Ecco un esempio di intesa che soddisfa entrambe le parti - commenta Qian -. In questo caso nessuno può dirsi sconfitto: tutti vincono perché ottengono qualcosa. Noi e voi». È possibile immaginare una Cina differente in futuro? Una Cina che dia spazio a un partito di opposizione? «La democrazia - risponde - è un concetto che può e deve essere interpretato a seconda della realtà del Paese a cui si riferisce. In Cina il Partito comunista collabora già con otto partiti minori nella costruzione di un Paese più moderno e avanzato, sulla strada indicata da Deng Xiaoping un quarto di secolo fa. È democrazia soltanto quando in un sistema ci sono controversie politiche? O è democrazia anche l'armonia incarnata dal dialogo e dalla comprensione come avviene in base alle necessità di una cultura millenaria?».
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