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SI ARRENDONO I MANIFESTANTI
Lhasa, 21 Marzo 2008
Secondo quanto diffuso dalle agenzie di stampa cinesi, più di cento tibetani coinvolti negli incidenti di Lhasa si sono arresi alla polizia. La televisione di stato ha mandato in onda le immagini degli arrestati, "tutti coinvolti nelle azioni di pestaggio, devastazione e incendio"e degli interrogatori in corso.
La tensione continua ad essere altissima sia nella capitale sia nelle altre province, in modo particolare nel Gansu, dove i giorni scorsi alcune centinaia di tibetani, a piedi e a cavallo, si sono diretti verso la sede degli uffici goverantivi riuscendo a sostituire la bandiera cinese cinese con quella tibetana. Nessuna notizia certa sul numero dei morti, un centinaio secondo fonti del governo tibetano in esilio, solo tredici secondo le autorità cinesi.
Si teme però che il numero delle vittime sia più elevato. A nessun giornalista straniero è concesso di entrare a Lhasa e il governo di Pechino continua a esercitare uno stretto controllo su tutti i mezzi di informazione. Un corrispondente della BBC a Pechino a fatto sapere che il numero dei convogli militari in avvicinamento alla capitale tibetana è in continuo aumento e che la situazione "è molto simile a quella del coprifuoco".
Da fonti raggiunte telefonicamente oggi si apprende che nell'area di Lithang (Kham - Tibet orientale) sono state uccise ieri almeno 15 persone. Oltre 30 sono state uccise nel corso di quattro diverse manifestazioni nella vicina provincia dell'Amdo (Gansu).
L'esercito cinese ha imposto il totale coprifuoco in Lithang: chiunque si avventura nelle strade e' arrestato. I tibetani sono obbligati a rimanere in casa e i turisti sono confinati negli alberghi. Proseguono i rastrellamenti. Frequenti i colpi d'arma da fuoco a scopo intimidatorio.