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SPIELBERG LASCIA L’INCARICO DI DIRETTORE ARTISTICO DEI GIOCHI

 

New York , 13 febbraio 2008

Steven Spielberg ha formalmente reso noto di aver rinunciato all’incarico di direttore artistico delle cerimonie di apertura e chiusura dei Giochi Olimpici di Pechino 2008. Il regista americano ha accusato la Cina di non impegnarsi sufficientemente presso le autorità sudanesi per porre fine alle immani sofferenze della regione del Darfur. “La mia coscienza non mi consente di proseguire” – ha affermato in un comunicato stampa – “In questo momento non voglio dedicare il mio tempo e le mie energie alle cerimonie dei Giochi Olimpici ma desidero fare tutto quanto è in mio potere affinché cessino gli indicibili crimini contro l’umanità perpetrati nel Darfur. Il governo sudanese è il maggior responsabile di questa situazione – ha proseguito – ma la comunità internazionale, e in particolare la Cina, devono fare di più”.


Il capo del Movimento di Liberazione del Sudan, Abdul Wahid Ahmed, ha definito “nobile” il gesto di Spielberg ed ha affermato che il regista passerà sicuramente alla storia come una persona che ha privilegiato la vita umana alla fama e al denaro.
Il Comitato Olimpico Internazionale si è limitato a definire “personale” la decisione del regista. “Lo IOC riconosce l’estrema complessità della questione del Darfur” – ha precisato – “ma la soluzione della tragica vicenda spetta alle nazioni Unite”.
Cauto anche il presidente americano Gorge W. Bush. Il 14 febbraio, parlando alla BBC World News –America, prima della sua partenza per l’Africa, ha così affermato: “Andrò alle Olimpiadi poiché le considero un evento sportivo, ma ricorderò al presidente Hu Jintao che la Cina può fare di più per alleviare le sofferenze del Darfur”. Ha inoltre affermato che la decisione di Spielberg di abbandonare la direzione artistica dei Giochi è del tutto personale. “Ho il sospetto che durante le Olimpiadi la gente solleverà numerose questioni: c’è la folla dei sostenitori del Dalai Lama, quella del riscaldamento globale e quella del Darfur. Io non userò le Olimpiadi come un’occasione per esprimere pubblicamente le mie opinioni al popolo cinese perché lo faccio ogniqualvolta incontro il presidente Hu Jintao”.


Da parte sua la Cina ha espresso il proprio rincrescimento per la decisione di Spielberg, insinuando che dietro alle spiegazioni fornite dal regista americano possano nascondersi “ulteriori motivi”. “È comprensibile che alcune persone non capiscano la politica del governo cinese nel Darfur” – ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Liu Jianchao – “ma temo che alcuni siano mossi da altri motivi e questo non possiamo accettarlo”.
Il 12 febbraio 2008, un gruppo di 80 tra premi Nobel, politici, ex atleti ed artisti, tra i quali l’attrice Mia Farrow, ha inviato al presidente Hu Jintao una lettera in cui si chiede alla Cina di far fede agli ideali olimpici chiedendo al Sudan di porre fine alle atrocità nel del Darfur. “ In quanto partner principale del governo sudanese in campo politico, economico e militare e membro permanente delle Nazioni Unite, la Cina ha l’opportunità e la responsabilità di contribuire alla pace nella regione”, recita tra l’altro la lettera. Ma il People’s Daily, in un editoriale dai toni accesi, ha così risposto: “Chiunque ritenga di poter esercitare pressioni sulla Cina ha fatto male i suoi calcoli”.


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