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CRESCENTI PRESE DI POSIZIONE CONTRO I GIOCHI
Cresce la pressione sui leader di tutto il mondo affinché non presenzino alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici. I due candidati democratici alla casa Bianca, Hillary Clinton e Barak Obama si sono espessi contro la partecipazione del Presidente Bush. Allo stesso modo, il candidato repubblicano John McCain ha fatto sapere che, se in questo momento fosse il presidente, non sarebbe disposto a recarsi a Pechino. A New York, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha reso noto alla Cina che non presenzierà alla cerimonia, un segnale forte anche se, per bocca di un suo portavoce, ha precisato che la sua assenza è motivata da impegni pregressi.
Lo stesso presidente del Comitato Olimpico, Jacques Rogge, che il 10 aprile, a Pechino, si era espresso in termini moderati e generici, evitando ogni riferimento di natura politica, ha chiesto alla Cina di assumere l'"impegno morale" a migliorare il proprio standard di rispetto dei diritti umani prima dell'inizio dei Giochi, per la prima volta auspicando libero accesso in Cina agli organi di stampa. Ha definito inoltre le recenti manifestazioni che in Europa e in America hanno accompagnato il percorso della fiaccola olimpica un momento di "crisi" per tutta l'organizzazione dei Giochi.
Il 10 aprile 2008, a Bruxelles, il Parlamento Europeo ha chiesto ai ventisette stati membri di boicottare la cerimonia (leggi testo della risoluzione) a meno che la Cina non si impegni in un costruttivo dialogo con il Dalai Lama. Nello stesso giorno, anche le Nazioni Unite, da Ginevra, hanno chiesto alla Cina, in un comunicato stampa, maggiore trasparenza e chiarezza di informazione circa gli arresti di massa eseguiti nelle aree del territotio tibetano (leggi il testo del comunicato stampa).