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LA FIACCOLA OLIMPICA SULLA VETTA DELL'EVEREST

 

8 Maggio 2008

Le furiose nevicate e i forti venti avevano finora impedito la salita della
fiaccola olimpica sulla vetta del Monte Everest. Trentuno scalatori, di cui
ventidue di etnia tibetana, hanno sostato per una settimana al campo base, ad un'altezza
di 6.500 metri, cercando di riparare le tende in precedenza posizionate lungo il
percorso e seriamente danneggiate dal maltempo, e di ripulire dalla neve le vie
d'accesso alla montagna. Le mutate condizioni atmosferiche hanno consentito di raggiungere la vetta, a 8850 metri di altezza. Il portavoce del team
degli ascensionisti, Zhang Zhijian, parlando i giorni scorsi con i giornalisti
occidentali,annoiati dalla lunga attesa e strettamente sorvegliati, aveva fatto sapere che la maggior parte
degli alpinisti non erano professionisti ma studenti atletici, appassionati della
montagna e forti dell'esperienza di scalate a diversi "6.000".

Nel frattempo, il Comitato Olimpico Internazionale ha inviato alle federazioni
nazionali una lettera in sei punti nella quale si precisa l'interpretazione
della norma 51.3 della Carta Olimpica. La norma in questione afferma che "non è
consentito alcun tipo di dimostrazione a carattere politico, religioso o
razziale negli stadi olimpici o nelle loro vicinanze". Il CIO ha esteso
l'interpretazione della normativa affermando che il divieto comprende tutte le
azioni, reazioni, atteggiamenti o manifestazioni di ogni genere da parte di un
individuo o gruppi di individui, inclusi il loro modo di presentarsi, il loro
abbigliamento, la gestualità e dichiarazioni orali o scritte". Sventolare una
bandiera tibetana o inneggiare al Dalai Lama durante una gara o una cerimonia di
premiazione sarà quindi considerato contrario alla Carta olimpica. Non sono
state precisate le sanzioni a carico degli eventuali trasgressori.

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