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SU RICHIESTA DEL GOVERNO BELGA IL DALAI LAMA CANCELLA LA SUA VISITA A BRUXELLES

Bruxelles, 9 maggio 2007. (Phayul/TibetNet)
Cedendo alle ripetute pressioni cinesi, il governo belga ha chiesto al Dalai Lama di cancellare la sua visita a Bruxelles dove, i giorni 11 e 12 maggio, il leader tibetano avrebbe partecipato alla sessione inaugurale della quinta conferenza mondiale dei Gruppi di Sostegno al Tibet e incontrato alcuni parlamentari europei. Il governo belga, nel motivare la sua richiesta, ha messo in relazione la visita del Dalai Lama a Bruxelles con la prossima visita (16 – 26 giugno 2007) di una delegazione commerciale, guidata dal Principe Filippo del Belgio, a Pechino ed ha ammesso di aver ricevuto ripetute sollecitazioni dal governo cinese affinché il capo dei tibetani non effettuasse il suo viaggio.

Il Dalai Lama, non volendo creare problemi al paese che ospiterà la conferenza, ha acconsentito alla cancellazione della visita. In un comunicato diramato il 7 maggio 2007, Tempa Tsering, Ministro degli esteri del governo tibetano in esilio, afferma: “La decisione di Sua Santità il Dalai Lama è in sintonia con la convinzione che, in quanto cittadino del mondo, è suo primo dovere essere di aiuto all’umanità. In quanto monaco buddista, è suo secondo dovere fare da ponte tra le religioni. Infine, come tibetano, il suo terzo dovere è quello di servire la causa del Tibet e dei tibetani”.

La richiesta del governo belga ha un precedente: nel 2005 il Dalai Lama fu costretto a posporre una sua visita a Bruxelles, programmata per il giugno di quell’anno, a causa della concomitanza con la visita in Cina del Re Alberto II.

Quest’anno il governo belga si è spinto oltre e, piegandosi alla caparbia intromissione di Pechino, ha fatto sì che il leader tibetano rinunciasse a presenziare alla conferenza mondiale dei Gruppi di Sostegno. “È vergognoso che il Belgio, uno stato membro dell’Unione Europea e un paese con una lunga tradizione democratica rinneghi i propri valori e prenda ordini da un regime repressivo”, ha dichiarato Yael Weisz-Rind, direttore di Free Tibet Campaign. Sullo stesso tono anche le parole di Tsering Jampa, direttore di International Campaign – Europa: “Siamo molto dispiaciuti che il Belgio, uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea, si sia piegato alle maniere forti di Pechino ed abbia impedito al Dalai Lama di parlare. L’UE dovrà ora riflettere sulle implicazioni e sul significato di questa cancellazione a una settimana dall’inizio del dialogo UE – Cina sui diritti umani, in programma a Berlino i giorni 15 e 16 maggio”.

Anche l’Associazione Italia-Tibet esprime il proprio stupore e il proprio rammarico per l’accaduto. A un anno dalle Olimpiadi del 2008, è evidente che la Cina non ha alcuna intenzione di risolvere il problema tibetano né di aprirsi ad alcuna riforma. L’arroganza di Pechino e la facilità con cui, in nome di interessi economici, ottiene la compiacenza di paesi sovrani e democratici devono essere motivo di profonda riflessione.


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