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WEN JIABAO: IRREALISTICHE LE RICHIESTE DEL DALAI LAMA

Pechino, 16 marzo 2007. (AP/WTN)
Nel corso della conferenza stampa organizzata al termine dell’annuale Congresso Nazionale del Popolo, il premier cinese Wen Jiabao ha nuovamente accusato il Dalai Lama di attentare all’unità nazionale e di voler separare il Tibet dalla Cina. Rispondendo alla domanda di un giornalista, Wen ha affermato che la dirigenza cinese sarà disposta ad intrattenere un dialogo con il Dalai Lama “circa il suo personale futuro” solo quando il leader tibetano dichiarerà pubblicamente che “il Tibet è parte inalienabile del Territorio cinese”. Un analogo riconoscimento dovrà essere fatto anche riguardo a Taiwan. Wen Jiabao ha inoltre asserito che “il cosiddetto alto grado di autonomia per il Tibet” chiesto dal Dalai Lama è del tutto irrealistico. “Con la sua richiesta” – ha proseguito – “il Dalai Lama chiede praticamente all’esercito cinese e alla popolazione Han di lasciare il Tibet. Sulla base delle sue affermazioni siamo in grado di capire con grande facilità se davvero si sta sinceramente adoperando per unificare il paese o se sta invece cercando di sabotarne o minacciarne l’unità”.

Il 18 marzo 2007 il Primo Ministro Samdhong Rinpoche ha precisato la posizione del Governo Tibetano in Esilio circa la presenza Han in territorio tibetano. “I cinesi affermano che Sua Santità vuole che i non tibetani lascino il Tibet” – ha dichiarato – “ma il Dalai Lama non ha mai fatto quest’affermazione. Desidera soltanto preservare la cultura tibetana. Il cambiamento demografico, che ha causato la scomparsa dell’eredità culturale e spirituale del Tibet ed ha reso i tibetani una minoranza nella propria terra, non è una cosa buona. Se, in accordo con la legge, la questione tibetana sarà risolta, Sua Santità ed il popolo tibetano la rispetteranno e i comuni cittadini cinese residenti in Tibet non avranno alcun problema”.
Dharamsala ha reso noto che ogni giorno la nuova ferrovia porta a Lhasa centinaia di lavoratori o cittadini cinesi in cerca di nuove opportunità. La popolazione della capitale, che contava 20.000 abitanti nel 1950, ammonta ora a 300.000 persone e Pechino intende raggiungere l’obiettivo delle 700.000 unità.

Nel suo discorso del 10 marzo, 48° anniversario dell’insurrezione di Lhasa, il Dalai Lama si era così espresso:
“Non vi è nulla di sbagliato nel potenziamento delle infrastrutture, come ad esempio di una ferrovia. Tuttavia è motivo di grande preoccupazione il constatare che, da quando la ferrovia è diventata operativa, il Tibet ha conosciuto un ulteriore incremento del trasferimento della popolazione cinese, il deterioramento dell’ambiente, un cattivo uso e l’inquinamento delle sue acque e lo sfruttamento delle risorse naturali, tutti fattori che causano enormi danni al territorio e a tutti coloro che lo abitano”.

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