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PROTESTA DI ATTIVISTI TIBETANI A NEW DELHI


New Delhi, 10 ottobre 2007

Fonte: Phayul – WTN

La mattina del 10 ottobre 2007 una trentina di attivisti tibetani appartenenti al movimento Tibetan Youth Congress hanno indetto una manifestazione di protesta di fronte all’ambasciata cinese di New Delhi per chiedere a Pechino l’immediata abrogazione della legge in base alla quale tutte le reincarnazioni dei lama tibetani devono essere riconosciute e approvate dal governo cinese. La normativa, emanata nell’agosto 2007 dall’Ufficio di Stato per gli Affari Religiosi ed entrata in vigore il 1° settembre, stabilisce infatti che “Il riconoscimento dei cosiddetti buddha viventi reincarnati, avvenuto senza l’approvazione del governo, è illegale e non valido”. Si tratta senza dubbio dell’ultimo di una serie di provvedimenti volti a rafforzare il controllo cinese in Tibet in quanto conferisce al governo di Pechino il potere di identificare e legittimare la scelta delle reincarnazioni ( i “Tulku”, in lingua tibetana) assicurando in tal modo alla Cina la facoltà di riconoscere anche la futura reincarnazione dello stesso Dalai Lama.

Cogliendo di sorpresa le guardie dell’ambasciata, i dimostranti di New Delhi sono riusciti a scavalcare il cancello d’ingresso e ad entrare nel terreno attorno all’edificio. La polizia indiana, sopraggiunta, ha fermato una ventina di dimostranti. Tradotti nella stazione di polizia di Chanakiapuri, sono stati a lungo interrogati e poi arrestati. In una nota di protesta al governo indiano, Pechino ha accusato il Dalai Lama di essere il mandante della manifestazione e dell’attacco all’ambasciata. Ha inoltre chiesto alle autorità di New Delhi di non consentire ai “separatisti” tibetani di minacciare la stabilità e lo sviluppo del Tibet e di punire severamente tutti coloro che, in territorio indiano, portano avanti attività e strategie politiche anticinesi.

Il 13 ottobre 2007, due attivisti appartenenti al gruppo Friends of Tibet India hanno iniziato uno sciopero della fame di trentasei ore per protestare contro la nuova legge cinese sul riconoscimento dei Tulku e per chiedere il rilascio dei tibetani incarcerati nella prigione di Tihar dopo la manifestazione davanti all’ambasciata.

 


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