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HU JINTAO IN INDIA: IMPONENTI MANIFESTAZIONI DEI TIBETANI

La visita ufficiale in India del presidente Hu Jintao (20 – 23 novembre 2006) è stata preceduta e accompagnata da imponenti manifestazioni di protesta dei profughi tibetani. Il 19 novembre, vigilia dell’arrivo del leader cinese, circa 800 tibetani con striscioni e cartelli hanno marciato lungo la strada che conduce al parlamento indiano. Con la dimostrazione, organizzata unitamente da tutti i più importanti gruppi tibetani, tra i quali la Tibetan Women’s Association, Strudents for a Free Tibet, National democratic Party of Tibet, Tibetan Youth Congress, Gu-Chu-Sum Movement of Tibet e Friends of Tibet, il movimento tibetano ha voluto protestare per l’uccisione delle innocenti vittime del Passo Nangpa, per la liberazione dei prigionieri politici, per la campagna diffamatoria nei confronti del Dalai Lama attuata da Pechino e, soprattutto, contro la visita di Hu Jintao che, a partire dal 1989 e per tutto il periodo in cui ricoprì la carica di segretario del Partito nella Regione Autonoma, si rese responsabile della morte di molti tibetani che si battevano per il riconoscimento dei diritti umani fondamentali.
Lo stesso giorno, alcuni membri del Tibetan Youth Congress hanno iniziato uno sciopero della fame destinato a durare per tutto il periodo della visita del presidente cinese. Fiaccolate e manifestazioni sono state organizzate anche a Dharamsala. Altissimo il livello di sorveglianza da parte delle forze dell’ordine che, adducendo motivi di sicurezza, hanno impedito ai tibetani di passare la notte nell’area di Chanakyapuri, in quanto “troppo vicina alla zona delle ambasciate”.

Il giorno successivo, 20 novembre, alcuni attivisti tibetani sono riusciti a rompere i cordoni di polizia e ad intercettare il corteo di auto che, dall’aeroporto di New Delhi, scortava Hu Jintao verso la città. Più tardi, davanti a Hyderabad House dove era in corso un incontro ufficiale tra il presidente cinese e il primo ministro indiano Manmohan Singh, i manifestanti sono nuovamente riusciti a cogliere di sorpresa le forze dell’ordine e ad avvicinarsi all’ingresso principale dell’edificio dispiegando la bandiera nazionale tibetana e gridando slogan. Le incursioni sono andate avanti per un paio d’ore, davanti agli occhi dei giornalisti e dei media di tutto il mondo. Alla fine, tutti i dimostranti sono stati arrestati e tradotti nella vicina stazione di polizia. Una nuova imponente manifestazione ha riunito oltre 1.800 tibetani, monaci, laici, donne e bambini, a Jantar Mantar. Accanto ai tibetani, moltissimi indiani e una delegazione di oltre 200 persone provenienti dallo stato indiano dell’Arunachal Pradesh sul quale la Cina (ribadendo la sua posizione alla vigilia dell’arrivo di Hu Jintao) esercita rivendicazioni territoriali. Nell’esprimere la propria solidarietà ai tibetani, il parlamentare arunachali Shri Khiren Rijiu ha affermato che è dovere dell’India sostenere la causa tibetana.

Non ha partecipato alle manifestazioni Tenzin Tsundue, l’attivista tibetano diffidato dal governo indiano a lasciare Dharamsala per tutto il periodo della visita di Hu Jintao nel paese. A simbolizzare la presenza di Tenzin tra loro, i dimostranti portavano, legata alla fronte, una bandana rossa.
Le manifestazioni di protesta sono continuate nei giorni successivi non solo a Delhi e Daharamsala ma anche a Mysore, Bangalore, Shimla, Deradhun, Siliguri e in moltissimi altri centri indiani. Un episodio particolarmente drammatico ha segnato la visita di Hu a Mumbai, ultima tappa indiana prima della partenza per il Pakistan, il 23 novembre. Un giovane studente tibetano, Lhakpa Tsering, ha tentato di darsi fuoco davanti al Taj Hotel.

Le immagini al sito:

http://www.ibnlive.com/videos/26832/tibetan-man-on-fire-near-hu-hotel.html

L’immediato intervento della polizia ha impedito che il gesto finisse in tragedia.

 

Comunicato della Comunità Tibetana in Italia

Il 22 novembre 2006, la Comunità Tibetana in Italia ha diramato il seguente comunicato stampa:

Frustrazione dei Giovani Tibetani

Il Presidente cinese Hu Jintao è in visita per 4 giorni in India, dal 20-24 novembre, per rilanciare il rapporto commerciale fra i due paesi. Nonostante la grande chiacchierata molti hanno definito questa visita come “troppo rumore e niente sostanza”. Hu è rimasto sorpreso nonché infastidito quando durante la visita alla sessione parlamentare l'Onorevole L.K. ADVANI, capo dell' opposizione, gli ha posto questa domanda: “perchè non coinvolge nel risolvere la questione tibetana dialogando sinceramente con S.S. il Dalai Lama che è considerato da tutti i tibetani come loro leader indiscusso oltre ad essere leader spirituale rispettato in tutto mondo”. Hu come sempre si è nascosto nella solita risposta preconfezionata e retorica che il Dalai Lama deve dichiarare al mondo che il Tibet è stato sempre parte della Cina.

Ancor prima della visita di Hu, la Polizia indiana ha mandato gli arresti domiciliari Tenzin Tsundue, noto attivista tibetano che in passato per ben due volte ha fatto una eclatante protesta durante la visita dei primier Wen Jabao e Zhu Ruiji riuscendo ad oltrepassare il cordone della sicurezza indiana, con grande imbarazzo del premier cinese. Paradossalmente questa vicenda ha alimentato una reazione a catena dei tibetani.

Migliaia di giovani, vecchi, donne e bambini sono giunti nella capitale New Delhi per protestare contro l'occupazione illegale del Tibet e le continue repressioni nei confronti dei tibetani che vivono in Tibet. La manifestazione, organizzata da sei Organizzazioni non Governative, è durata tre giorni consecutivi riscuotendo una grande risonanza da parte della stampa e televisione indiana e mondiale. Oggi, l’ultima tappa di Hu a Mumbai è segnata dalla protesta molto drammatica da parte dell' attivista Lhakpa, presidente del Regional Tibetan Youth Congress di Bangalore, che si è dato fuoco avvolto nella bandiera tibetana davanti all' Hotel dove soggiornava Hu. Non sono ancora note le sue condizioni.
Nel mondo di oggi la questione tibetana rischia di essere messa da parte a favore degli interessi commerciali, ma finché i giovani tibetani non smetteranno di lottare per ciò che ci spetta, la fiamma della giustizia e la speranza del Tibet libero non si spegneranno mai.

TIBET LIBERO BOD GYALO

Su segnalazione della Comunità Tibetana in Italia, suggeriamo una visita ai seguenti siti web per la visione di un servizio trasmesso dalla CNN/India e per alcuni approfondimenti giornalistici:


video1
http://www.ibnlive.com/videos/26634/11_2006/india360_seg1_2011/debate-has-india-forgotten-tibet.html

video2
http://www.ibnlive.com/videos/26634/11_2006/india360_seg2_2011/debate-has-india-forgotten-tibet.html


New York Times
http://www.nytimes.com/2006/11/22/opinion/22mishra.html?_r=1&oref=slogin


NDTV
http://www.ndtv.com/topstories/showtopstory.asp?slug=Hu+Jintao+concludes+India+visit&id=20796&category=National

www.phayul.com
http://www.phayul.com/news/article.aspx?id=14844&article=HU+Chased+away+from+Mumbai


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