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Dharamsala, 12 novembre 2012. In un drammatico crescendo prosegue nel Tibet orientale l’incredibile sequenza dei casi di auto immolazione. Due tibetani ventenni si sono dati fuoco questa mattina nella città di Dowa, contea di Rebkong, l’area della regione dell’Amdo dove la scorsa settimana si erano auto immolati Kalsang Jinpa, Tamding Tso e Dorjee Lhundup. Sale a settantadue il numero dei tibetani fino ad oggi immolatisi in Tibet.
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11 novembre 2012. Sabato 10 novembre un ragazzo di diciotto anni si è dato la morte con il fuoco in Tibet: il settimo caso in una settimana, il settantesimo dal 2009, anno d’inizio di queste estreme forme di protesta all’interno del paese occupato. Il nuovo eroe tibetano, Gonpo Tsering, si è dato fuoco attorno alle 14.00 (ora locale) nella città di Tsoe, nella regione di Kanlho. A causa del blocco delle comunicazioni o della loro possibile intercettazione, la notizia di questa nuova immolazione non è stata fornita da fonti tibetane in esilio ma dalla stessa agenzia di stato cinese Xinhua.
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Dharamsala, 8 novembre 2012. Non cessa l’ondata di auto immolazioni che in un vertiginoso crescendo stanno infiammando il Tibet. Appena pubblicata la notizia delle quattro immolazioni di ieri, 7 novembre (Tamdin Tso e i tre giovanissimi monaci del monastero di Ngoshul), è giunta in serata la conferma di un nuovo caso, il quinto nella stessa giornata, verificatosi a Bekhar, nella contea di Driru, nel Tibet centrale. E ancora, oggi, un altro tibetano si è dato la morte con il fuoco: Kalsang Jinpa, un ragazzo nomade di 18 anni. Sei nuovi eroi in soli due giorni portano a 69 il numero dei casi di auto immolazione all’interno del Tibet. E purtroppo nulla fa sperare che questi eroici atti di resistenza possano cessare.
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7 novembre 2012. Tamdin Tso, una nomade ventitreenne, madre di un bimbo di soli cinque anni, e tre giovanissimi monaci del monastero di Ngoshul, nel distretto di Ngaba, si sono dati fuoco oggi, vigilia del Congresso del Partito Comunista. Tamdin Tso si è data fuoco ed è morta nelle vicinanze di Rongwo, contea di Rebkong (Amdo). Tamdin ha prelevato la benzina da una motocicletta, l’ha cosparsa sulle sue vesti e si è data alle fiamme invocando il ritorno del Dalai Lama in Tibet.
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5 novembre 2012. Migliaia di tibetani hanno preso parte alla cerimonia di cremazione di Dorjee Lhundup, il 63° eroe tibetano immolatosi domenica 4 novembre. Dorjee Lhundup, 25 anni, si è cosparso di benzina a Rongwo, la capitale della Contea di Rebkong, prefettura autonoma di Malho, nelle adiacenze dell’hotel Sakyil, attorno alle 10.30 (ora locale). E’ morto all’istante. Un gran numero di monaci e laici è subito accorso sul luogo e, in segno di rispetto, ha avvolto nelle khata, le tradizionali sciarpe bianche tibetane, i poveri resti del defunto.
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Dharamsala, 4 novembre 2012. Alcune immagini arrivate da Rebkong, nella regione dell’Amdo mostrano il corpo carbonizzato di un altro tibetano, il sessantatreesimo a darsi fuoco in segno di protesta contro l’occupazione del Tibet. In una fotografia giunta alla redazione del sito di informazione Phayul, si vede il corpo del nuovo eroe tibetano giacere ai piedi di un ritratto del Dalai Lama nelle vicinanze di un monastero, avvolto nelle kata e circondato da monaci e laici (nelle foto). Fonti in esilio riferiscono che il tibetano, di cui al momento non si conosce il nome, è deceduto sul luogo della protesta.
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