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Fotografie di Alessandro Molinaricopertina_libro
Prefazione del Dalai Lama
Testi di Piero Verni

Notizie Flash

Il nuovo Commissario ONU per i D.U. chiede di poter visitare il Tibet

18 ottobre 2014 (Phayul). Zeid Ra’ad al Hussein, succeduto a Navi Pillay nella carica di Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, ha fatto sapere di avere chiesto alle autorità cinesi il permesso di visitare il Tibet. La Cina si era dichiarata disponibile in linea di massima alla visita lo scorso mese di ottobre in occasione della Universal Periodic Review tenutasi a Ginevra. La visita in Tibet di un Commissario ONU risale al 1998, sotto la guida dell’allora Commissario Mary Robinson.

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LA CARTA DEI TIBETANI IN ESILIO

La Carta dei Tibetani in Esilio è la legge suprema che governa le funzioni dell’Amministrazione Centrale Tibetana. E’ stata elaborata dal Comitato di Redazione della Costituzione e sottoposta all’approvazione dell’Assemblea dei Deputati del Popolo Tibetano che l’ha adottata il 14 giugno 1991

La Carta fa propri i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e garantisce a tutti i tibetani l’uguaglianza di fronte alla giustizia nonché il godimento di tutti i diritti e le libertà, senza discriminazione di sesso, religione, razza, lingua o appartenenza sociale.

La Carta garantisce inoltre la separazione dei tre organi di governo, l’esecutivo, il legislativo e i giudiziario.

Prima che la Carta Costituzionale entrasse in vigore, l’Amministrazione Centrale Tibetana aveva governato sulla base delle direttive del Progetto di Costituzione Democratica per il Futuro Tibet, promulgata da Sua Santità il Dalai Lama il 10 marzo 1963.

Il Dalai Lama ha nuovamente delineato la sua visione politica della futura democrazia tibetana in un documento del 24 febbraio 1992 (in inglese)nel quale, tra l’altro, rende noto di non voler svolgere alcun incarico politico all’interno di un futuro governo tibetano.


Gli emendamenti apportati alla Costituzione tibetana in seguito alla devoluzione da parte del Dalai Lama dei suoi poteri politici a rappresentanti democraticamente eletti. (Aggiornamento giugno 2011)

Il 29 maggio 2011 sono stati presentati al Dalai Lama gli emendamenti apportati alla Carta dei Tibetani per rendere effettivo il passaggio dei suoi poteri politici a rappresentanti democraticamente eletti. Le modifiche alla Costituzione sono state formulate da un apposito Comitato per gli Emendamenti, presieduto dal Primo Ministro uscente prof. Samdhong Rinpoche, e discusse nel corso della seconda Assemblea Generale Tibetana convocata dal 21 al 24 maggio 2011. Sentito il parere del Dalai Lama, che ha suggerito alcune modifiche, il Parlamento, riunito in sessione straordinaria dal 26 al 29 maggio, ha approvato il nuovo preambolo e i conseguenti diritti e responsabilità del Dalai Lama formulati nell’articolo 1 della Costituzione.

Nel preambolo si sottolinea “il compito di salvaguardia e l’espressione di continuità dell’Amministrazione Centrale Tibetana in quanto legittimo organo di governo e in quanto rappresentante dell’intero popolo tibetano, detentore della sovranità”.

L’articolo 1 definisce il Dalai Lama “Protettore e Simbolo del Tibet e del popolo Tibetano”. L’articolo afferma che il Dalai Lama dovrà esprimere il proprio parere e dare il proprio sostegno in materia di protezione e promozione del benessere fisico, spirituale, etico e culturale del popolo tibetano, proseguire nel suo impegno volto a trovare una soddisfacente soluzione al problema del Tibet e adoperarsi affinché si realizzino gli obiettivi del popolo tibetano. Dovrà fornire, per sua iniziativa o dietro richiesta da parte dei rappresentanti eletti, i suoi suggerimenti al Parlamento tibetano e al Governo su argomenti di importanza per il popolo tibetano, incluse le questioni riguardanti la comunità e le istituzioni in esilio. A nome del popolo tibetano, incontrerà i leader mondiali e altre importanti personalità e organismi per spiegare e discutere i problemi e le necessità della sua gente e indicherà i suoi rappresentanti e inviati speciali.

I poteri finora detenuti dal Dalai Lama come capo dell’esecutivo, e sanciti nell’articolo 19 della Costituzione, sono stati delegati al Primo Ministro. Di conseguenza, il Kalon Tripa potrà approvare e promulgare le leggi e i regolamenti espressi dal Parlamento Tibetano in Esilio. Altri compiti di precedente competenza del Dalai Lama sono stati devoluti al potere esecutivo o al potere giudiziario.

È stato inoltre annullato il Consiglio di Reggenza previsto negli articoli 31-35. Il Consiglio di Reggenza aveva il potere di svolgere le veci del Dalai Lama quando quest’ultimo non era nell’esercizio del suo ruolo di capo di stato.

Il testo della Carta dei Tibetani del 1991 al sito:

http://www.tibetjustice.org/materials/tibet/tibet6.html

 


Questo il testo del nuovo Preambolo e dell’Articolo 1 della Costituzione.


PREAMBOLO

 From the time of its founding, commonly placed in the early 2nd Century BC, Tibet has existed as a sovereign nation for almost its entire history. When the Great Fifth Dalai Lama assumed the supreme spiritual and temporal leadership of Tibet in 1642, the Gaden Phodrang government he established became the legitimate government of the whole Tibetan people in the three regions of Tibet. Since then successive Dalai Lamas maintained the spiritual and temporal leadership of Tibet in this manner.

His Holiness the Fourteenth Dalai Lama assumed the political leadership of Tibet, thus becoming both its spiritual and temporal leader, in 1950. The People's Republic of China invaded Tibet and coerced its government into signing the 17-Point Agreement in 1951, in which the Gaden Podrang government was designated as the "Local Government of Tibet." However, its legitimacy as the government of Tibet was maintained and under the terms of the said Agreement the established status, functions and powers of the Dalai Lama were guaranteed to remain unaltered.

When the People's Republic of China's authorities in Tibet violated the Agreement and resorted to the use of brute violence and repression against Tibetans, His Holiness the Dalai Lama and the Kashag (council of ministers) were compelled to escape from Tibet into exile. Immediately upon arriving in India, His Holiness the Dalai Lama repudiated the 17 Point Agreement on 18 April 1959.

Whereas the Tibetan people recognise and look to His Holiness the Dalai Lama and his Kashag as their legitimate government regardless of where it may be, His Holiness established the new seat of the central Tibetan administration in India to safeguard, represent and pursue the interests of the Tibetan nation and its people without interruption.

Soon thereafter, His Holiness the Dalai Lama acted upon his long cherished desire to democratise the Tibetan governance system and institutions, and in 1960 created the Commission of Tibetan People's Deputies as the elected representative assembly of the people. The Eleventh Assembly of Tibetan People's Deputies adopted the Charter of Tibetans in Exile, ratified by His Holiness the Dalai Lama on 28 June 1991, to be the constitutional law governing the Central Tibetan Administration in conformity with modern norms of democracy.

The Charter provided that the successive Dalai Lamas shall exercise their responsibilities as head of the Tibetan nation and as chief executive of the Tibetan administration. To complete the democratisation process and ensure that the future of the Tibetan people not be unduly dependent on one individual, and in full consideration of the challenges and goals before the Tibetan people, His Holiness the Dalai Lama on 14 March 2011 formally announced to the Assembly of Tibetan People's Deputies his intention to transfer all his administrative and political powers and responsibilities to the elected leaders of the Central Tibetan Administration.

In deference to His Holiness the Dalai Lama's irrevocable decision to relinquish his administrative and political roles and in the face of His Holiness' rejection of pleas to reconsider that decision, the Fourteenth Assembly of Tibetan People's Deputies, in its additional session, adopted necessary amendments to the Charter to give effect to His Holiness' directive to appropriately amend the Charter while safeguarding the continuity of the Central Tibetan Administration as the legitimate governing body and representative of the whole Tibetan people, in whom sovereignty resides.

 

By the act of ratification of the said amendments on 29 May 2011 in accordance with the present Chapter 11 of the Charter, His Holiness the Dalai Lama fully vests the Central Tibetan Administration and in particular its democratic leadership organs with the powers and responsibilities formerly held jointly by His Holiness the Dalai Lama and the Central Tibetan Administration to represent and serve the whole people of Tibet.

The thus amended Charter, ratified by His Holiness the Dalai Lama, enters into force on this 29th day of May 2011.

 

ARTICLE 1: PROTECTOR AND SYMBOL OF THE NATION

 His Holiness the Fourteenth Dalai Lama, human manifestation of Avaloketeshvara, is the guardian and protector of the Tibetan nation. He is the guide illuminating the path, the supreme leader, the symbol of the Tibetan identity and unity, and the voice of the whole Tibetan people. His authority is derived from centuries old history and heritage and, above all, from the will of the people in whom sovereignty is vested and therefore comprises the following inherent rights and responsibilities:

  1. To provide advice and encouragement with respect to the protection and promotion of the physical, spiritual, ethical and cultural well being of the Tibetan people, to remain engaged in the efforts to reach a satisfactory solution to the question of Tibet and to accomplish the cherished goals of the Tibetan people;
  2. To provide guidance in various forms to the Assembly of Tibetan People's Deputies and Kashag in matters of importance to the Tibetan people, including the community and its institutions in exile, at His Holiness' own initiative or at the request of those bodies;
  3. To meet with world leaders and other important individuals and bodies to speak on behalf of the Tibetan people, to explain and discuss their concerns and needs as well as to appoint representatives and envoys to serve the interests of the Tibetan people in any part of the world.