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GOOGLE DI NUOVO OPERATIVA IN CINA

bbc.news – 9 luglio 2010. Il governo cinese ha rinnovato la licenza a Google. Lo ha reso noto la stessa compagnia. Sembra che Pechino abbia voluto premiare il gesto “conciliatorio” di Google che, dallo scorso mese, anziché dirigere i propri utenti verso un sito di Hong Kong, privo dei filtri della censura, ha pattuito con il governo di Pechino una soluzione di compromesso: gli utenti cinesi di Google approderanno su di una pagina di passaggio che, automaticamente, li dirotterà su di un sito di Hong Kong.

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GOOGLE MINACCIA DI ABBANDONARE LA CINA PDF Stampa E-mail
GoogleNew York, 13 gennaio 2010 (newnotizie.it). Google minaccia di abbandonare la Cina. Il clamoroso annuncio è giunto ieri dalla sede di Mountain View, nella Silicon Valley californiana. I vertici di Google hanno reso noto che il loro motore di ricerca, nella versione cinese, è stato attaccato da hacker cinesi, che si sospetta fortemente siano al servizio della censura di Stato.
Gli attacchi dalla parte degli hacker cinesi, che hanno portato all’annuncio di ieri, erano diretti alle e-mail di alcuni attivisti per i diritti civili cinesi e di grandi imprese occidentali. I dirigenti di Google hanno anche rivelato di aver scoperto attacchi, provenienti  dalla Cina, mirati e altamente sofisticati alle loro infrastrutture.
Ovviamente Google non ha esplicitamente accusato il governo cinese di essere il regista di tali violazioni. Tuttavia la reazione del gruppo californiano non si è fatta attendere. Google ha infatti deciso che interromperà la politica di cooperazione con le autorità della Repubblica Popolare Cinese, politica di “filtraggio delle informazioni”, e che in passato è costata al colosso americano anche le accuse di “collaborazionismo” con la censura di regime.
La versione cinese di Google, fu lanciata nel 2006 ma ora il rapporto tra Google e il regime sembra davvero essersi bruscamente interrotto.
Se davvero Google bloccherà le sue attività di “filtraggio”, il regime potrebbe addirittura oscurare il portale in maniera definitiva.
Va ricordato che Google, per operare sul mercato cinese, ha installato dei software che automaticamente bloccano l’accesso a siti o a termini che sono invisi alla propaganda di regime, come ad esempio siti o blog che difendono i diritti del Tibet e dello Xinjiang.
La rinuncia al mercato cinese potrebbe davvero costare pesante al colosso di Mountain Valley, infatti, recentemente gli accessi internet in Cina hanno superato quelli degli Stati Uniti, e la rinuncia a 300 milioni di “potenziali” contatti sarebbe un prezzo non indifferente.

Federico Lusi