Chi è Hu Jintao
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Nato
nel dicembre 1942 a Jixi, nella provincia di Anhui (Cina Orientale) e laureato
in ingegneria idraulica, Hu Jintao fu inviato nel 1968, in piena Rivoluzione
Culturale, nella remota provincia di Gansu per essere “rieducato attraverso
il lavoro manuale”. La sua carriera politica iniziò nel 1984 con
la militanza all’interno della Lega della Gioventù Comunista, generalmente
considerata l’ala riformista del Partito, della quale divenne il massimo
esponente. Considerato un moderato e sostenuto sia da Hu Yaobang sia da Quiao
Shi, nel 1985 divenne membro del Comitato Centrale del Partito Comunista e,
appena quarantaduenne, fu nominato Segretario del Partito della provincia di
Guizhou, ruolo che ricoprì fino al 1988, anno in cui fu designato a ricoprire
la stessa carica nella Regione Autonoma Tibetana dove, dal settembre e ottobre
1987, erano iniziate le manifestazioni indipendentiste. Si dice sia stato lo
stesso Hu Jintao, definito “coraggioso” e “giovane riformatore”,
a chiedere di essere inviato in Tibet e di succedere al Segretario in carica,
Wu Jinghua, ufficialmente costretto a tornare a Pechino per un improvviso attacco
di cuore.
In Tibet, Hu diede immediato corso alle direttive del governo centrale che chiedeva
un risoluto intervento volto a stroncare qualsiasi forma di protesta: il 5 e
6 marzo 1989 la polizia fece fuoco sui dimostranti e il 7 marzo fu dichiarata
la legge marziale.
I suoi meriti agli occhi della leadership cinese e dello stesso Deng Xiaoping
crebbero notevolmente quando, lo stesso anno, durante le dimostrazioni degli
studenti a Pechino, in Piazza Tien An Men, Hu inviò da Lhasa un telegramma
al Comitato Centrale del Partito esprimendo il suo incondizionato appoggio all’intervento
armato contro i dimostranti.
In Tibet intanto, Hu Jintao continuò a portare avanti la repressione
contro ogni forma di separatismo e contro il Dalai Lama che: “con il sostegno
delle forze reazionarie internazionali favorisce l’insorgere di idee indipendentiste
all’interno dell’opinione pubblica”. La tenacia e la determinazione
nel porre avanti a tutto la lotta contro le cosiddette “forze reazionarie”
gli valse la fiducia degli esponenti della “linea dura” all’interno
del Partito. Mentre Hu Yaobang e Zao Ziyang iniziavano ad essere criticati per
la loro “debolezza”, nell’ottobre 1990 Hu Jintao fu nominato
Primo Segretario del Distretto Militare del Partito Comunista in Tibet. Lasciato
l’altipiano per “difficoltà ad acclimatarsi”, nel 1992,
grazie alla sua abilità nel promuovere gli interessi del governo centrale,
fu chiamato a Pechino da Deng Xiaoping ed eletto membro del Politburo. Nel 1993
divenne presidente della Scuola del Comitato Centrale del Partito, nel settembre
1999 vicepresidente della Commissione Militare Centrale e, infine, vicepresidente
della Repubblica Popolare Cinese.
L’avere garantito a molti suoi protetti provenienti dalle file della Lega
della Gioventù Comunista posizioni chiave sia a Pechino sia nelle province,
sembra assicurare al nuovo leader del Partito Comunista vasti appoggi e consensi
tra i più influenti personaggi della cosiddetta “quarta generazione”,
i leader che oggi hanno la sua stessa età. Chi lo conosce, ritiene che,
data la sua formazione più liberale, sarà in grado di avviare
e portare a compimento alcune riforme, anche di carattere politico, in tempi
più brevi rispetto al suo predecessore, non prima, comunque, di avere
consolidato il suo potere, processo che richiederà senz’altro alcuni
anni e si compirà probabilmente solo con il suo secondo mandato. Si dice,
ad esempio, che Hu sia favorevole all’adozione di un sistema di servizio
civile di modello occidentale e che sia interessato ai principi organizzativi
dei partiti socialdemocratici europei.
Difficile prevedere l’atteggiamento di Hu Jintao nei confronti del problema
tibetano anche se, alla luce del suo operato in qualità di Segretario
del Partito della Regione Autonoma Tibetana, è quasi d’obbligo
non aspettarsi, a breve termine, clamorose innovazioni. Smentendo la sua fama
di moderato, il nuovo leader di Pechino non solo impose la legge marziale a
Lhasa ma, tra il 1988 e il 1992, applicò in Tibet un rigido sistema di
controllo di tutti gli aspetti della vita del paese ponendo fine alle dinamiche
più liberali introdotte nel 1980 da Hu Yaobang. Nel presentare un documento
sulla figura di Hu Jintao nel periodo del suo mandato in Tibet, Alison Reynolds,
coordinatrice di Free Tibet Campaign, ha così dichiarato: “L’atteggiamento
mostrato da Hu nei confronti del Tibet non è certo quello di una persona
che ha a cuore le sorti del popolo tibetano. Possiamo supporre che nell’immediato
futuro Hu Jintao proseguirà nella politica delle riforme e dello sviluppo
economico quale mezzo per consolidare il controllo sul paese e la sua integrazione
con la “madrepatria”.