TIBET
STORIA DELLA TRADIZIONE, DELLA LETTERATURA E DELL'ARTE
Hugh Richardson, David Snellgrove
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Sulla sua
montagna di Yarlung discese un Re divino, per mezzo di una corda celeste, unì
sotto il suo comando il Tibet e ne fece un regno potente e agguerrito temuto
persino dal grande e solido Impero cinese, a tal punto che per scongiurare il
pericolo una graziosa e nobile principessa cinese venne offerta in moglie a
uno dei suoi successori. E' da quel momento che il Buddhismo cominciò
a penetrare in Tibet e ad affermarsi sempre più ampiamente, conquistando
il cuore del suo popolo estremamente determinato, abile e laborioso, disposto
a compiere pericolosi e ardui viaggi e a sostenere secoli di studio e approfondimento
per possederne a fondo la dottrina. Dopo la caduta della monarchia il Buddhismo
si estese a macchia d'olio sull'intero paese, ramificandosi in diverse Scuole
e Ordini, e amalgamando in sè la tradizione tibetana originaria, in modo
da divenire qualcosa di assolutamente unico e originale, dotato di forza tenace
e di principi profondi, sentito da tutto il popolo come la propria ragione di
vita, a un punto tale che persino le dominazioni straniere da parte dei mongoli
e dei cinesi della dinastia Manciù lo lasciarono quasi indifferente.
Le costruzioni, le opere d'arte, le sculture, i dipinti, le produzioni letterarie,
erano tutte permeate dall'ideologia buddhistica, e anche in campo politico erano
le autorità dei grandi monasteri che dirigevano lo stato. Questo non
impediva tuttavia ai tibetani di essere un popolo aperto e disponibile verso
i visitatori stranieri e le tradizioni diverse dalla loro. Solo i contatti con
il mondo moderno li spinsero a chiudersi in se stessi e a respingere qualsiasi
interferenza straniera; nell'isolamento in cui si vennero a trovare furono colti
completamente alla sprovvista dall'invasione della Cina rossa e nessuno stato
intervenne in loro difesa, cosicchè questo paese si trova ora sul punto
di perdere tutto ciò che resta della sua civiltà, con il pretesto
dell`introduzione del benessere moderno.
Questo libro vuol essere una testimonianza della ricchezza della tradizione
tibetana e un appello perchè essa non sprofondi e non svanisca inghiottita
dalla marcia vorticosa del cosiddetto <progresso>. Può caratterizzare
abbastanza bene lo spirito di questo scritto ciò che dicono gli autori
nel loro testo: <I cambiamenti che hanno avuto luogo in Tibet nel corso degli
ultimi anni sono decisamente irrilevanti di fronte alla materia di questo libro>.
David Snellgrove, Ph. D., dottore in lettere, è professore emerito all'Università di Londra. E' membro della British Academy e autore di numerosi libri e articoli sul Tibet. Vive nell'Italia del nord dal 1983. Hugh Richardson, che fece parte dei servizi civili e stranieri in India, ha insegnato storia e lingua tibetana nelle università degli Stati Uniti e all'estero. Autore di Tibet and Its History, è attualmente in pensione e si è stabilito a St. Andrews, in Scozia.