TIBET NEWS ITALIA - 35

Autunno 2001

 

INDICE

 

 

PECHINO 2008
LE OLIMPIADI DEI DIRITTI UMANI

 

Lo scorso 13 luglio 2001, il Comitato Olimpico Internazionale, con una decisione che, sebbene scontata, non ha mancato di suscitare un certo imbarazzo nel modo occidentale, ha assegnato i Giochi Olimpici del 2008 alla città di Pechino. Proponiamo ai lettori l’editoriale apparso sul numero di agosto della Tibetan Review che, oltre alla posizione dei tibetani e alla loro amarezza per la decisione presa a Mosca, offre un quadro esaustivo delle ragioni di quanti si sono espressi a favore o contro la candidatura della capitale cinese.

La lobby del Comitato Olimpico Internazionale favorevole alla Cina, capeggiata dal suo uscente, ottuagenario presidente Juan Antonio Samaranch, ha ignorato le vibranti proteste dei tibetani e degli attivisti che si battono a favore della democrazia e dei diritti umani e, con grande disappunto dei più, ha assegnato i Giochi dell’anno 2008 a Pechino. La decisione presa a Mosca il 13 luglio dal CIO è certamente tra le più controverse e politicizzate della storia dell’assegnazione delle Olimpiadi e ci ha molto rammaricati in quanto ha premiato non tanto il popolo cinese, nei confronti del quale coloro che si sono battuti contro l’assegnazione non hanno nulla da recriminare, ma soprattutto la dittatura comunista cinese.

I fautori della candidatura di Pechino, compreso lo stesso CIO, hanno sostenuto che, proprio in virtù di questa mossa, la Cina avrebbe più facilmente soddisfatto le richieste di quanti ad essa si opponevano, grazie a un governo comunista più "morbido" e tollerante, pronto ad allentare la repressione politica per recitare la parte del perfetto ospite. Ovviamente l’affermazione è puramente speculativa in quanto per il governo di Pechino niente è più importante che preservare il proprio sistema dittatoriale. Ma se si è voluto dire che l’assegnazione dei Giochi, assieme all’ormai prossimo ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, avrebbe creato i presupposti per una maggiore apertura e per l’avvio di un processo di democratizzazione, allora non resta che aspettare e vedere.

In linea di principio, la capitale cinese non avrebbe dovuto ospitare le Olimpiadi perché premiarne la candidatura avrebbe significato un implicito riconoscimento della dittatura comunista al potere. Purtroppo ha prevalso l’idea che alla Cina non potesse più essere negato questo privilegio. A conti fatti, Pechino ha vinto non grazie ma "malgrado" il governo comunista. Si è pensato che il solo fatto di essere guidato da una dittatura di sinistra non costituisse più un valido motivo per privare il paese asiatico dei Giochi.

Quanti desideravano che le Olimpiadi fossero assegnate alla capitale cinese hanno potuto esultare, ognuno per differenti ragioni. Jiang Zemin e la sua corte si sono convinti che alla comunità internazionale la tanto dibattuta questione dei diritti umani non sta poi così a cuore, propensa invece com’è a valutare una nazione sulla base dei suoi risultati economici. La vittoria ha dato alla Cina la certezza della sua legittimità politica, anche se coloro che, in molti, ne criticano il negativo primato in materia di diritti umani, avrebbero preferito un verdetto diverso.

A Pechino, la decisione ha senz’altro fornito all’uomo della strada la prova che la comunità internazionale riconosce nella Cina un’antica civiltà, patria di oltre un quinto della popolazione mondiale, particolare quest’ultimo di non poco rilievo che, lo scorso 13 luglio, a Mosca, ha sicuramente influito sulla decisione di voto di molti membri del Comitato Olimpico.

Tuttavia, per la grande maggioranza dei cinesi che vivono nelle campagne e lavorano duramente per sbarcare il lunario, i Giochi Olimpici non sono un grande argomento di conversazione. Ai loro occhi, i festeggiamenti per la vittoria di Mosca sono un piacere riservato ai meno numerosi cugini di città, gli unici a ritenere la spettacolare prosperità della Cina un vero miracolo economico.

Per chi valuta la decisione di Mosca da un punto di vista esclusivamente accademico, la scelta di Pechino può sembrare un passo avanti sulla strada dei diritti umani e della democrazia. I sostenitori di questa posizione si schierano con il direttore generale del CIO, François Carrad, che ha così dichiarato: "In tutto il mondo la questione dei diritti umani è molto importante e può essere affrontata in due modi: possiamo chiudere la porta e dire "no", aspettando che la situazione si evolva, oppure possiamo confidare nell’apertura e scommettere su quanto accadrà nei prossimi sette anni". Questo parere è tra l’altro condiviso anche da molti attivisti che si battono contro le violazioni dei diritti umani in Cina. Quanti invece sono di idea contraria, paragonano il successo di Pechino a quello conseguito da Berlino nella Germania di Hitler, nel 1936. Altri ancora ritengono il contesto più simile a quello che portò all’assegnazione dei Giochi alla città di Seul, nel 1988. James R. Lilley, ex ambasciatore USA a Pechino, ha dichiarato che le Olimpiadi potrebbero porre la Cina di fronte a problemi imprevisti. Queste le sue parole: "…Proprio come, alla fine degli anni ’80, i generali sud coreani non furono in grado o non vollero porre fine ad un fiorente movimento democratico, allo stesso modo i cinesi sembrano non capire quanto saranno vincolati da questa vittoria". Bene, la vittoria l’hanno avuta.

I tibetani, che tanto si sono opposti alla candidatura di Pechino, sono ovviamente molto amareggiati dalla decisione del Comitato Olimpico. Certo sapevano contro cosa lottavano essendo chiaro fin dall’inizio che la capitale cinese era la città favorita. Se sono andati avanti è stato per una questione di principio, per opporsi alla tirannia e all’oppressione, indipendentemente dai pronostici. In secondo luogo, l’assegnazione delle Olimpiadi offriva l’opportunità di una maggiore divulgazione della questione tibetana. Infine, per un’organizzazione come la "Tibetan Youth Congress", che chiede la totale indipendenza del Tibet, non aveva alcun senso limitarsi a fare congetture, del tutto teoriche, sull’eventualità di una maggiore democratizzazione della Cina in caso di vittoria.

I tibetani e i loro sostenitori hanno promesso, di qui al 2008, sette anni di continue mobilitazioni. Altri si sono impegnati a rendere i Giochi "difficili" a meno che la Cina, prima di allora, non faccia delle sostanziali concessioni in materia di diritti umani. Di conseguenza, se Pechino non porrà davvero in atto quei cambiamenti che, secondo alcuni, l’assegnazione dei Giochi dovrebbe garantire, questa decisione tanto controversa potrebbe tradursi nell’evento sportivo più scialbo della storia delle Olimpiadi. Ma i Giochi del 2008 potrebbero anche diventare una specie di "Olimpiade dei diritti umani", con il governo comunista come unico concorrente e la buona riuscita dei Giochi come prezzo della vittoria.

 

Tibetan Review, agosto 2001

 

NOTIZIE

PETROCHINA: TRATTATIVE CON TRE GIGANTI DEL PETROLIO

Shanghai, 8 giugno 2001. Il quotidiano China Daily riferisce che la compagnia cinese PetroChina si appresta a incontrare i rappresentanti di British Petroleum, Exxon Mobil e Royal Dutch/Shell per negoziare i termini della partecipazione di uno dei giganti petroliferi alla realizzazione del progetto denominato "Ovest-Est", consistente nella costruzione del gasdotto che si snoderà per 4.000 chilometri dal bacino di Tarim, nello Xinjiang (Cina nord-occidentale), fino alla città di Shanghai. Ognuna delle tre compagnie ha da tempo reso pubblica la propria offerta e PetroChina ha fatto sapere che renderà noto quanto prima il nome del partner prescelto. British Petroleum, che possiede il 2.2% delle azioni di PetroChina, guida un consorzio di cui fanno parte le tre compagnie giapponesi Mitsubishi, Itochu e Nissho oltre alla compagnia statale malese Petronas. A sua volta Exxon Mobil ha presentato la propria offerta assieme al gruppo China Light and Power di Hong Kong. La realizzazione del progetto, considerato uno dei punti chiave del nuovo piano quinquennale (vedi Tibet News N. 34, pagg. 7-8), consentirà il trasporto annuale di oltre dodici miliardi di metri cubi di gas. Il bacino del Tarim, abitato da popolazioni Uighure di religione musulmana, oltre a possedere ricchi giacimenti petroliferi sparsi su un’area di settecento chilometri quadrati, possiede le più importanti risorse di gas naturale della Cina approssimativamente stimate in 250 miliardi di metri cubi. Il China Daily afferma che quella del Tarim sarà la più grande riserva aperta alle compagnie straniere. u

TIBET: GIUSTIZIATE SETTE PERSONE

Pechino, 9 giugno 2001. Il giornale cinese Tibet Legal News ha reso noto l’avvenuta esecuzione di sette tibetani, i primi ad essere puniti con la pena capitale da quando, nello scorso mese di aprile, la campagna "Colpisci Duro", voluta da Jiang Zemin per combattere il crimine, è stata introdotta nello stato himalayano. Le sette persone erano accusate di omicidio, furto e di avere "causato esplosioni". La Corte Suprema della Regione Autonoma Tibetana ha respinto il loro appello. Attorno alla metà del mese di maggio, i giornali cinesi avevano pubblicato la notizia della condanna a morte di quattro tibetani, due a Shigatse e due a Nagqu, ma non è stato specificato se fossero tra i sette giustiziati. Fonti diplomatiche accreditate a Pechino asseriscono che, a partire dall’inasprimento della campagna, più di mille cinesi sono stati giustiziati. A Chongqing, nella Cina sud occidentale, nella sola giornata del 5 giugno è stata eseguita la condanna a morte di vent’otto persone accusate di furto e di omicidio. Il 6 luglio 2001, Amnesty International ha reso noto che negli ultimi tre mesi ben 1781 cinesi hanno subito la pena capitale, un numero superiore a quello del totale delle esecuzioni avvenute nel resto del mondo negli ultimi tre anni. Il governo cinese giustifica la frequente applicazione della pena di morte con la necessità di punire in modo esemplare il dilagare della criminalità e della violenza. I contestatori del regime fanno però notare che i funzionari e i governi locali potrebbero usare il pretesto dell’attuazione della campagna per mostrare la loro efficienza e compiacere il governo centrale. Le organizzazioni operanti nel settore dei diritti umani temono inoltre che la campagna possa essere strumentalizzata al fine di eliminare gli oppositori politici, in particolare i Tibetani e gli Uighuri. Il South China Morning Post del 30 maggio 2001 riferisce che Wan Leqan, segretario del Partito nello Xinjian, ha così dichiarato: "La campagna Colpisci Duro ha carattere nazionale ma ogni regione presenta problemi specifici. Ad esempio, nello Xinjiang è rivolta contro i ladri, gli scassinatori e coloro che si macchiano di crimini violenti ma bisogna tener conto anche dei separatisti, degli estremisti religiosi e dei separatisti, gente che minaccia la sicurezza della madrepatria".

Il 27 giugno 2001, un comunicato dell’agenzia Xinhua ha annunciato la condanna di cinque "assassini, ladri e terroristi" nella Regione Autonoma Tibetana ed ha riferito che, negli ultimi due mesi, oltre duecento "elementi criminali responsabili di aver seriamente minacciato l’ordine sociale" sono stati arrestati e condannati a pene detentive di varia durata. u

INAUGURATO LABORATORIO SINO-ITALIANO PER LO STUDIO DEI RAGGI COSMICI

Lhasa, 7 giugno 2001. L’agenzia ufficiale cinese Xinhua ha reso noto che il 4 giugno 2001 è stato inaugurato in Tibet il più grande centro mondiale per lo studio dei raggi cosmici. L’osservatorio, situato a Yangpachen, località montagnosa e disabitata vicino Lhasa, è frutto di una "joint venture" italo-cinese. Alla copertura del costo complessivo dell’opera, ammontante a tredici milioni di dollari USA, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento di nove milioni di dollari. u

CELEBRATA IN TIBET LA GIORNATA DEL TURISMO

Lhasa, 10 giugno 2001. Le autorità cinesi hanno stabilito di celebrare ogni anno in Tibet, il secondo sabato del mese di giugno, la "giornata del turismo". La prima manifestazione, svoltasi il giorno 9 giugno ed imperniata sul tema "il Turismo e i Giovani", ha visto la partecipazione di oltre cinquemila studenti appositamente convocati per solennizzare l’evento. Nel darne l’annuncio, l’agenzia Xinhua ricorda che gli uffici turistici presenti in Tibet sono oltre centocinquanta, con un giro di affari di oltre un miliardo di yuan e un costante incremento dei visitatori stranieri. Nessun accenno invece alla discriminazione perpetrata nei confronti delle agenzie e delle guide tibetane da parte delle autorità che privilegiano le compagnie cinesi in quanto ritenute politicamente più affidabili. u

LETTERA MINATORIA AI MEMBRI DEL CIO

Londra, 13 giugno 2001. I dirigenti del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) hanno consegnato alla polizia svizzera una lettera minatoria inviata da una sedicente "fazione radicale del Congresso della Gioventù Tibetana" a tutti i membri del CIO nel mondo e alla sede centrale di Losanna. Nella lettera, della quale l’agenzia di stampa Associated Press ha ottenuto una copia, si legge tra l’altro: "giuriamo di riuscire ad ogni costo a scovare le persone che voteranno a favore della candidatura cinese"…"mostreremo quanto siano forti la nostra determinazione e i mezzi in nostro possesso"…"questa è un’autentica e seria minaccia di rappresaglia contro i membri del CIO che voteranno a favore della Cina, contro il quartier generale di Losanna e contro il pacifico svolgimento dei Giochi Olimpici dell’anno 2008 nel caso si svolgessero in Cina". I firmatari della lettera, consistente di un solo foglio e scritta in un inglese poco corretto, dopo aver ricordato che, se Pechino otterrà i Giochi, la situazione dei diritti umani in Tibet e Cina sarà destinata a peggiorare, così proseguono: "ricordate che non possiamo accettare che la Cina ospiti i Giochi e, in ogni caso, non abbiamo nulla da perdere. Ricordate inoltre che abbiamo già compiuto e continueremo a compiere in Tibet, Cina e altrove attentati e azioni ritenute criminali. Questa volta siamo determinati ad andare avanti".

François Corrad, direttore generale del Comitato Olimpico, si è dichiarato preoccupato per le minacce ritenute "sufficientemente serie per essere denunciate alle autorità".

Karma Yeshi, uno dei dirigenti del movimento Tibetan Youth Congress, ha dichiarato: "Non siamo a conoscenza del documento e non viene da noi ma abbiamo membri in tutto il mondo e forse alcuni di loro possono avere scritto questa lettera spinti dall’amore per il loro paese e dalla dedizione alla causa tibetana. Non posso biasimarli".

Il giorno 14 giugno, da Dharamsala, Tseten Norbu, presidente della TYC, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale in cui, dopo avere ricordato la gravità e il perdurare della repressione in Tibet nonché le continue violazioni dei diritti umani perpetrate contro Tibetani, Uighuri e abitanti della Mongolia Interna, afferma che il movimento continuerà, come per il passato, a battersi in modo pacifico. Tseten Norbu prosegue affermando che, come Berlino nel 1936 e Mosca nel 1980, anche Pechino sta usando i Giochi Olimpici per migliorare la sua immagine a livello internazionale. "Se la Cina, a dispetto dell’opinione mondiale, sarà premiata con l’assegnazione dei Giochi, solamente Pechino e il Comitato Olimpico saranno i responsabili delle conseguenze"- conclude il comunicato – "Noi speriamo e ci auguriamo che questa volta il Comitato Olimpico non si presti a fare da lustrascarpe". u

LHASA: IMMINENTE LA COSTRUZIONE DELLA STAZIONE FERROVIARIA

Londra, 13 giugno 2001. Riprendendo una notizia pubblicata dal Tibet Daily, il gruppo londinese Tibet Information Network ha reso noto che il terminal della ferrovia che collegherà Golmud, nel Qinghai, a Lhasa, sarà costruito nella città di Ne’u (in cinese Liuwu), situata nella contea di Toelung Dechen. Un ponte attraverso il fiume Kyichu collegherà la cittadina con il centro di Lhasa dove sorgerà una stazione passeggeri di minori dimensioni, presumibilmente a circa due chilometri e mezzo dal monastero di Drepung. La città di Ne’u, situata sulla sponda meridionale del fiume, è destinata a diventare uno dei punti chiave dello sviluppo economico dell’intera area, la punta avanzata dello sviluppo di Lhasa e dell’intera Regione Autonoma. Realizzando un ambizioso progetto in cantiere fin dagli anni ’80, le autorità di Lhasa intenderebbero quadruplicare la superficie dell’esistente area urbana portandola dagli attuali cinquantatré chilometri quadrati a ben duecentosettantadue chilometri quadrati. Fonti tibetane riferiscono che i prezzi dei terreni stanno già aumentando e che gli agricoltori e i residenti dovranno essere trasferiti per consentire la costruzione delle nuove infrastrutture. Un ex funzionario tibetano ora in esilio ha dichiarato a Tibet Information Network che alcuni contadini hanno ricevuto, in cambio della terra, un modesto indennizzo non sufficiente comunque a ripagarli della perdita subita. Impensabile, in ogni caso, qualsiasi forma di protesta in quanto se i tibetani si opponessero alla costruzione della stazione ferroviaria, sarebbero accusati di separatismo e di voler "sabotare lo sviluppo del paese".

 

Il 29 giugno 2001 è stato ufficialmente inaugurato l’inizio dei lavori di costruzione della ferrovia. Solenni cerimonie si sono svolte sia a Golmud sia a Lhasa per l’occasione decorate con i segni di buon auspicio propri della tradizione tibetana oltre che con bandiere e palloncini. L’agenzia Xinhua ha riferito che decine di migliaia di persone di etnia han e tibetana hanno presenziato all’evento e che lo stesso presidente Jiang Zemin ha inviato una lettera di congratulazioni. u

TIBETANA PUNITA PER AVERE GUARDATO UN VIDEO SUL DALAI LAMA

Dharamsala, 14 giugno 2001. Il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia ha diffuso la notizia che Migmar, una tibetana di trentasette anni, membro del Partito Comunista, è stata arrestata lo scorso 16 febbraio 2001 perché sorpresa a guardare, assieme a quattro amiche, un video sul Dalai Lama. Nel mese di maggio 2001 la donna è stata condannata a sei anni di carcere mentre le sue amiche, dopo "una severa sessione interrogatoria" sono state rilasciate dietro pagamento di un’ammenda di cinquemila yuan. Il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia riferisce inoltre che nella contea di Tingri, un tibetano di nome Kyilse, trovato in possesso di settecento foto del Dalai Lama, è stato trattenuto per cinque giorni e minacciato di essere condannato al carcere a vita se non avesse pagato una multa di cinquemila yuan entro una settimana. Fortunatamente Kyilse, scelta la via dell’esilio, è riuscito a lasciare il Tibet. u

MIGLIAIA DI MONACI ALLONTANATI DA UN MONASTERO

Dharamsala, 20 giugno 2001. Le autorità cinesi stanno allontanando con la forza migliaia di monaci dall’Istituto Studi Buddisti di Serthar (o Larung Gar) situato a Kanze, nella provincia dello Sichuan (Tibet orientale). Ne ha dato notizia un comunicato stampa rilasciato dal Dipartimento Informazioni e Relazioni Internazionali del governo tibetano in esilio che ha precisato di ritenere possibile, se non imminente, l’arresto dello stesso abate del monastero, Khenpo Jigme Phuntsok. A partire dagli anni ’80, la notorietà e l’alta considerazione riservata al Khenpo hanno fatto confluire nella zona migliaia di monaci e monache che

hanno costruito le loro abitazioni nei dintorni dell’Istituto. Secondo un comunicato diffuso il 15 giugno 2001 dalla Central News Agency di Taiwan, il governo cinese, per ordine dello stesso presidente Jiang Zemin, ha deciso di ridurre drasticamente il numero dei religiosi residenti ad un massimo di 1.500 contro i 10.000 attualmente presenti a Serthar. Le abitazioni dei monaci allontanati sono state distrutte per evitare l’insediamento di eventuali nuovi arrivati. Tibet Information Network riferisce che l’Istituto ha goduto di una relativa autonomia fino al 1999 anche se, a partire dal 1995, Pechino ha tenuto sotto stretta sorveglianza il centro buddista in seguito al rifiuto dell’abate a partecipare alle cerimonie per l’intronizzazione del Panchen Lama "cinese". A causa delle voci di un possibile arresto dell’abate Jigme Phuntsok, T.C. Tethong, ministro degli esteri del governo tibetano in esilio, ha ufficialmente chiesto alla Cina di non porre in atto tale provvedimento in quanto "il lama non ha commesso alcun crimine e non ha svolto alcuna attività politica".

Il 20 agosto 2001, Tibet Information Network e altre agenzie di informazione internazionali hanno reso noto che le migliaia di monaci e monache allontanati dal monastero di Serthar sono stati obbligati a firmare un documento in cui veniva loro richiesto di denunciare il Dalai Lama, di impegnarsi a non ritornare e di rispettare le linee guida e la politica di Pechino. Il 23 agosto, un funzionario del Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che il governo degli Stati Uniti, a conoscenza dell’accaduto, aveva già manifestato alle autorità cinesi competenti il proprio rammarico per l’accaduto assieme all’invito a rispettare la libertà di culto. u

NAZIONI UNITE: NO A RASSEGNA D’ARTE CON OPERE TIBETANE

New York, 21 giugno 2001. L’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per la promozione dell’Educazione, della Scienza e della Cultura, ha posto il veto alla organizzazione di una mostra internazionale all’interno del Palazzo di Vetro a causa della presenza, nell’ambito della rassegna, di alcune opere d’arte tibetane. In una lettera ai dirigenti del TIMOTCA (International Museum of Twentieth Century Arts) che aveva autorizzato la presenza tibetana alla esposizione, Andrew Radolf, rappresentante dell’UNESCO a New York, ha precisato che l’iniziativa avrebbe potuto causare problemi "con gli Stati Membri e con le Nazioni Unite". In seguito alla cancellazione della manifestazione, il pianista israelo-bosniaco Sasha Toperich, "Artista per la Pace" dell’UNESCO (un riconoscimento equivalente a quello di "Ambasciatore di Buona Volontà" presso le Nazioni Unite), si è dimesso dalla carica in segno di solidarietà con il popolo tibetano. u

LE DONNE TIBETANE E I T.S.G. CONTRO LE OLIMPIADI A PECHINO

Dharamsala, 23 giugno 2001. Con una marcia pacifica da McLeod Ganj a Kacheri l’Associazione delle Donne Tibetane ha manifestato la propria opposizione all’assegnazione dei Giochi Olimpici del 2008 alla città di Pechino. Alla dimostrazione hanno preso parte circa seicento tibetane affiancate da donne indiane e di altre nazionalità. Con l’approssimarsi della data del 13 luglio, giorno in cui il CIO deciderà quale città avrà l’onore di ospitare i Giochi, tutte le organizzazioni che si battono a sostegno della causa tibetana hanno dato vita a una serie mirata di manifestazioni e campagne e prodotto accurate documentazioni contro l’opportunità di premiare con il voto di Mosca la capitale cinese. Il 4 giugno 2001, dodicesimo anniversario della strage di Piazza Tien An Men, il gruppo "Students for a Free Tibet" ha divulgato una circostanziata pubblicazione sottoscritta, tra gli altri, dalle fondazioni di Wei Jing Sheng e di Harry Wu, dalle più importanti organizzazioni tibetane, da International Tibet Support Group Network e da Inner Mongolian People’s Party. A Ginevra, il 12 giugno 2001, i gruppi Reporters sans Frontières, Solidarietà con la Cina e il francese Comitato di Sostegno al Popolo Tibetano hanno lanciato la campagna "Dite no a Pechino". Spettacolare infine la manifestazione svoltasi a Washington il 21 giugno: nel corso di un lungo fine settimana di protesta, alcuni studenti si sono issati sulla facciata dell’ambasciata cinese dove hanno dispiegato uno striscione con la scritta "No alle Olimpiadi in Cina fino a che il Tibet non sarà libero".

Nel frattempo Pechino è sicura della vittoria. Liu Jingmin, vicesindaco della città, ha dichiarato all’agenzia Reuter di "essere molto fiducioso" e certo che nessun problema riuscirà a prevalere sulla determinazione del popolo cinese che, a larghissima maggioranza, desidera l’assegnazione dei Giochi. Liu ha inoltre accusato gli attivisti tibetani di non essere a conoscenza della reale volontà della popolazione all’interno del Tibet: "Non rappresentano il paese" - ha dichiarato il vicesindaco - "la massa del popolo tibetano è favorevole a Pechino".

JIANG ZEMIN: MANO PESANTE CONTRO I SEPARATISTI

Pechino, 25-27 giugno 2001. Nel corso di un seminario sul Tibet svoltosi nella capitale cinese, il presidente Jiang Zemin ha affermato che lo sviluppo, la stabilità e la sicurezza dello stato himalayano sono in stretto rapporto con l’unità della madrepatria, la sua stabilità sociale e la sua immagine all’estero. Il leader cinese ha invitato i membri del Partito a rafforzare il controllo sugli affari religiosi all’interno del Tibet e ha affermato che le attività separatiste dovranno essere inesorabilmente stroncate. Ha altresì sottolineato la necessità di intensificare la battaglia contro il Dalai Lama e le forze "anticinesi" internazionali. I convenuti, in rappresentanza sia del governo centrale sia dei governi regionali, hanno discusso i piani di sviluppo della Regione Autonoma Tibetana. Zhu Ronji ha annunciato che il governo centrale investirà in Tibet oltre 31 miliardi di yuan (pari a 3.8 miliardi di dollari) per la realizzazione di 117 progetti. A loro volta i governi regionali garantiranno nei prossimi anni il compimento di 70 progetti con un investimento di 1.06 miliardi di yuan (130 milioni di dollari). u

GROENLANDIA-TIBET: NON SOLO UNA PARTITA DI PALLONE

Copenhagen, 30 giugno 2001. Singolare "amichevole" di pallone nei pressi della capitale danese tra le rappresentanze calcistiche di Groenlandia (paese con limitata autonomia appartenente alla Danimarca) e Tibet. Di fronte a una folla di oltre cinquemila spettatori, le due squadre si sono affrontate a dispetto degli sforzi diplomatici della Cina che non ha mancato di esercitare le pressioni di circostanza presso la Danish Football Association affinché la partita non avesse luogo. Un funzionario dell’ambasciata cinese a Copenhagen ha definito l’occasione "una dimostrazione politica a sostegno dell’indipendenza tibetana piuttosto che un evento sportivo". Le autorità danesi hanno tuttavia consentito lo svolgimento dell’incontro, vinto dalla squadra di casa con il punteggio di 4-1. Karma T. Ngodup, capitano del team tibetano, si è detto comunque soddisfatto: "Essere scesi in campo è stata di per sé una vittoria", ha dichiarato al termine dell’incontro. La squadra tibetana, formata da rifugiati residenti in Svizzera, Germania e Gran Bretagna, è nata nel 1998 e ha giocato la sua prima partita "all’estero" in Italia, nel 1999.

GIOVANE LAMA ALLONTANATO DAL SUO MONASTERO

Londra, 2 luglio 2001. Pawo Rinpoche, un piccolo lama di otto anni il cui riconoscimento era stato accettato dalle autorità cinesi, è stato allontanato dal suo monastero e trasferito a Lhasa. Tibet Information Network riferisce che il bambino vive sotto stretta sorveglianza, non può dedicarsi agli studi religiosi e non può ricevere visite. Secondo alcuni monaci ora in esilio, l’allontanamento del giovane lama è una forma di ritorsione legata alla fuga in India, nel gennaio 2000, del 17° Karmapa. Il monastero di Nyenang, tradizionale sede di Pawo Rinpoche, si trova infatti molto vicino al monastero di Tsurphu, sede del Karmapa e, secondo la tradizione Karma Kagyu cui entrambi appartengono, nelle incarnazioni precedenti è intercorso tra i due lama un rapporto "studente – discepolo". Il giovane lama è stato riconosciuto quale reincarnazione dell’11° Pawo Rinpoche nel 1994 e intronizzato a Nyenang nel 1995. All’epoca le autorità cinesi avallarono il riconoscimento ma, dopo la clamorosa fuga del Karmapa, Pechino ha definito Pawo un "falso lama". u

DIMOSTRAZIONI A MOSCA ALLA VIGILIA DELLA DECISIONE DEL CIO

Mosca, 11-12 luglio 2001. La polizia moscovita ha fermato e trattenuto per alcune ore cinque tibetani e due giornalisti, tra cui un fotografo dell’agenzia Associated Press nel corso di una manifestazione contro l’assegnazione dei Giochi Olimpici a Pechino. La violenta reazione delle forze dell’ordine russe sembra sia stata determinata dalle energiche pressioni esercitate dal governo cinese la cui ambasciata a Mosca ha tentato di impedire una conferenza stampa organizzata dal Centro Tibetano per la Cultura e l’Informazione e dal Partito Radicale Transnazionale. Con il pretesto di presunte irregolarità del passaporto, la Russia ha inoltre rifiutato il visto d’ingresso nel paese al dissidente cinese Wei Jing Sheng che, in un’intervista, ha dichiarato di ritenere la decisione un "gesto politico" piuttosto che "tecnico", dettato dalla volontà di compiacere alle richieste di Pechino. La polizia ha inoltre trattenuto e successivamente rilasciato due noti sostenitori della causa tibetana, l’americano John Hocevar e l’inglese Ann Callaghan, arrestati per aver distribuito volantini e gridato slogan davanti al Teatro Bolshoi dove, alla presenza del presidente Putin, si è svolta la cerimonia di apertura dei lavori del Comitato Olimpico Internazionale. u

 

INCHIESTA

 

Cosa significherebbe per la Cina e per lo sport l’assegnazione dei Giochi Olimpici a Pechino? Il fattore "diritti umani" dovrebbe influire sulla decisione finale?

 

Hanno detto:

La Cina è un grande paese densamente popolato e con antiche tradizioni. In linea di principio e sulla base di queste considerazioni, potrebbe meritare l’assegnazione dei Giochi Olimpici. Tuttavia, poiché attualmente la situazione dei diritti umani sia in Cina sia in Tibet peggiora di giorno in giorno, conferire a Pechino l’onore di ospitare le Olimpiadi significherebbe inviare al popolo cinese un messaggio sbagliato. Per questo motivo ritengo che, in questo momento, non sarebbe corretto assegnare i Giochi alla Cina.

Il Dalai Lama

 

Amnesty International non prende posizione circa l’assegnazione o meno dei Giochi a Pechino. Cerchiamo unicamente di fermare le spaventose violazioni dei diritti umani oggi ampiamente presenti nella vita cinese. La tortura e i maltrattamenti inflitti ai detenuti nelle prigioni cinesi sono realtà quotidiana. Molte persone, troppo giovani per ricordare i massacri di Piazza Tien an Men, sono oggetto della repressione più severa e prolungata della storia degli ultimi dieci anni. Pacifici praticanti di Falun Gong, sindacalisti, giornalisti, separatisti tibetani ed esponenti di minoranze etniche e religiose sono stati privati dei loro diritti. Per ironia della sorte, l’arbitrario e opinabile sistema giudiziario cinese fa sì che alcuni di loro siano condannati nel corso di sessioni pubbliche, all’interno di stadi calcistici in cui è fatta confluire grande folla. Si procede poi ad una sommaria esecuzione. In Cina vengono giustiziate più persone che in tutto il resto del mondo.

Neil Durkin, Portavoce di Amnesty International, Londra

Nella Repubblica Popolare Cinese la situazione dei diritti umani è abominevole e, anziché migliorare, è in continuo peggioramento. Ritengo completamente contrario allo spirito delle Olimpiadi assegnare i Giochi a Pechino. Respingo l’argomentazione di quanti asseriscono che l’assegnazione dei Giochi incoraggerà la Cina a migliorare la propria posizione. Se l’offerta di Pechino sarà accettata, le violazioni dei diritti umani aumenteranno. Naturalmente la decisione spetta al Comitato Olimpico ma, se di fronte a questa situazione non esprimessimo chiaramente il nostro punto di vista, ci sottrarremmo alle nostre responsabilità.

Tom Lantos, Rappresentante del Congresso USA (Democratico)

Riteniamo che i recenti casi di detenzione di accademici e di membri della setta Falun Gong debbano essere tenuti in giusta considerazione: desidera davvero il Comitato Olimpico che i Giochi del 2008 siano contrassegnati da arresti e da esclusioni di osservatori e partecipanti sulla base del loro credo politico o religioso o della loro nazionalità? Quali garanzie spera di ottenere il C.I.O. da Pechino circa la partecipazione ai Giochi di atleti tibetani o taiwanesi?…Non ci opponiamo a priori alla scelta di Pechino ma pensiamo che la Cina dovrebbe anzitutto seriamente impegnarsi con il Comitato Olimpico a rispettare i diritti umani e accettare la supervisione di un comitato di controllo indipendente incaricato di vigilare sulla preparazione dei Giochi.

Sidney Jones, Direttore Esecutivo per l’Asia di Human Rights Watch

Coloro che si apprestano a decidere l’assegnazione dei Giochi dovrebbero valutare attentamente il significato del loro verdetto in relazione alla questione dei diritti umani in Cina. Il regime di Pechino potrebbe vedere nell’assegnazione delle Olimpiadi la legittimazione delle sue atrocità nei confronti di un così grande numero di persone, compresi i tibetani e i praticanti di Falun Gong. …Non sono un esperto in materia di Olimpiadi e non conosco esattamente i criteri in base ai quali il Comitato Olimpico opera le proprie scelte, ma posso affermare in tutta sicurezza che il governo cinese si sentirà legittimato e i perseguitati ne subiranno le conseguenze.

Li Shao, Accademico residente in Gran Bretagna e praticante di Falun Gong

 

Inchiesta pubblicata dall’Observer (U.K)

1 luglio 2001

ASSEGNATE A PECHINO LE OLIMPIADI DEL 2008

Mosca, 13 luglio 2001. Con 56 voti favorevoli su un totale di 105 votanti, Pechino ha ottenuto dai membri del Comitato Olimpico Internazionale l’assegnazione dei giochi Olimpici dell’anno 2008. Al secondo posto si è classificata Toronto, con 22 voti, seguita da Parigi con 18 e da Istambul con 9. Sebbene la decisione fosse ormai scontata, con i sondaggi della vigilia ampiamente favorevoli alla candidatura della capitale cinese, in tutto il mondo i tibetani e i loro sostenitori hanno espresso il loro rammarico. "Siamo profondamente dispiaciuti per l’assegnazione dei Giochi a Pechino", ha dichiarato T.C. Tethong, ministro degli esteri del governo tibetano in esilio, che ha così proseguito: "Questa decisione sancisce l’approvazione internazionale degli abusi perpetrati dalla Cina nel campo dei diritti umani e incoraggia la repressione. A causa della decisione del CIO, Tibetani, Uighuri, Mongoli, gli stessi cittadini cinesi e altre popolazioni che si battono per la libertà e i diritti fondamentali saranno destinati a soffrire. I membri del Comitato Olimpico che hanno votato a favore di Pechino devono assumersi la responsabilità della sofferenza che uno stato totalitario, forte del permesso ricevuto, non mancherà di infliggere alla gente comune". Queste invece le parole di Alison Reynolds, co-presidente di International Tibet Support Network e direttrice di Free Tibet Campaign: "Ci sentiamo offesi dalla decisione del CIO che ha voluto ignorare il sistematico annientamento della cultura tibetana e gli abusi contro i diritti umani compiuti dal governo cinese. Tuttavia la nostra campagna è lungi dall’essere conclusa. Non soltanto riterremo il Comitato Olimpico responsabile della sua decisione ma ci batteremo affinché, grazie ai Giochi, la situazione esistente nel Tibet occupato diventi di dominio pubblico come mai lo è stata finora".

Il Comitato Olimpico, per bocca del suo direttore generale, François Carrad, ha così sintetizzato la propria posizione: "In tutto il mondo, la questione dei diritti umani è molto importante e può essere affrontata in due modi: possiamo chiudere la porta, dire no e sperare che la situazione si evolva, oppure possiamo tentare la via dell’apertura e scommettere sui prossimi sette anni. Riteniamo che nei prossimi sette anni vi saranno molti cambiamenti. Le Olimpiadi del 2008 sono ora nelle mani dei cinesi: noi crediamo in loro".

Mentre a Pechino impazzavano i festeggiamenti, è giunta notizia di un’intervista rilasciata alla vigilia della decisione dal segretario dell’Ufficio per lo Sport della regione Autonoma Tibetana. Nel testo sono elencati in vantaggi di cui avrebbe goduto il Tibet nel caso le Olimpiadi fossero state assegnate alla Cina. "Il successo di Pechino –spiega il funzionario – spronerebbe anzitutto un maggiore numero di tibetani a fare esercizio fisico. Inoltre, attrarrebbe un folto numero di stranieri in Tibet, incrementandone l’industria turistica. Di conseguenza, molte persone avrebbero l’opportunità di conoscere meglio il paese: nessuno vuole più ascoltare quei separatisti". u

NGAWANG SANGDROL CITTADINA ONORARIA DI FIRENZE

Firenze, 16 luglio 2001. Il consiglio comunale della città di Firenze ha approvato all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria alla monaca tibetana Ngawang Sangdrol, attualmente in prigione all’interno del Tibet occupato per aver protestato contro l’occupazione del proprio paese da parte dei cinesi. Arrestata nel 1992 per aver partecipato ad una dimostrazione pacifica a Lhasa, Ngawang Sangdrol, la cui storia sintetizza perfettamente la tragedia tibetana, sta ora scontando ventuno anni di carcere, la pena detentiva più lunga mai inflitta ad una donna in Tibet. La delibera del municipio di Firenze è stata il felice atto conclusivo di un’iniziativa della sezione italiana di Amnesty International e del Partito dei Verdi. u

HU JINTAO A LHASA PER IL 50° ANNIVERSARIO DELLA "LIBERAZIONE" DEL TIBET

Lhasa, 18 luglio 2001. Il vicepresidente cinese Hu Jintao, ormai considerato il più probabile successore di Jiang Zemin, si è recato a Lhasa per partecipare alle celebrazioni del 50° anniversario della cosiddetta "pacifica liberazione del Tibet", solennemente ricordata a Pechino lo scorso 23 maggio 2001 (vedi Tibet News N. 34, pag. 14). La visita non è stata preannunciata e agli abitanti di Lhasa è stato detto di alzare bandiere e striscioni senza conoscere il motivo di tale dispiego. Nel discorso commemorativo, Hu Jintao ha sottolineato il significato politico dell’anniversario della firma dell’Accordo in 17 Punti ed ha affermato che il Tibet potrà godere di "prosperità e progresso"solamente sotto la guida del Partito Comunista Cinese. "Nel corso degli ultimi cinquant’anni" – ha detto Hu – "è stata rafforzata la solidarietà tra i diversi gruppi etnici presenti in Tibet e siamo riusciti a preservare, nel complesso, la stabilità sociale…E’ stata assolutamente rispettata e protetta la libertà religiosa del popolo. Tutte le etnie rappresentate hanno lavorato insieme e hanno avuto la meglio sulle attività separatiste e distruttive della cricca del Dalai Lama e delle forze anticinesi operanti in tutto il mondo, consentendo la salvaguardia della libertà del paese, la sua stabilità e l’unità nazionale". Assieme agli altri membri della delegazione arrivata da Pechino, Hu Jintao ha presenziato alla posa della prima pietra di un monumento destinato a ricordare la "pacifica liberazione del Tibet". Il monumento, alto 35 metri, sarà eretto nella parte sud della piazza del Potala e, secondo quanto riportato dall’agenzia Xinhua, ricorderà "lo spirito sublime dell’Esercito di Liberazione del Popolo e il suo grande contributo alla liberazione del paese".

 

Pechino ha inoltre donato alla Regione Autonoma Tibetana un altro monumento, il "Tripode all’Unità Nazionale".

L’opera, alta 5 metri, reca un’iscrizione dettata dallo stesso presidente Jiang Zemin ed è decorata con 56 dragoni rappresentanti "i 56 gruppi etnici cinesi". Alla base è raffigurata la storia della Cina e lo sviluppo della regione. Il giorno 21 luglio 2001, il governo di Dharamsala ha manifestato la propria preoccupazione per l’arrivo di Hu Jintao nella capitale tibetana. In un comunicato, il ministro T.C. Tethong ha affermato che la presenza a Lhasa del vicepresiden te cinese è un chiaro segnale della volontà di Pechino di governare direttamente il Tibet, privandolo di fatto di ogni forma di autonomia. "Alcuni passi in questo senso sono già stati compiuti" – ha dichiarato il ministro tibetano – "Pechino ha nominato alcuni funzionari destinati a ricoprire cariche importanti. Ognuno di loro è chiamato a rispondere del proprio operato solo al governo centrale e non alle autorità di Lhasa". u

DICHIARAZIONE DI RAIDI SULLA FUTURA REINCARNAZIONE DEL DALAI LAMA

Lhasa, 5 agosto 2001. Parlando a una delegazione di giornalisti di Hong Kong in visita a Lhasa, Raidi, presidente del Congresso del Popolo della Regione Autonoma Tibetana, ha dichiarato che la procedura per la ricerca della reincarnazione del prossimo Dalai Lama è stata ormai elaborata con molta chiarezza. Quattro saranno infatti i criteri sui quali si baserà il riconoscimento: si terranno gli opportuni riti religiosi, sarà rispettato il metodo storicamente stabilito, si farà ricorso all’"urna d’oro" per l’estrazione a sorte del nome del candidato e, completata ogni procedura, il designato dovrà ottenere l’approvazione del governo centrale. Immediata la reazione del governo tibetano in esilio che ha definito il prospettato piano cinese "una nuova imposizione che non sarà mai accettata dal popolo tibetano". La signora Kesang Takla,segretario per le relazioni internazionali, ha dichiarato: "I comunisti cinesi, che si professano atei, non hanno alcun diritto di interferire in rituali che si basano sulla tradizione buddista e che hanno un carattere altamente spirituale". Riaffermando che la prossima incarnazione del Dalai Lama nascerà in esilio, la signora Takla ha inoltre precisato che il ricorso all’urna d’oro non è legalmente riconosciuto e che il piano di Pechino, una miscellanea di elementi tratti dalla tradizione tibetana e cinese con la supervisione politica del governo centrale, potrebbe portare alla designazione di due reincarnazioni contrapposte, così come è accaduto per il Panchen Lama. u

SAMDHONG RINPOCHE PRIMO MINISTRO DEL NUOVO PARLAMENTO TIBETANO

Dharamsala, 20 agosto 2001. Il professor Samdhong Rinpoche è stato eletto nuovo Kalon Tripa, o primo ministro del governo tibetano in esilio. La nomina è stata ufficializzata al termine dello scrutinio dei voti espressi dai rifugiati tibetani chiamati per la prima volta ad eleggere direttamente il capo del governo in una serie di tornate elettorali iniziate il 12 maggio 2001. Prima della riforma, voluta dallo stesso Dalai Lama, erano i ministri, eletti dal parlamento, a designare uno di loro alla carica di Kalon Tripa . Samdhong Rinpoche, che ha ottenuto l’84.5% delle preferenze, pari a circa 29.000 voti su un totale di 30.000 aventi diritto, ricoprirà l’incarico per cinque anni e nominerà i sette ministri che formeranno il suo Gabinetto. Juchen Thubten Namgyal, l’altro candidato nel ballottaggio, ha raggiunto la percentuale del 12% dei voti. Nel suo primo discorso ufficiale, il nuovo premier tibetano ha dichiarato di volere imperniare la sua linea politica sull’idea della "Via di Mezzo", da sempre auspicata dal Dalai Lama. "Non vedo nessuna alternativa a questo tipo di approccio" – ha affermato Rinpoche – "potrà non portare ad alcun risultato nell’immediato futuro ma, a lungo termine, è l’unica strada percorribile". Ribadita l’importanza di un serio coordinamento e sostegno internazionale per approdare al tavolo dei negoziati con i cinesi, il nuovo primo ministro ha così concluso: "La violenza non ha mai portato ad alcunché di buono. La storia ce ne offre molti esempi. Se il governo tibetano decidesse di adottare la strategia della violenza lascerei il mio incarico".

Nota biografica. Nato in Tibet nel 1937, Samdhong Rinpoche intraprese gli studi monastici presso il monastero di Drepung. Lasciato il paese a seguito dell’invasione cinese, completò il post dottorato a Dalhousie (India) nel ricostituito monastero tantrico del Gyuto. Dal 1961 ricoprì vari incarichi in campo accademico e fu direttore dell’Istituto Centrale di Studi Tibetani presso l’Università di Sarnath. Nel 1990-1991 fu tra i membri del Comitato per la Stesura della Futura Costituzione del Tibet e fu nominato presidente dell’11° Assemblea dei Deputati del Popolo Tibetano. Ha ricoperto il medesimo incarico anche nella trascorsa legislatura. u

SCOPERTI IN TIBET GIACIMENTI DI GAS E PETROLIO

Pechino, 21 agosto 2001. L’organo di informazione ufficiale China Daily ha pubblicato la notizia che nella regione del Qiangtang, situata nel Tibet nord occidentale, sono stati scoperti vasti giacimenti di gas e di petrolio. Guidato dal professor Wang Chengshan, dell’Università di Chengdu, il gruppo di scienziati che ha effettuato la ricerca ha dichiarato che le importanti riserve, la cui quantità è stimata tra i 4 e i 5 miliardi di tonnellate, sono distribuite in un’area geografica di oltre cento chilometri quadrati. Ulteriori ricerche hanno rivelato che l’età geologica dei giacimenti risale a 180 milioni di anni fa. L’annuncio del ritrovamento è stato dato nel corso di un seminario di studio sul Tibet svoltosi a Pechino alla presenza di oltre 180 "esperti", alcuni dei quali stranieri. Secondo il China Daily i rapporti presentati avrebbero mostrato "la vera immagine del Tibet i cui progressi, a partire dall’antichità, sono stati resi possibili dagli stretti legami intercorsi con le altre regioni cinesi". u

 

CHADREL RINPOCHE ANCORA AGLI ARRESTI

Londra, 23 agosto 2001. Chadrel Rinpoche, l’abate del monastero di Tashilumpo incaricato dai cinesi di effettuare la ricerca della reincarnazione del 10°Panchen Lama, non è ancora stato rilasciato malgrado abbia interamente scontato i sei anni di carcere inflittigli sotto l’accusa di "collusione con le forze separatiste". Ne dà notizia Tibet Information Network precisando che l’abate, a causa della peculiarità del caso, è detenuto in un carcere di massima sicurezza, nella provincia dello Sichuan, al di fuori della Regione Autonoma Tibetana. E’ stato lo stesso Gyaltsen Norbu, segretario del partito ed ex governatore della Regione, ad ammettere che Chadrel Rinpoche "si trova ancora agli arresti per aver rivelato al Dalai Lama il nome del bambino ritenuto la possibile reincarnazione del Panchen Lama prima che la scelta fosse approvata dalle autorità di Pechino". L’abate è stato anche accusato di aver "rivelato segreti di stato" per aver inviato al Dalai Lama, nel dicembre 1994, una lettera contenente i nomi di venticinque possibili candidati all’alto riconoscimento. u

DELEGAZIONE DI ONG TIBETANE ALLA CONFERENZA DI DURBAN

Durban (Sud Africa), 30 agosto 2001. Una delegazione composta da rappresentanti diversi gruppi operanti a favore della causa tibetana ha partecipato ai lavori della Terza Conferenza Mondiale contro il Razzismo organizzata dalle Nazioni Unite nella città sudafricana di Durban. Sebbene la conferenza abbia praticamente visto sul banco degli imputati un unico stato, quello di Israele, la questione del Tibet ha vissuto un’occasione del tutto particolare: per la prima volta alcune organizzazioni non governative tibetane sono state invitate a un incontro di scala mondiale organizzato dall’ONU. Accanto a esponenti di International Campaign for Tibet (ICT), di Human Rights in China e della Tibet Society in South Africa, erano infatti rappresentati a Durban anche il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia (TCHRD), il Congresso della Gioventù Tibetana (TYC) e l’Associazione delle Donne Tibetane (TWA). Il 5 settembre, parlando di fronte all’Assemblea plenaria a nome di tutti i gruppi rappresentati, Lobsang Nyandak, direttore esecutivo del TCHRD, dopo aver invitato i convenuti a prendere atto che il Tibet è "de facto una colonia cinese", ha tra l’altro così affermato: "Nel suo discorso il vice ministro degli esteri della Repubblica Popolare Cinese ha giustamente dichiarato che i crimini causati dalle occupazioni straniere e dal colonialismo non dovrebbero mai più ripetersi. Ci associamo al suo invito ma ricordiamo a questa assemblea che la condotta delle autorità cinesi in Tibet, nel Turkestan Orientale e nella Mongolia Interna si macchia degli stessi crimini che il signor vice ministro ha appena biasimato". La presenza tibetana alla conferenza ha suscitato molto entusiasmo e aperto la porta a qualche speranza. Jampal Chosang, rappresentante del Dalai Lama in sud Africa e capo della delegazione, ha affermato che il discorso di Lobsang Nyandak sul Tibet, davanti all’Assemblea, dovrebbe inviare alla Cina un nuovo tipo di messaggio destinato a farle capire che non riuscirà a impedire sistematicamente la presenza di organizzazioni non governative tibetane nei consessi internazionali.

Innumerevoli, prima e durante la conferenza, gli interventi, gli incontri e le manifestazioni organizzate dai tibetani. Di particolare rilevanza il rapporto presentato da Tsering Jampa, direttrice della sezione europea di ICT, intitolato: "La storia del Razzismo in Tibet". u

BRITISH PETROLEUM: NO AL PROGETTO "OVEST-EST"

Londra, 7 settembre 2001. La compagnia petrolifera British Petroleum ha reso noto che non parteciperà alla realizzazione del progettato gasdotto destinato a collegare il bacino del Tarim alla città di Shanghai. Nel corso di una conferenza stampa, Alison Reynolds, direttrice di "Free Tibet Campaign" ha espresso la speranza che la compagnia abbia compreso l’impossibilità di coniugare l’attuazione dell’opera al rispetto dei diritti umani. "Continueremo a batterci affinché anche Shell e Exxon prendano la medesima decisione" – ha proseguito – "in ogni caso BP deve applicare questi stessi principi in ogni suo investimento in Cina e, di conseguenza, azzerare la propria partecipazione azionaria con PetroChina". Come i lettori ricorderanno, la costruzione del gasdotto, uno dei punti cardine della "Strategia per lo Sviluppo Economico delle Regioni Occidentali" elaborata da Pechino, faciliterebbe la migrazione di popolazioni cinesi di etnia Han nel Turkestan Orientale, a danno dell’esistente popolazione Uighura che vedrebbe minacciata la propria identità culturale e religiosa. u

NEW YORK: NESSUN FERITO TRA LA COMUNITA’ TIBETANA

New York, 13 settembre 2001. Ngawang Rabgyal, rappresentante del Dalai Lama presso l’Ufficio del Tibet di New York, ha reso noto che nessun tibetano si trovava nelle vicinanze del World Trade Center o nella zona del Pentagono nel corso dell’incursione terroristica del giorno 11 settembre. Molti profughi che risiedono a New York o nel vicino New Jersey (una comunità di circa 2000 persone) si sono recati negli ospedali della città per donare il proprio sangue e si sono offerti come volontari per prestare il loro aiuto nelle operazioni di soccorso. Una cerimonia di preghiera è stata organizzata a Union Square.

Attraverso l’Ufficio di New York, il Dalai Lama ha inviato una lettera di condoglianze anche al sindaco della città, Rudolph Giuliani, assieme a un’offerta di 30.000 dollari a titolo di "gesto simbolico di solidarietà". Anche il neo eletto primo ministro del governo tibetano in esilio, Samdhong Rinpoche, ha espresso il proprio cordoglio sia al presidente Bush sia al sindaco Giuliani. u

IL DALAI LAMA CONTRARIO ALL’USO DELLA FORZA

Calcutta, 17 settembre 2001. Nel corso di una conferenza stampa, il Dalai Lama ha reso noto di avere nuovamente chiesto al presidente Bush di non fare ricorso all’uso della forza in risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre contro le "Torri Gemelle" e il Pentagono. "Nella maggioranza dei casi" – ha affermato il leader tibetano – "la violenza è solo veicolo di distruzione. A lungo termine, il terrorismo può essere estirpato solo grazie all’impiego di metodi pacifici". Il Dalai Lama ha inoltre dichiarato che ogni situazione è determinata da un concorso di cause e che non è realistico imputare ad un solo individuo la responsabilità di un evento. "Una delle cause di quanto è accaduto in questi giorni" – ha dichiarato – "potrebbe essere individuata nel divario economico tra nazioni ricche e nazioni povere". Il Dalai Lama ha però affermato che il terrorismo non può essere giustificato da alcun credo religioso e ha precisato che l’essenza di tutte le religioni sta nella compassione, nel perdono, nell’accontentarsi di poco, nell’autodisciplina e nella fratellanza. u

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

New York, 11 settembre 2001

 

IL DALAI LAMA SCRIVE AL PRESIDENTE BUSH

 

Eccellenza,

sono profondamente sconvolto dall’avvenuto attacco terroristico apparentemente provocato da quattro aerei dirottati e dall’immane devastazione causata. E’una terribile tragedia: tante vite innocenti sono andate perdute e sembra incredibile che qualcuno abbia potuto scegliere come bersaglio il World Trade Center a New York e il Pentagono a Washington. Siamo sinceramente rattristati. In un momento così doloroso, vorrei esprimere al popolo americano, a nome della mia gente, le nostre più sentite condoglianze e la nostra solidarietà. Preghiamo per i numerosi morti, per i feriti e per tutti coloro che, in numero ancora superiore, sono stati colpiti da questo insensato atto di violenza. Oggi, nel nostro tempio principale, prenderò parte a una funzione speciale per gli Stati Uniti il loro popolo.

 

Sono certo che gli Stati Uniti, da grande e potente nazione, riusciranno a superare l’attuale tragedia. Quando ha dovuto affrontare situazioni difficili o tristi, il popolo americano ha sempre mostrato capacità di recupero, coraggio e determinazione.

 

Può sembrare presuntuoso da parte mia, ma personalmente ritengo che dobbiamo seriamente valutare se sia corretto reagire in modo violento e se, a lungo termine, questa strada sia nell’interesse superiore della nazione e della sua gente. Penso che la violenza porterà solamente altra violenza. Ma come confrontarci con l’odio e la rabbia che sono spesso alla base di queste insensate azioni di forza? E’ una domanda molto difficile, specialmente se riguarda uno stato e abbiamo già le nostre idee su come affrontare questo genere di attacchi. Sono certo che prenderete la decisione giusta.

 

Le mie preghiere e i migliori auguri,

 

sinceramente,

 

il Dalai Lama

 

Dharamsala, 12 settembre 2001

 

 

 

PECHINO AGLI USA: NO AL TERRORISMO IN TIBET

Pechino, 17 settembre 2001. Yang Xuetong, direttore dell’Istituto di Studi Internazionali presso l’Università cinese di Tsinghua, ha fatto sapere le condizioni in base alle quali Pechino è disposta ad appoggiare un eventuale intervento armato americano in Afghanistan. L’illustre accademico ha infatti affermato che, se gli USA chiederanno alle Nazione Unite una risoluzione favorevole all’attacco militare, la Cina, membro permanente del Consiglio di Sicurezza, non eserciterà il suo diritto di veto ma, come contropartita, domanderà al governo degli Stati Uniti di accettare la posizione cinese nei confronti delle attività separatiste di Taiwan, del terrorismo e separatismo tibetano nonché di quello della regione autonoma uighura dello Xinjiang. "Questa è una buona occasione per migliorare le nostre relazioni con gli USA" – ha precisato Yang – ma tutto dipende unicamente dalla loro volontà. Se gli Stati Uniti continueranno a considerare la Cina uno stato nemico, non resterà molto altro da fare".

A conferma di questo orientamento, il 18 settembre il quotidiano South China Morning Post ha riportato la dichiarazione rilasciata dal ministro per la sicurezza pubblica Jia Chunwang che, al termine del Forum Asia–Europa svoltosi a Pechino, ha affermato che il contributo cinese all’antiterrorismo globale consisterà nell’inasprimento della lotta al terrorismo all’interno dei propri confini. Jia ha inoltre sottolineato l’importanza e l’urgenza del dialogo e della cooperazione internazionale contro il dilagare delle attività terroristiche e della criminalità transnazionale. Lo stesso giorno, Zhu Bangzao, un portavoce del ministero degli esteri cinese, ha così dichiarato: "Gli Stati Uniti hanno chiesto l’aiuto di Pechino nella lotta al terrorismo. Allo stesso modo, la Cina ha buone ragioni per chiedere il sostegno e la comprensione degli Stati Uniti nella battaglia contro il terrorismo e il separatismo al proprio interno: non accettiamo due pesi e due misure". Zhu ha ribadito il pieno appoggio cinese alla lotta internazionale contro gli attacchi terroristici previa discussione dell’argomento in seno al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. u

L’ABATE DI LARUNG GAR ALLONTANATO DAL MONASTERO

Kathmandu, 27 settembre 2001. Dopo le notizie trapelate negli scorsi mesi, nuove informazioni sono state divulgate da International Campaign for Tibet circa il brutale intervento di Pechino contro il complesso di studi monastici di Larung Gar. Si è appreso da fonti tibetane che l’abate Jigme Phuntsok, sebbene non formalmente arrestato, è stato allontanato dal monastero e trattenuto presso l’ospedale militare di Barkham, nella provincia dello Sichuan, sotto stretta sorveglianza. Dal mese di agosto, è continuata la sistematica distruzione delle residenze dei religiosi, soprattutto delle abitazioni delle monache. Testimoni oculari hanno riferito che i lavori di abbattimento sono stati compiuti da alcune centinaia di operai portati in loco dalla polizia e ricompensati con 250 yuan, pari a circa 32 dollari, per ogni costruzione rasa al suolo. Sovrintende ai lavori un funzionario di nome Wang, capo del "Fronte Unito" della provincia dello Sichuan. International Campaign for Tibet cita la testimonianza di un monaco secondo il quale "le monache da circa un mese vivono nella boscaglia, quasi senza cibo. Alcune vagano nei villaggi o nelle vicinanze della fermata degli autobus, senza sapere dove andare. E’ stato loro detto di tornare ai propri villaggi d’origine ma di non entrare nei monasteri". Alcuni turisti hanno confermato le parole del monaco. u

DUBBI SULL’AUTENTICITA’ DI UNA NUOVA FOTO DEL PANCHEN LAMA

Washington, 9 ottobre 2001. International Campaign for Tibet è entrata in possesso di una presunta, recente foto dell’XI°Panchen Lama. Pervenuta dal Tibet, l’immagine è la sola apparsa dal 1995, anno in cui il giovane reincarnato e la sua famiglia sono stati trattenuti dalle autorità di Pechino.

 

Come si ricorderà, alla fine dell’anno 2000, nel corso di una serie di colloqui sulla situazione dei diritti umani svoltisi a Pechino tra funzionari cinesi e britannici, (vedi Tibet News N. 33, pag. 4) furono mostrate ai delegati inglesi, molto frettolosamente e da lontano, due presunte foto del piccolo Gedun Choekyi Nyima, il ragazzo oggi dodicenne riconosciuto dal Dalai Lama come reincarnazione del Panchen Lama. La foto, fatta pervenire a distanza di un anno a ICT, se da un lato riaccende le speranze di quanti temono per la vita e le condizioni di salute del giovane prigioniero, lascia tuttavia aperta la porta a una serie di dubbi circa la sua autenticità. Lo stesso Bhuchung Tsering, direttore di International Campaign for Tibet, ha dichiarato che l’immagine potrebbe essere stata diffusa dagli stessi cinesi in risposta all’enorme pressione internazionale esercitata su Pechino per ottenere informazioni circa le condizioni e il luogo di detenzione del Panchen Lama. Anthony OBrien, membro del gruppo irlandese di sostegno al Tibet, ha inoltre fatto notare che confrontando la nuova fotografia con l’unica finora certa ed esistente di Gedhun Choekyi Nyima, non si può fare a meno di rilevare la differenza esistente nell’attaccatura e nella forma del lobo dell’orecchio dei bambini raffigurati nelle due immagini nonché la diversità delle loro bocche. u

FORTEMENTE DISTURBATE LE FREQUENZE DI RADIO "VOICE OF TIBET"

Oslo, 9 ottobre 2001. L’ufficio norvegese di Radio Voice of Tibet ha reso noto che la Cina, soprattutto da un anno a questa parte, ha notevolmente aumentato i disturbi e le interferenze nelle frequenze di trasmissione dell’emittente. "Voice of Tibet"(VOT), un’Organizzazione non Governativa con sede amministrativa a Oslo e centro operativo in India, trasmette giornalmente, in lingua sia tibetana sia mandarina, programmi radio prevalentemente imperniati sulla situazione tibetana. Le emissioni, diffuse in onde corte, sono soprattutto rivolte al pubblico tibetano e cinese ma, di fatto, potrebbero raggiungere diversi paesi asiatici. Sovrapponendo ai segnali di VOT suoni distorti ad alta frequenza, le autorità cinesi cercano di bloccare l’accesso alle informazioni. Sembra inoltre che alcuni alti funzionari del governo di Pechino abbiano dichiarato che Radio Voice of Tibet "deve essere posta sotto silenzio ad ogni costo" e che verranno quanto prima resi disponibili i finanziamenti necessari per rendere possibile l’operazione. u

 

 

 

 

 

 

11 ottobre 1898: il rappresentante politico inglese in Sikkim incontra a Yatung alti funzionari cinesi e tibetani. Viene loro annunciato che l’India britannica desidera mantenere relazioni amichevoli con il Tibet e risolvere rapidamente i problemi di frontiera tra i due paesi.

 

Ottobre 1900: il quotidiano filo governativo russo Journal de Saint Petersburg pubblica una breve notizia in cui si afferma che il 30 settembre 1900 l’imperatore Nicola II ha ricevuto a Palazzo Lividia Ngawang Lobsang Dorjieff, il primo Tsenyi Khenpo al servizio del Dalai Lama. Si vede nella notizia la prova del fatto che i centri di poteri della Russia vogliono da una parte strumentalizzare il Tibet per fare pressioni sulla Cina e, dall’altra, usarlo come "carta vincente" contro la presenza inglese in Asia.

 

3 ottobre 1903: il colonnello inglese Younghusband invia al governo anglo-indiano di Simla un piano per l’invasione del Tibet a partire da Khambadzong e dalla valle di Chumbi. L’azione porterà alla caduta della città di Shigatse.

 

10 ottobre 1932: il generale cinese Liu Hsiang e i leader tibetani firmano in Kham un armistizio che impegna le forze tibetane a mantenersi a ovest del fiume Yangtse e quelle cinesi nella parte a est dello stesso corso d’acqua. Fino all’ottobre 1950 il fiume ha segnato de facto la frontiera tra Tibet e Cina.

 

 

17 ottobre 1934: il governo tibetano dichiara a una missione del Kuomintang giunta in Tibet per porgere le proprie condoglianze in occasione della morte del 13° Dalai Lama e, allo stesso tempo, per indurre i tibetani ad ammettere la loro appartenenza a uno dei cinque gruppi etnici che costituiscono la nuova Repubblica Cinese, di volere conservare la propria peculiare identità nazionale. Afferma che il Tibet è un paese buddista che desidera essere governato da un leader politico-religioso. Il governo tibetano dichiara inoltre che poiché il Tibet è un paese indipendente con una propria leadership, la Cina non può interferire nei suoi affari interni o mantenere a Lhasa rappresentanti civili o militari.

 

1 ottobre 1949: viene fondata la Repubblica Popolare Cinese. Il Panchen Lama invia al nuovo governo un telegramma di congratulazioni.

 

Tra il 5 e il 19 ottobre 1950, Chamdo, capitale del Tibet orientale, cade sotto il fuoco delle truppe cinesi che ormai hanno invaso gran parte di quella regione. L’attacco è sferrato da 40.000 soldati, provenienti da otto diverse direzioni, al comando del commissario politico Wang Qiemi. Gli 8.000 soldati tibetani che cercano di opporre resistenza sono facilmente sconfitti. L’Esercito di Liberazione del Popolo (PLA) entra a Chamdo e il suo governatore, Ngabo Ngawang Jigme è fatto prigioniero. Più di 4.000 soldati tibetani trovano la morte.

Lhasa viene a conoscenza dell’invasione la mattina del 12 ottobre ma il governo tibetano preferisce non divulgare la notizia, presumibilmente per evitare disordini e panico all’interno del paese. Il primo resoconto di quanto è accaduto viene fornito il giorno 15 da una trasmissione, peraltro non confermata, della radio indiana. Il giorno 19, i cinesi arrestano Ngabo e i suoi aiutanti assieme a un ingente numero di sodati e armamenti. La battaglia del Kham è terminata.

 

25 ottobre 1950: il Dalai Lama, alla vigilia dell’invasione cinese, parte per Dromo, località vicina alla frontiera indiana.

 

26 ottobre 1950: in risposta all’aggressione cinese nel Tibet orientale, il ministro degli esteri indiano invia a Pechino una dura nota di condanna. Nel testo si legge, tra l’altro: "L’invasione del Tibet da parte delle truppe cinesi è un evento deplorevole che il governo indiano non ritiene essere nell’interesse né della Cina né della pace".

 

30 ottobre 1950: durante un incontro formale, l’ambasciatore americano in India chiede al ministro degli esteri G.S. Bajpai, quale sarebbe l’atteggiamento del governo di New Delhi nel caso di un appoggio al Tibet da parte degli USA.

 

24 ottobre 1951: su parere favorevole dell’Assemblea Nazionale, il Dalai Lama invia a Mao Tse Tung l’adesione ufficiale tibetana al cosiddetto "Accordo in 17 Punti".

 

10 ottobre 1956: viene creata in Tibet la sezione tibetana dell’Associazione Buddista Cinese e il Panchen Lama ne è nominato presidente onorario.

 

Ottobre 1958: tutti i lama di riconosciuta reincarnazione sono inviati a Siling (Xining) per presenziare a delle sessioni di studio e quindi internati in campi di lavoro forzato. Ventisei monasteri sono chiusi.

 

Ottobre 1962: dopo aver preso visione della "Petizione in 70.000 caratteri", il documento redatto dal Panchen Lama e distribuito a tutti i capi del Partito, il Comitato di Lavoro sul Tibet rende noto che l’importante leader religioso ha commesso alcuni gravi errori. La Petizione critica duramente la politica cinese in Tibet ed è definita da Mao "una freccia avvelenata scoccata al Partito". Il Panchen Lama conserva il suo posto in seno al Comitato Preparatorio della costituenda Regione Autonoma Tibetana ma gli viene impedito di partecipare alle riunioni.

 

10 ottobre 1977: dopo oltre 10 anni di prigione, il Panchen Lama è rilasciato. Prima di essere incarcerato era stato sottoposto a dure sessioni di Thamzing, i famigerati incontri di autocritica.

 

Ottobre 1984: arriva a Pechino una delegazione composta da tre importanti esponenti del mondo tibetano in esilio. Una prima delegazione era stata inviata nella capitale cinese nell’aprile 1982. La missione intende chiedere al governo della Repubblica Popolare di porre fine alla repressione in Tibet, discutere i termini di una possibile visita del Dalai Lama e preparare la strada per ulteriori colloqui. La risposta cinese ad ognuna di queste richieste è negativa e il governo di Pechino rende pubblico, attraverso i propri organi di informazione, il suo rifiuto.

 

25 ottobre 1988: attraverso la propria ambasciata a New Delhi, la Cina rende noto di volere incontrare i rappresentanti del Dalai Lama quando e dove questi lo ritenga opportuno. Attraverso il medesimo canale, i tibetani confermano la loro piena disponibilità e fanno sapere che i colloqui potrebbero tenersi a Ginevra nel gennaio 1989. Purtroppo non accade nulla perché la Cina non da mai seguito a questa sua iniziale proposta.

 

28 ottobre 1991: il presidente degli Stati Uniti George Bush trasforma in legge una risoluzione non vincolante votata dal Congresso in cui il Tibet viene dichiarato, sulla base di quanto stabilito dalla normativa internazionale, "un paese occupato i cui autentici rappresentanti, riconosciuti dal popolo tibetano, sono il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio.

 

Tibetan Review, Ottobre 2001

 

 

 

COMUNICAZIONI

 

 

Insegnamenti del Dalai Lama a Cecina

Dal 30 novembre al 3 dicembre 2001, S.S. il Dalai Lama, impartirà in Italia una serie di insegnamenti sul testo "La Luce sul Sentiero per l’Illuminazione", accompagnati dall’iniziazione di Cenresig Gjialwa Gyatso.

L’evento avrà luogo all’interno di una struttura allestita nei pressi della pineta di Cecina Mare, a 2 km da Cecina (50 km a sud di Pisa) ed è stato organizzato dall’Istituto Lama Tsong Khapa di Pomaia in occasione del 25° anniversario della sua fondazione. Chi volesse informazioni per partecipare agli insegnamenti può telefonare all’Istituto Lama Tsong Khapa (tel. 050-684002) oppure visitare il sito web

http://www.dalailama.it

Il sito fornisce tutte le informazioni utili (programma dettagliato, trasporti, parcheggi, alloggi, servizio di ristorazione, costi). Consente inoltre di effettuare la registrazione agli insegnamenti e di pagare direttamente "on line", tramite carta di credito.

 

 

Incontro dei soci con il Dalai Lama

 

Cogliendo l’occasione degli insegnamenti del Dalai Lama, l’Associazione Italia-Tibet sarebbe lieta di poter organizzare un incontro privato tra i soci e Sua Santità. A questo scopo sono stati presi gli opportuni contatti con l’Ufficio del Tibet di Ginevra. Nel caso l’udienza venisse concessa, l’Associazione provvederà a informare tempestivamente i suoi associati.

 

 

Il Dalai Lama a Plan de Corones

Il giorno 29 novembre 2001, S.S. il Dalai Lama presenzierà a Plan de Corones (Brunico), nota località sciistica a oltre 2000 metri di altezza, alla prima esposizione europea della mostra internazionale denominata "Kids’ Guernica". L’evento prevede l’esibizione, per tutto l’inverno 2001-2002, di 55 dipinti sul tema della pace realizzati da bambini di tutto il mondo. Le opere, delle stesse dimensioni del famoso quadro "Guernica" di Pablo Picasso (3,5 x 7,8 m), sono state esposte lo scorso anno a Katmandu (Nepal). L’iniziativa, curata da Skirama Plan de Corones, dal gruppo altoatesino dell’Associazione Italia-Tibet, da Kids’ Guernica International e da varie associazioni culturali di diverse nazioni, vanta il sostegno di numerose istituzioni tra le quali citiamo l’Unione Europea, la Regione Trentino-Alto Adige e la Provincia Autonoma di Bolzano. Alla cerimonia inaugurale della manifestazione presenzierà anche il presidente dell’Unione Europea Romano Prodi.

 

Il nuovo Rappresentante del Dalai Lama presso l’Ufficio di Ginevra

Il giorno 20 settembre 2001, la signora Chungdak D. Koren ha lasciato il suo incarico di rappresentante del Dalai Lama per l’Europa centrale e meridionale presso l’Ufficio del Tibet di Ginevra. In una lettera inviata ai gruppi di sostegno, ai centri buddisti e alle organizzazioni tibetane, la signora Koren ha voluto ringraziare quanti hanno sostenuto il lavoro dell’Ufficio di Ginevra durante i sei anni del suo mandato. Le succede, in qualità di nuovo rappresentante, il signor Chhime R. Chhoekyapa, che ha ricoperto lo stesso incarico presso l’Ufficio per l’Europa Orientale e gli Stati Baltici. Il signor Chhoekyapa ha inoltre rappresentato il Dalai Lama presso il Tibet Information Office in Australia.

 

La comunità tibetana in Svizzera commemora i 40 anni dall’arrivo in territorio elvetico.

Con una solenne cerimonia a 2200 metri di altezza, sulla cima del Monte Säntis, vicino a S. Gallo, la comunità tibetana in Svizzera ha voluto ricordare i quattro decenni trascorsi dall’arrivo dei primi profughi nello stato elvetico. Alla presenza di moltissimi rifugiati, dei monaci del centro di Rikon e di alcuni rappresentanti del governo svizzero, è stata scoperta una targa a ricordo dei primi arrivati (alcuni dei quali presenti alla cerimonia) ed è stata posata la prima pietra di uno stupa che si erigerà sulla cima della montagna.

Momento culminante delle celebrazioni (che comprendevano anche una mostra d’arte, filmati e una proiezione di diapositive) è stato un convegno presieduto dal nuovo rappresentante presso l’Ufficio di Ginevra, signor Chhime Chhoekyapa, che ha illustrato la politica del governo tibetano. Sono seguiti gli interventi del primo ministro lituano signora Prunzkiene, della parlamentare svizzera signora Gonseth e di Günther Cologna, consigliere nazionale dell’Associazione Italia-Tibet, che ha illustrato il modello di autonomia esistente in Alto Adige e le garanzie che esso offre alle popolazioni autoctone di lingua tedesca.

 

Un interessante viaggio per assistere al Kalachakra

S.S. il Dalai Lama conferirà un’iniziazione di Kalachakra a Bodhgaya (India Centrale) dal 17 al 29 gennaio del 2002. Nei giorni dal 18 al 20 terrà la preparazione e dal 21 al 24 gli insegnamenti sui temi: "Gli stadi intermedi della meditazione", secondo il testo di Kamalashila; "Le 37 pratiche del Bodhisattva", secondo il testo di Thogmey Sangpo; "I tre aspetti principali del sentiero", secondo il testo di Tsong Khapa. Dal 26 al 29 gennaio verrà conferita l’iniziazione. Per l’intero periodo, e in special modo dal 25 gennaio, saranno presenti migliaia di monaci e una folla di praticanti buddisti.

 

Amitaba, un tour operator specializzato in viaggi all’interno della cultura tibetana, organizza un interessante viaggio che porterà i partecipanti a visitare alcuni importanti luoghi spirituali indiani e nepalesi e ad assistere all’iniziazione di Kalachakra.

Per informazioni:

Amitaba s.r.l., Via Fioravanti 3 – 20154 Milano

Tel.: 02 33614196 – 02 33614262

Fax: 02 34535577

Sito web: http://www.amitaba.net

 

Nel ricordo di un socio

Lo scorso 21 giugno 2001 è tragicamente venuto a mancare Werner von Aufschnaiter, da anni fedelissimo socio del gruppo di Bolzano dell’Associazione Italia-Tibet. Direttore dell’Ufficio Affari Linguistici della Provincia, Werner ha ,tra l’altro, verificato l’esattezza della traduzione di opere inerenti a soggetti tibetani evidenziandone, ove necessario, errori o misinterpretazioni.

Nel rispetto della sua dedizione alla causa tibetana, la famiglia ha disposto che eventuali donazioni raccolte in suo nome fossero elargite ai profughi. Il gruppo di Bolzano dell’Associazione sta ora pensando di utilizzare la somma raccolta per finanziare un progetto destinato ad accrescere la competenza tecnica dei traduttori che, all’interno del governo tibetano in esilio, si trovano a dover affrontare lingue diverse quali il tibetano, l’hindi, l’inglese e il cinese applicate a testi politici, giuridici e amministrativi, senza un opportuno approfondimento delle tecniche di traduzione.

L’Associazione Italia-Tibet si stringe solidale attorno ai famigliari e agli amici nel ricordo di Werner von Aufschnaiter.

 

 

 

 

 

 

 

Dalai Lama, Parole dal cuore, Sperling&Kupfer Editori, pag. 192, £. 28.500, un prezioso messaggio di fiducia e speranza costituisce il nucleo di queste «lezioni», tenute dal Dalai Lama a New York. Concetti semplici e chiari che scaturiscono dal cuore di Sua Santità e raggiungono direttamente quello del lettore. Parole che indicano nell'apertura mentale e nell'assenza di pregiudizi la via per raggiungere la serenità interiore e la pace nel mondo. Abituati come siamo a tendere unicamente al nostro benessere individuale ci dimentichiamo che non solo la felicità, ma la nostra stessa esistenza dipendono dalla cooperazione di un infinito numero di persone. I problemi nascono quando si nega tale interdipendenza globale e si traccia una linea di demarcazione tra «noi» e «loro». Questa è la causa di ingiustizie sociali, guerre, degrado ambientale e anche dell’incapacità di sperimentare nella vita quotidiana l'amore e l'amicizia, ricchezze alla portata di tutti coloro in grado di aprire la mente e il cuore alla calma interiore e alla compassione. Oggi più che mai attuali, le parole del Dalai Lama ci aiutano a comprendere come l'«altro» non sia una minaccia ai nostri valori o un nemico da sconfiggere, ma un’occasione di confronto e di crescita.

Antonio Attisani, A Ce Lha Mo, studio sulle forme della teatralità tibetana, Leo S. Olschki Editore, Firenze 2001, pag. 601, £. 65.000, il più importante testo sul teatro tibetano finora pubblicato in lingua occidentale. L’Autore, docente di Storia del teatro e dello spettacolo presso l’Università di Venezia, ho cominciato ad interessarsi alle forme teatrali tibetane alla fine degli anni ‘80 e in questo periodo ha dedicato a questo importante aspetto della cultura tibetana diversi studi e monografie. Questo A Ce Lha Mo, pubblicato con il contributo della Fondazione Giorgio Cini, costituisce un fondamentale punto di arrivo nelle ricerche di Antonio Attisani ed è sicuramente un autentica pietra miliare nel campo degli studi sul lhamo e la teatralità tibetana presa in esame in tutte le sue forme e i suoi passaggi temporali.

Antonio Attisani, Uno strano teatro, Legenda, Torino 2001, pag. 445, £. 45.000, per considerazioni di carattere politico dell’Editore, Antonio Attisani non aveva potuto toccare argomenti di stretta attualità nel suo pur voluminoso testo A Ce Lha Mo (vedi recensione precedente). Lo fa mirabilmente in questo testo, dedicato quasi esclusivamente agli avvenimenti di questi ultimi cinquant’anni in Tibet. Di notevole interesse le considerazioni dell’Autore sulla presente condizione politica del Tibet e sui problemi che il teatro del Tibet si trova ad affrontare sia in patria sia in esilio. Estremamente godibile anche la dettagliata ricostruzione della vicenda politico-culturale che prese le mosse dalla presenza dell’Opera di Lhasa all’edizione 1991 del festival teatrale di Santarcangelo di cui all’epoca l’Autore era il Direttore.

La nostra nuova home page

Ricordiamo che la nostra Associazione ha un nuovo sito Web. Visitateci all’indirizzo: http://www.italiatibet.org

 

Collana Tibet - Sperling & Kupfer

 

 

In libreria

 

 

Dalai Lama, Parole dal Cuore, pag. 192, £. 28.500, un prezioso messaggio di fiducia e speranza costituisce il nucleo di queste «lezioni», tenute dal Dalai Lama a New York. Concetti semplici e chiari che scaturiscono dal cuore di Sua Santità e raggiungono direttamente quello del lettore. Parole che indicano nell'apertura mentale e nell'assenza di pregiudizi la via per raggiungere la serenità interiore e la pace nel mondo. Abituati come siamo a tendere unicamente al nostro benessere individuale ci dimentichiamo che non solo la felicità, ma la nostra stessa esistenza dipendono dalla cooperazione di un infinito numero di persone. I problemi nascono quando si nega tale interdipendenza globale e si traccia una linea di demarcazione tra «noi» e «loro». Questa è la causa di ingiustizie sociali, guerre, degrado ambientale e anche dell’incapacità di sperimentare nella vita quotidiana l'amore e l'amicizia, ricchezze alla portata di tutti coloro in grado di aprire la mente e il cuore alla calma interiore e alla compassione. Oggi più che mai attuali, le parole del Dalai Lama ci aiutano a comprendere come l'«altro» non sia una minaccia ai nostri valori o un nemico da sconfiggere, ma un’occasione di confronto e di crescita.

 

Tulku Thondup, L’Arte di Curarsi con la Mente, pag. 243, £. 29.000, uno dei testi più chiari ed esaurienti per conoscere le tecniche di guarigione buddiste in rapporto con le pratiche meditative e spirituali. Rivelandoci i metodi pratici e concreti con cui la tradizione tibetana affronta il problema della salute sia fisica sia mentale, Tulku Thondup conduce anche il lettore attraverso alcuni degli aspetti principali della civiltà e della tradizione del Tibet.

 

Tenzin Chödrak, Il Palazzo degli Arcobaleni, pag. 382, £. 28.500.

Un libro esemplare che degnamente celebra i due anni della collana "Tibet", e il suo coerente impegno a far conoscere al pubblico italiano i molteplici aspetti della civiltà del Tibet. Questo "Palazzo degli Arcobaleni" è l'autobiografia di Tenzin Chödrak, uno dei medici personali del Dalai Lama e oggi uno dei più importanti medici tibetani viventi. Il Tibet tradizionale, la scienza medica tibetana e il difficile apprendistato degli aspiranti dottori, la brutale invasione cinese, l'odissea dei prigionieri politici, la liberazione e la fuga in India. Avvincente come un romanzo, questo saggio rappresenta una preziosa occasione per conoscere dall'interno aspetti fondamentali della cultura e della società tibetane.

 

 

Nella stessa collana:

 

Dalai Lama, La Mia Terra sul Tetto del Mondo

Palden Gyatso (con Tsering Shakya), Il Fuoco Sotto la Neve, pag. 255, Lire 28.500

Dalai Lama, La Libertà nell’Esilio, pag. 309, Lire 16.000

Dalai Lama, La Mia Terra la Mia Gente, pag. 240, Lire 28.500

Ama Adhe (con Joy Blakeslee), La Voce Che Ricorda, pag. 285, Lire 29.500

Gilles Van Grasdorff (con Edgar Tag), Panchen Lama – Ostaggio di Pechino, pag. 242, Lire 29.500

Piero Verni, Il Tibet nel Cuore, pag. 290, Lire 29.500

Chögyam Trungpa, Nato in Tibet, pag. 287, Lire 29.500

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