Pubblichiamo leditoriale apparso sul numero di Ottobre della Tibetan Review che, nellapprossimarsi delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Tibetano in Esilio, propone una riflessione sulle divergenze e le incertezze esistenti allinterno del mondo dei rifugiati e sulla possibilità di trasformarle in un reale dibattito politico.
In questi giorni la lotta dei tibetani in esilio sembra alquanto confusa poiché, nella misura in cui "lapproccio della Via di Mezzo", la politica adottata del governo tibetano, continua ad essere battuta e a vacillare sotto gli attacchi di Pechino al Dalai Lama e alla sua "cricca"o sotto le accuse di separatismo, la richiesta di indipendenza, più potente dal punto di vista emotivo, si affianca alla posizione ufficiale e fa sentire forte il suo grido. E per dimostrare che lapproccio della Via di Mezzo non ha futuro, la Cina comunista ha ulteriormente stretto la sua morsa in Tibet marchiando come "separatista", e perciò anti-statale, ogni espressione di identità culturale, nazionale o etnica tibetana. A questo riguardo, la politica di Pechino è particolarmente disonesta in quanto afferma di sostenere, promuovere e proteggere i diritti individuali e collettivi del popolo tibetano come mai era accaduto e come mai nessuno aveva fatto in passato mentre, in realtà, e non certo in segreto, attua una strategia del tutto opposta che minaccia la stessa sopravvivenza del Tibet come nazione.
Lapproccio della Via di Mezzo è senza dubbio ispirato da nobili sentimenti che rispecchiano il cuore buddista dellidentità nazionale tibetana. E considerato un modo politicamente corretto per proporre la questione tibetana nelle opportune sedi internazionali. Ha consentito ai leader politici democratici occidentali di sollevare più facilmente la questione tibetana con la Cina. Dopo tutto, il Dalai Lama non chiede lindipendenza ma un grado di autonomia che consenta di preservare lidentità nazionale del Tibet e i diritti individuali del popolo. Non si vede perché Pechino vi si dovrebbe opporre. La Cina stessa non è estranea al concetto di "territori speciali", governati da apposite leggi in grado di venire incontro alle specifiche esigenze politiche nazionali. Tuttavia, nel caso della Cina, questa politica è ispirata solo da interessi economici: listituzione di territori speciali per motivi economici è comprensibile, ma la richiesta della stessa misura per garantire il rispetto della sopravvivenza di etnie diverse scatena in Pechino un istinto di sovranità di dimensioni imperiali. Davanti alla Cina si erge lo spettro della disintegrazione dellex Unione Sovietica anche se, le condizioni permettendolo, nessuna forma di totalitarismo sottrarrebbe il paese allo stesso destino.
I sostenitori della Via di Mezzo ritengono che il rifiuto cinese a questa proposta non deve essere fonte di delusione e sono certi che il sicuro e crescente appoggio della comunità internazionale costringerà la Cina a sedersi al tavolo dei negoziati. Nessuno ha mai ancora spiegato come. Alcuni portano ad esempio Timor Est che recentemente, e sotto la supervisione delle Nazioni Unite, ha esercitato il proprio diritto allautodeterminazione e si è espressa a favore dellindipendenza. Questo esempio è tuttavia talmente inappropriato, se posto a confronto con la situazione del Tibet sotto loccupazione cinese, da non meritare alcuna analisi più approfondita.
Lapproccio della Via di Mezzo ci è stato indubbiamente molto utile perché ha fatto convergere contro la Cina il biasimo della comunità internazionale, ricoprendola di vergogna e costringendola alla difensiva. Ma, date le attuali circostanze, non può offrire di più. La questione tibetana deve potersi esprimere anche in altre forme, più creative e diverse: non può iniziare con "vogliamo lautonomia" e terminare con "ma se la Cina non risponde, cosa possiamo farci"?
Latteggiamento dei tibetani su come condurre la loro lotta sembra però basarsi sullassunto che la battaglia deve essere condotta "o" con mezzi violenti "o" con mezzi non violenti, che il fine deve essere "o" lindipendenza "o" lautonomia, che devono schierarsi per luna o laltra di queste alternative, dando per scontato che labbandono della Via di Mezzo significa porsi contro il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio. Questa mentalità irragionevolmente passiva riflette una mancanza di indole democratica allinterno della Diaspora tibetana. Anche se la Cina accettasse lapproccio della Via di Mezzo proposto dal Dalai Lama e garantisse un sufficiente grado di autonomia e rispetto dei diritti umani, la grande maggioranza del popolo tibetano continuerebbe a desiderare lindipendenza. Daltro canto, è vero che la Tibetan Youth Congress chiede con fermezza la più totale indipendenza, ma non senza elogiare lapproccio della Via di Mezzo. I suoi rappresentanti presso il parlamento in esilio appoggiano tranquillamente risoluzioni che presuppongono come obiettivo il conseguimento dellautonomia.
Le consultazioni elettorali dei tibetani in esilio continuano ad essere contraddistinte dalla monotonia. Il solo, puerile, interrogativo sembra essere chi rappresenterà meglio questa o quella provincia o scuola religiosa. Diversi gruppi, in rappresentanza di varie province, e il Partito Democratico Nazionale Tibetano hanno presentato le liste dei candidati che, il prossimo 31 marzo 2000, si presenteranno alle elezioni del 13° parlamento tibetano in esilio. Ma non si vedono manifesti elettorali né si tengono dibattiti su questioni di interesse nazionale perché è certo che tutti si atterranno allo status quo. La maggior parte dei dibattiti allinterno del parlamento tibetano in esilio riguardano soprattutto normali questioni amministrative.
Una democrazia multipartitica potrebbe forse rappresentare una soluzione. Dico "forse" perché nessuno sembra avere la minima fretta di creare alcun partito politico. Differenti partiti che sostenessero posizioni diverse quali la completa indipendenza, lapproccio della Via di Mezzo o altri punti di vista, potrebbero entrare in competizione per il voto. Il sistema elettorale dovrebbe garantire allinterno del parlamento in esilio la presenza di rappresentanti di diverse parti. Solo a queste condizioni lideologia politica entrerebbe nella Diaspora tibetana e lo stesso movimento dei tibetani acquisterebbe lelasticità necessaria per adattarsi ad un eventuale mutamento del clima politico sia allinterno della Cina sia nellambito della comunità dei rifugiati.
E stato detto che unità significa forza. Nel nostro caso sembra però consistere nel mettere tutte le uova in un paniere. Il problema è come preservare lunità, e magari rafforzarla, anche ponendo le uova in diversi, strategici panieri.
Tibetan Review, Ottobre 2000
INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SUL PROGETTO DULAN
Roma, 9 giugno. I parlamentari Serafini, Bartolich, Crema, Russo Jervolino, Leccese, Pisapia, Pozza Tasca e Sbarbati si sono fatti promotori di uninterrogazione sul tanto discusso progetto denominato "Riduzione della Povertà nella Cina Occidentale" che dovrebbe essere realizzato nellarea di Dulan (Quinhai occidentale)con il finanziamento della Banca Mondiale. In particolare è stato chiesto ai Ministri degli Esteri e delle Finanze:
· Quali misure sono state adottate dalla Banca Mondiale per evitare le eventuali conseguenze negative sul piano ambientale derivanti dallattuazione del progetto e se la popolazione locale è stata consultata in fase preparatoria.
· Se la Banca Mondiale ha agito in conformità ai propri canoni etici.
· Se la popolazione locale ha potuto conoscere i risultati del Rapporto stilato dal gruppo di ispezione e se il medesimo è stato reso pubblico.
· Se il governo italiano non ritiene opportuno consultare il Parlamento sullintera vicenda nonché consentire alle competenti autorità di prendere visione del Rapporto finale degli Ispettori.
· Se il governo non ritiene opportuno chiedere alla Banca Mondiale di posporre ogni decisione fino a che il progetto non sia stato attentamente valutato dal suo consiglio direttivo.
· Quali misure il governo intenda adottare affinché i direttori esecutivi della Banca Mondiale, e tra essi il rappresentante italiano, signor Franco Passacantando, possano esercitare al meglio le loro funzioni nei confronti delloperato della Banca. u
NUOVO LIBRO BIANCO CINESE SUL TIBET
Pechino, 22 giugno. In concomitanza con larrivo a Pechino del Segretario di Stato americano, signora Madeleine Albright, lagenzia di stampa ufficiale cinese Xinhua ha reso noto la pubblicazione di un nuovo Libro Bianco sul Tibet intitolato "Lo Sviluppo della Cultura Tibetana". Il documento attacca violentemente il Dalai Lama, nega che in Tibet sia in atto un genocidio culturale e afferma che le continue critiche alla politica cinese in Tibet altro non sono se non un vano tentativo di restaurare nel paese lantica società feudale. Per contro, grande enfasi viene posta sullimpegno con cui Pechino ha preservato e protetto, nel corso degli anni, la cultura tibetana. In particolare si legge che, negli anni compresi tra il 1989 e il 1994, il governo centrale ha stanziato 55 milioni di yuan ed impiegato una grande quantità di oro, argento e altri materiali preziosi per la ristrutturazione del Palazzo del Potala, opera che, prosegue il Libro Bianco, è stata riconosciuta dallUNESCO come un autentico "miracolo nella storia della conservazione degli edifici antichi". Il documento afferma inoltre che anche nel periodo della Rivoluzione Culturale (1966-1976) il defunto premier Zhu Enlai diede personalmente istruzioni affinché fossero prese speciali misure per proteggere le opere darte tibetane rendendo così possibile il salvataggio e la successiva catalogazione di migliaia di importanti volumi, per la maggior parte in lingua tibetana. Il Libro Bianco ricorda infine che i governi regionali hanno varato una serie di leggi e regolamenti per la preservazione dei reperti culturali al cui studio e mantenimento provvede un gruppo di 270 archeologi il 95% dei quali è costituito da tibetani.
Immediata la risposta del governo di Dharamsala. Il 28 giugno, il ministro T.C. Tethong, del Dipartimento Informazioni e Relazioni Internazionali, ha dichiarato che la pubblicazione del Libro Bianco cinese sulla cultura tibetana non cambia la realtà dei fatti ed è in contraddizione con la politica di Pechino in Tibet dove è in atto un costante processo di sinizzazione. Tethong ha ricordato inoltre che nel corso di una riunione segreta dei quadri comunisti, tenutasi a Chendu nel 1993, fu deciso il trasferimento in Tibet di un grande numero di coloni cinesi con il chiaro intento di diluire e piegare lorgoglio nazionale tibetano. In risposta al Libro Bianco cinese, il Dipartimento Informazioni e Relazioni Internazionali ha pubblicato un dettagliato documento di cui proponiamo il testo completo alla pagina10 del presente numero di Tibet News. u
IL DALAI LAMA INCONTRA MADELEINE ALBRIGHT
Washington, 3 luglio. Il Dalai Lama, da due settimane negli Stati Uniti, ha incontrato il Segretario di Stato Madeleine Albright, reduce da una visita ufficiale in Cina, la prima da parte di un alto esponente governativo americano dopo il bombardamento dellambasciata cinese di Belgrado, nel 1999. Le premesse per il viaggio della signora Albright erano maturate il 24 maggio scorso quando la Camera dei Rappresentanti aveva votato a favore della normalizzazione dei rapporti commerciali con la Cina (votazione non ancora ratificata dal Senato), aprendo di fatto la porta allingresso del "gigante"asiatico nella Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). In quelloccasione il Dalai Lama si mostrò estremamente conciliante e, non senza stupore da parte di molti, espresse un parere favorevole allingresso della Cina nella WTO. Al termine dellincontro tra il leader tibetano e il Segretario di Stato, Julia Taft, coordinatrice del Dipartimento di Stato americano per gli affari tibetani, ha affermato che Madeleine Albright ha riferito al Dalai Lama il contenuto dei suoi recenti colloqui con Jang Zemin. Nel corso del viaggio in Cina, la signora Albright aveva dichiarato ai giornalisti che "Stati Uniti e Cina sono in forte contrasto sulla questione tibetana" e che " il Tibet rimane nellagenda del governo americano". u
RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
Strasburgo, 6 luglio. Con lapprossimarsi della decisione finale dei vertici della Banca Mondiale in merito al progetto Dulan, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione "sul Progetto di Riduzione della Povertà nella Cina Occidentale e sul futuro del Tibet". Il documento, adottato su iniziativa di Ppe, Eldr, Verdi, An e Radicali, (tra i firmatari Marco Pannella, Emma Bonino, Reinhold Messner e Cristiana Moscardini) chiede tra laltro:
· Al Consiglio, alla Commissione e agli Stati Membri di adoperarsi in ogni modo affinché abbiano inizio dei negoziati tra il governo della Repubblica Popolare Cinese e il Dalai Lama circa un nuovo status per il Tibet che garantisca al paese completa autonomia in campo politico, economico, sociale e culturale, con le sole eccezioni della difesa e della politica estera.
· Ai governi degli stati membri di considerare seriamente la possibilità di riconoscere il governo tibetano in esilio come legittimo rappresentante del Tibet se, nellarco di tre anni, le autorità di Pechino e il governo tibetano in esilio non avranno firmato, sotto legida delle Nazioni Unite, un accordo che sancisca un nuovo statuto per il Tibet.
· Alla Commissione e al Consiglio di chiedere alla direzione della Banca Mondiale di sospendere il finanziamento del Progetto di Riduzione della Povertà nella Cina Occidentale.
· Alla Banca Mondiale la pubblicazione del Rapporto del gruppo di Ispezione. u
VITTORIA! LA BANCA MONDIALE NON FINANZIERA IL PROGETTO DULAN
Washington, 7 luglio. La Banca Mondiale ha annunciato la decisione di rifiutare il finanziamento del tanto discusso "Progetto di Riduzione della Povertà in Cina". Come i nostri lettori ormai certamente sapranno, il progetto stipulato dalla Banca Mondiale con la repubblica Popolare Cinese prevedeva il trasferimento di circa 58.000 persone dalle regioni orientali della provincia del Quinghai alla più occidentale Contea di Dulan, abitata in prevalenza da pastori nomadi di etnia tibetana e mongola, con uno stanziamento complessivo di oltre 40 milioni di dollari. La notizia, accolta con grande entusiasmo da tutti i gruppi di sostegno al Tibet che, per oltre un anno, si sono battuti contro la realizzazione dellintera operazione, è giunta al termine di un movimentato incontro, durato oltre sei ore, tra i 24 direttori esecutivi (in rappresentanza di 181 paesi membri) chiamati a decidere se dare o meno corso al progetto dopo che il rapporto stilato dal gruppo di ispettori indipendenti inviati nel Quinghai occidentale dalla Banca Mondiale aveva evidenziato, nelloperato dellistituto di credito, la presenza di numerose pecche e omissioni. Secondo gli ispettori, infatti, il progetto, peraltro mai reso pubblico dalla Banca Mondiale ma divulgato grazie a un articolo del New York Times, contravveniva a ben sette principi di comportamento della Banca sia in materia procedurale sia riguardo la questione ambientale, le popolazioni indigene, i trasferimenti di popolazione, i controlli, lhabitat naturale e la diffusione di notizie. Il rapporto evidenziava inoltre la preoccupante tendenza, da parte della direzione della Banca Mondiale, a deviare dalle procedure stabilite nella gestione degli affari con la Cina.
Di fronte alla perplessità dei direttori esecutivi, disposti a fare proprie le critiche del rapporto, consapevoli che la gravità di quanto emerso non poteva essere ignorata, pena la credibilità della Banca Mondiale, il presidente della stessa, James Wolfensohn, aveva proposto una soluzione di compromesso che riduceva lammontare del prestito a due milioni di dollari (contro i quaranta previsti) e ritardava lattuazione del progetto di altri quindici mesi. Il nuovo documento era accompagnato da una lettera in cui Wolfensohn, quasi a prendere le distanze da una oggettiva responsabilità della Banca per la brutta piega dellintera vicenda, affermava che il vero problema riguardo al progetto era principalmente "il rapporto politico tra lo stato cinese e i tibetani, fonte di stati emotivi e di preoccupazione tra i gruppi politici e nella società civile".
Mentre la maggioranza dei direttori decideva di non adottare le raccomandazioni del consiglio damministrazione, divisa, tra laltro, sullopportunità di portare a compimento un progetto senza adeguate possibilità di verifica sulle modalità della sua attuazione, le autorità cinesi annunciavano di rinunciare al finanziamento della Banca Mondiale e di volere dare seguito alloperazione con i propri mezzi. Sembra che la decisione sia stata presa dallo stesso premier Zhu Ronji dopo lunghissime discussioni presso la Banca Mondiale e intense consultazioni con il Ministro delle Finanze. Questa la dichiarazione di Zhu Xian, il direttore esecutivo cinese: "I miei superiori ritengono inaccettabile che altri azionisti insistano nellimporre ulteriori condizioni alle raccomandazioni del consiglio damministrazione e, in particolare, che si richieda lapprovazione del comitato esecutivo per un progetto già approvato un anno fa. La Cina quindi porterà a termine il progetto con le proprie risorse".
Commentando la decisione, James Wolfensohn, presidente della Banca Mondiale, si è così espresso: "Accettiamo la decisione del governo cinese Ci auguriamo che i nostri rapporti di collaborazione con la Cina proseguano nel contesto di altri progetti".
Finalmente una battaglia vinta e grande la soddisfazione dei tibetani e dei loro sostenitori che con profonda tenacia si sono adoperati per questo successo. Anche lAssociazione Italia-Tibet si è mobilitata con una campagna di lettere e fax inviati al Ministro degli Esteri, al Ministro del Tesoro e al Direttore Esecutivo rappresentante lItalia presso la Banca Mondiale, signor Franco Passacantando, che, in sede di discussione, si è espresso in termini estremamente critici nei confronti del progetto. Un grazie a tutti i soci che hanno risposto al nostro appello attivandosi in prima persona e rendendo possibile questa vittoria. u
IL DALAI LAMA NON INVITATO AL MILLENNIUM PEACE SUMMIT
New York, 7 agosto. In seguito alle forti pressioni esercitate dal governo cinese, il Dalai Lama non è stato invitato a partecipare alla riunione del Millennium Peace Summit che si riunirà il 28 agosto a New York presso la sede delle Nazioni Unite e che vedrà riuniti oltre mille esponenti di diverse religioni. Anche se finanziato in massima parte da fondazioni private (uno dei principali sponsor è il magnate americano Ted Turner) e pur essendo il Millennium Peace unOrganizzazione non Governativa, il rappresentante cinese allONU ed il suo governo sembrano aver avuto la meglio su un debole Kofi Annan. Quando la notizia dellesclusione del Dalai Lama, uno dei massimi leader religiosi e premio Nobel per la Pace, è stata resa pubblica, immediate sono state le reazioni da parte sia di personalità religiose sia di gruppi politici. Lex arcivescovo del Sud Africa, Desmond Tutu ha apertamente esortato il Segretario Generale delle Nazioni Unite ad invitare il capo tibetano. Una posizione analoga è stata presa da Tom Lantos e John Edward Potter, i due co-presidenti del Gruppo Diritti Umani presso il Congresso americano. Vibrata presa di posizione anche da parte di Brama Das, fondatore e direttore del Movimento per la Libertà Religiosa Universale e per la Libertà Religiosa in Tibet. A causa delle proteste, le Nazioni Unite hanno cercato di uscire dallimbarazzo invitando il Dalai Lama a partecipare alla seduta conclusiva della conferenza, seduta che si terrà presso lhotel Waldorf Astoria anziché al Palazzo di Vetro.
Il Dalai Lama ha comunque declinato linvito e ha fatto sapere che invierà ai convenuti un messaggio che sarà letto nel corso della sessione inaugurale. Il Buddismo tibetano sarà rappresentato da una delegazione composta da otto alte personalità del mondo religioso tibetano che prenderanno parte allintero Summit. u
LA MADRE DI NGAWANG CHOEPHEL VISITA IL FIGLIO IN PRIGIONE
Kathmandu, 8 agosto. Per la prima volta dopo cinque anni di strazianti suppliche e richieste, le autorità cinesi hanno concesso a Sonam Dekyi, la madre di Ngawang Choephel, di visitare il figlio in carcere. Lincontro è avvenuto nella prigione di Chendu dove il trentaquattrenne musicista tibetano, condannato nel 1995 a diciotto anni di detenzione sotto laccusa di spionaggio e attività controrivoluzionarie, è stato trasferito da circa un mese, proveniente dalla "prigione numero due", conosciuta anche come Powo Lamo, situata nella Regione Autonoma Tibetana. Sonam Dekyi, accompagnata dal fratello, Tsering Wangdu, si è trattenuta in Tibet per una settimana ma ha potuto incontrare il figlio solo due volte e sempre alla presenza di guardie cinesi.
Sonam Dekyi
Questi alcuni significativi passaggi del racconto di Sonam Dekyi al suo rientro a Kathmandu:
" Il giorno 1 agosto, assieme a mio fratello, ho preso il volo da Kathmandu a Lhasa ma una volta arrivati allaeroporto di Gongkar non ci è stato consentito di scendere dallaereo. Cinque soldati dellEsercito di Liberazione sono saliti a bordo e mi hanno informata che mio figlio era stato trasferito, dietro sua richiesta, in unaltra prigione ,a Chendu, dove continuava ad essere sottoposto ad opportune cure mediche. Due tibetani, un uomo e una donna, ci hanno accompagnati in volo fino a Chendu.
Il giorno successivo, 2 agosto, siamo stati portati in automobile allospedale di Chendu dove ho incontrato il medico che ha in cura mio figlio. Mi ha spiegato che Ngawang soffre di diversi disturbi e che è in cura per problemi alle vie urinarie e per dolori al fegato, al petto e allo stomaco.
Il 3 agosto, in una grande prigione vicina alla stazione ferroviaria di Chendu, ho incontrato mio figlio per la prima volta In un primo momento non sono stata in grado di riconoscerlo. Di fronte a me, separato da due banchi e da un doppio strato di rete cera un corpo fragile, tutto pelle e ossa. Non sono riuscita a trattenere le lacrime e gli ho chiesto se fosse veramente mio figlio. La sola risposta è stata: "per favore, non piangere". Ho subito riconosciuto la sua voce. Era guardato a vista da tre persone, due a suo fianco e una terza dietro. Quando gli ho chiesto notizie sulla sua salute si è toccato il petto e mi ha detto che provava un incessante dolore Avrei voluto toccargli la fronte e stringere le sue mani
La seconda visita ha avuto luogo il 7 agosto, il giorno prima della mia partenza per il Nepal Era lultima occasione per vedere mio figlio. Gli ho chiesto di farmi vedere le braccia, le mani e di muoversi in modo che potessi vedere le sue gambe. Gli ho domandato se era stato torturato e mi ha risposto negativamente non ha voluto parlare.
Quando ho saputo che potevo incontrare mio figlio, pensavo che avrei passato con lui tutti i sei giorni che mi erano stati concessi, invece lo ho visto solamente due volte e mi è stato negato qualsiasi contatto fisico con lui. Ho 66 anni e mio figlio, dal 1995, sta scontando una pena di 18 anni di reclusione La sua salute sta peggiorando e se non riceverà cure mediche adeguate potrebbe non sopravvivere. Chiedo alla comunità internazionale e soprattutto al governo cinese di restituirmi mio figlio per poterlo curare". u
UN SITO WEB SUL TIBET IN LINGUA CINESE
Dharamsala, 26 agosto. Il governo tibetano in esilio ha aperto il primo sito web ufficiale sul Tibet in lingua cinese. Il sito è stato creato con lintento di fornire informazioni veritiere non solo ai cinesi residenti in Cina (che hanno accesso solo a informazioni "di stato" e censurate) ma anche a tutte le persone di lingua cinese nel mondo. Il sito, alla cui apertura ha ufficialmente presenziato il Dalai Lama, fornisce un grande numero di informazioni sugli aspetti politici, storici, religiosi e culturali del paese. Per i più curiosi : www: //xizang-zhiye.org) u
RAPPORTO USA SULLE PERSECUZIONI RELIGIOSE IN CINA
Washington, 5 settembre. Un rapporto stilato dal Dipartimento di Stato americano denuncia il "vistoso deterioramento della libertà religiosa in Cina" avvenuto nello scorso anno sulla base della promulgazione di una nuova legge che ha garantito alle autorità centrali e locali maggiori poteri decisionali in merito alla soppressione delle minoranze religiose, ivi compresa la setta Falun Gong. Robert Saiple, responsabile del Dipartimento per le Libertà Religiose, ha così dichiarato: "Il governo cinese si preoccupa per tutto ciò che non riesce a capire, controllare e per tutto ciò che potrebbe avere ripercussioni sullimmagine del paese Le autorità di Pechino parlano di "stabilità" ma, in realtà, si tratta solamente di controllo". Saiple ha anticipato che il presidente Clinton affronterà la questione della persecuzione delle minoranze religiose con il presidente Jiang Zemin il giorno 8 settembre, alle Nazioni Unite, nel corso del Summit dei capi politici e religiosi.
Per bocca di Sun Yuxi, un portavoce del Ministero degli Esteri, Pechino ha definito il rapporto "una macchinazione" che interviene negli affari interni della Cina, distorce i fatti e attacca la libertà e la politica del paese in campo religioso. Ha inoltre affermato che la il governo cinese garantisce la libertà di religione e ha chiesto agli Stati Uniti di modificare il rapporto. u
IL KARMAPA LASCIA LINDIA?
Dharamsala, 7 settembre. Fonti di stampa indiana hanno diffuso la notizia che il quindicenne Ugyen Trinley Dorje, 17° Karmapa, fuggito dal Tibet allinizio dellanno in corso e riparato a Dharamsala dopo un rocambolesco viaggio, starebbe maturando la decisione di lasciare lIndia o, quanto meno, di stabilirsi presso il proprio monastero a Rumtek, in Sikkim. Secondo le stesse fonti, la notizia sarebbe trapelata nel corso della terza Conferenza Internazionale della Scuola Karma Kagyu, svoltasi a Delhi lo scorso mese di agosto e sarebbe motivata dal ritardo e dallindecisione del governo indiano circa lo status politico da concedere allillustre, giovane profugo. Uno degli assistenti di Ugyen Trinley Dorje avrebbe così dichiarato: "In India, le condizioni del Karmapa non sono molto diverse da quelle in cui viveva in Cina: è costantemente sotto stretta sorveglianza, un uccellino in gabbia senza alcuna libertà di movimento". Il Karmapa e, a suo nome, il governo tibetano in esilio hanno già presentato alle competenti autorità indiane la richiesta del permesso per entrare in Sikkim. u
PECHINO: GEDHUN CHOEKYI NYIMA STA BENE
Pechino, 14 settembre. Il segretario del Partito Comunista della Regione Autonoma Tibetana, Raidi, ha reso noto in un comunicato stampa diffuso dallagenzia di stato Xinhua che il piccolo Gedhun Choekyi Nyima, riconosciuto dal Dalai Lama come reincarnazione del Panchen Lama, vive con la sua famiglia in un luogo tranquillo e frequenta con successo la scuola elementare. "E un normale bambino cinese" ha affermato Raidi "che gode di buona salute e frequenta la scuola come gli altri bambini". Raidi ha inoltre criticato la scelta del Dalai Lama che, a suo dire, avrebbe agito in violazione delle norme religiose e storiche compiendo un atto senza alcuna base legale. u
COMUNICATO STAMPA DELLASSOCIAZIONE ITALIA - TIBET
Milano,14 settembre. Al suo rientro dal Tibet, una delegazione di parlamentari italiani guidata dallonorevole Romualdo Coviello (P.P.I.) ha rilasciato alla stampa alcune sconcertanti dichiarazioni pubblicate da diversi quotidiani nazionali. Parlando a nome del gruppo, lonorevole Coviello ha infatti affermato di aver trovato in Tibet una situazione positiva sia per quanto riguarda lo sviluppo economico sia per quanto riguarda la libertà di culto. Di fronte a simili affermazioni, lAssociazione Italia-Tibet ha inviato alle maggiori testate e agenzie giornalistiche il seguente comunicato stampa:
Milano, 14 Settembre 2000
Leggiamo con costernazione e incredulità le dichiarazioni sulla situazione in Tibet rilasciate dall'on. Romualdo Coviello (Ppi) a nome di una delegazione di parlamentari italiani di cui facevano parte gli onorevoli Antonio Soda (Ds), Michele Saponara (Fi), Marco Zacchera (An), Luigi Marino (Pdci) e Renzo Gubert (Centro-Upd).La delegazione si è recata recentemente in Cina e in Tibet dove è stata ospite del governo della Repubblica Popolare Cinese. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa l'on. Coviello e i suoi colleghi avrebbero trovato sul Tetto del Mondo una situazione estremamente positiva in cui "la Cina contribuisce positivamente alla crescita economica del Tibet" e dove "alla popolazione tibetana è garantita la libertà di esprimere e di praticare la propria religione". Non sappiamo se metterci a ridere o a piangere nell'ascoltare dei membri del Parlamento ripetere pedissequamente i luoghi comuni della più triviale propaganda di regime cinese. Ci chiediamo se questi esponenti politici abbiano una pur vaga idea di cosa stia succedendo in Tibet (come del resto nella stessa Cina) da oltre 50 anni. Come ampiamente testimoniato da accurate ricerche condotte da numerose organizzazioni, prima fra tutte Amnesty International, al popolo tibetano sono negati tutti i principali diritti umani a cominciare proprio da quello religioso. Evidentemente la conoscenza del problema dei nostri parlamentari è tale da scambiare la autentica libertà religiosa con quella di poter esprimere pubblicamente alcuni gesti esteriori tipici del Buddismo. Nella realtà tutti i monaci sono costretti a partecipare a corsi di rieducazione ideologica, a firmare denunce contro il Dalai Lama e ad anteporre la "lealtà al Partito ed alla Patria" alla loro pratica spirituale. Per quanto riguarda lo sfruttamento economico delle risorse tibetane è così evidente e riconosciuto che la Banca Mondiale, pochi mesi or sono, non se l'è sentita di finanziare un progetto del governo cinese tanto era palese quanto questo avrebbe nociuto agli interessi dei tibetani. Sarebbe interessante conoscere quale effettiva libertà di movimento abbia avuto la delegazione italiana. Quali occasioni (ed eventualmente in quale lingua e grazie a quali interpreti) abbia avuto per poter parlare con la gente del Tibet senza i filtri cinesi. Quante carceri abbia visitato. Quanti monaci abbia potuto incontrare liberamente. Insomma che genere di vita abbiano condotto gli autorevoli esponenti dell'autorevolissima delegazione. Noi pensiamo (e francamente lo speriamo per il riguardo dovuto alla loro capacità di giudizio) che l'on. Coviello e i suoi colleghi non abbiano fatto nessuna di queste cose ma si siano limitati a farsi graziosamente portare in giro, è proprio il caso di dirlo, dai loro ospiti soddisfatti di vedere quanto era stato, da altri, previsto che vedessero. E ammirare in pace i meravigliosi panorami che, nonostante la brutale oppressione cinese, il Tibet è ancora in grado di offrire. Ma allora, non sarebbe stato più decoroso per degli uomini politici, godersi una bella vacanza premio e tacere al rientro in patria ?
ASSOCIAZIONE ITALIA-TIBET
IL SENATO USA: RAPPORTI ECONOMICI PERMANENTI CON LA CINA
Washington, 19 settembre. Con 83 voti favorevoli e 15 contrari, il Senato americano ha riconosciuto alla Cina lo status di nazione con rapporti economici permanenti con gli Stati Uniti, status che, per il passato, veniva rinnovato di anno in anno. La ratifica del documento (già approvato dalla Camera dei Rappresentanti lo scorso mese di maggio), rende la Cina un partner privilegiato nei rapporti commerciali con gli Stati Uniti e, di fatto, rimuove praticamente ogni ostacolo allingresso di Pechino nellOrganizzazione Mondiale del Commercio. Mentre limprenditoria americana brinda allapertura del mercato cinese e la Cina vede abbattute le tariffe doganali sulle proprie esportazioni, grande è il disappunto e lo sconcerto non solo tra le organizzazioni tibetane ma anche tra i dissidenti cinesi, esponenti di organizzazioni religiose e gruppi operanti a difesa dei diritti umani. Unanime infatti lamara constatazione del fatto che questo passo toglie alla Cina ogni incentivo allattuazione di una politica di riforme. International Campaign for Tibet ha dichiarato che il voto del Senato americano arriva in un momento in cui la situazione in Tibet sta peggiorando e migliaia di tibetani, inclusi il Panche Lama e Ngawang Choephel, sono detenuti per motivi politici. u
NO DEI TIBETANI AL GASDOTTO SEBEI-LANZHOU
Dharamsala, 25 settembre. Il governo
tibetano in esilio ha preso ufficialmente posizione contro la costruzione del gasdotto che
si snoderà per 953 chilometri tra Sebei e Lanzhou, nel bacino di Tsaidam (Amdo),
attraverso unarea abitata prevalentemente da popolazioni di nomadi tibetani e
mongoli (vedi Tibet News
N. 31, pag. 8). Allattuazione del progetto, che prevede anche un incremento dei
lavori di esplorazione e sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio dellaltopiano
tibetano, collaborano per la prima volta alcune importanti compagnie petrolifere
occidentali quali la British Petroleum, la Enron e litaliana AGIP. Il governo di
Dharamsala ritiene che i lavori, iniziati lo scorso mese di marzo, debbano essere fermati
in quanto lesivi degli interessi economici, sociali, culturali e ambientali dei tibetani
residenti nella zona. In particolare, il progetto è giudicato negativamente in quanto:
vi lavorerà un grande numero di cinesi e mano dopera non tibetana
sfrutterà le risorse naturali senza che i tibetani ne possano beneficiare
consoliderà il controllo cinese del Tibet fornendo ai cinesi ulteriori ragioni per esercitarlo
contribuirà allerosione della cultura e delle tradizioni tibetane
faciliterà il trasferimento di coloni e lavoratori cinesi
avrà un impatto negativo sullecosistema del Tibet
darà lavoro solo a pochi tibetani, in posizioni si scarsa specializzazione
Alla luce di questi punti, che contrastano quanto specificato nelle "Linee Guida" approntate dal governo tibetano in esilio per favorire investimenti corretti in Tibet, si chiede alle compagnie BP, AGIP e Enron di distogliere i loro capitali dagli investimenti nella zona e in questo modo evitare che la distruzione dellambiente e lasservimento dei tibetani non si compia con il sostegno del mondo occidentale.
Si sta avviando nel frattempo, in tutto il mondo, la mobilitazione delle organizzazioni e dei gruppi di sostegno al Tibet volta a bloccare la prosecuzione del progetto. Il 29 settembre, a Londra, si è tenuta una grande dimostrazione di fronte al quartiere generale della BP Amoco promossa da Free Tibet Campaign, con la partecipazione di International Campaign for Tibet, Milarepa Fund e US Tibet Commitee. E stata consegnata alla dirigenza della compagnia petrolifera una lettera in cui si chiede alla British Petroleum di non attuare il previsto investimento di 400 milioni di sterline nella SINOPEC, il secondo gruppo petrolifero cinese dopo PETROCHINA. u
CHIESTA LA LIBERAZIONE DI NGAWANG CHOEPHEL
Pechino, 27 settembre. Con una lettera inviata al Ministro della Giustizia cinese, Gao Chaingli, lorganizzazione Reporters sans Frontières ha chiesto la liberazione di Ngawang Choephel, arrestato nel 1995 in Tibet mentre stava girando un documentario sullarte tibetana. Lorganizzazione si dice estremamente preoccupata per le condizioni di salute del musicista tibetano che soffre di affezioni polmonari (si teme sia ammalato di tubercolosi) ed epatiche. Reporters sans Frontières si appella allarticolo 214 del Codice di Procedura Penale cinese che così recita: "quando le sue condizioni fisiche sono gravi, un prigioniero può scontare la sua condanna anche al di fuori del carcere". Le condizioni di salute di Ngawang Choephel, che ha subito torture e non è stato mai curato, sono peggiorate mentre si trovava nel carcere di Powo Tramo, un campo di lavori forzati dove è stato rinchiuso dal luglio del 1998 al giugno del 2000. u
PROBABILE VISITA DEL DALAI LAMA A TAIWAN
Taipei, 28 settembre. Nel corso di unintervista concessa allinviato della Central News Agency di Taiwan, il Dalai Lama ha parlato di un suo probabile viaggio a Taipei per la fine dellanno e di nutrire la speranza di potersi intrattenere a colloquio con il nuovo presidente dellisola, Chen Shui-bian. Per evitare ritorsioni da parte di Pechino, il capo spirituale tibetano aveva declinato linvito a presenziare alla cerimonia dinsediamento del nuovo presidente, eletto lo scorso mese di maggio. Lultima visita del Dalai Lama a Taipei risale al 1997, quando incontrò lallora presidente Lee Teng-hui. Nel 1998, la forte opposizione di Pechino, che vedeva nellincontro tra il leader tibetano e il presidente taiwanese un complotto concertato per separare Tibet e Taiwan dalla madrepatria, aveva indotto il Dalai Lama a cancellare un secondo viaggio. u
MONITO DI DHARAMSALA A PECHINO
New Delhi, 29 settembre. Il governo tibetano in esilio ha ufficialmente reso noto un documento di 45 pagine intitolato "Lattuale politica cinese in Tibet" in cui, per la prima volta, si afferma che lostinato rifiuto cinese di negoziare con il Dalai Lama potrebbe trasformare la politica finora non violenta del movimento tibetano in uno scontro frontale. Citando fonti ufficiali cinesi e rapporti di organizzazioni umanitarie, il documento dichiara che Pechino "si sta incamminando lungo una strada che porta alla distruzione di una civiltà fiorita sullaltopiano tibetano da mille anni Questa politica, unita alla scelta da parte di Pechino di non aprire un dialogo con il Dalai Lama, potrebbe mettere in discussione, in modo violento, quella stabilità che Pechino dice di volere essere il suo obiettivo primario in Tibet". Nel corso della conferenza stampa indetta dal Dipartimento Informazioni e Relazioni Internazionali per la presentazione del documento, T.C. Tethong si è espresso in questi termini: "Finora Sua Santità il Dalai Lama ha svolto una funzione moderatrice sugli elementi più radicali del movimento tibetano. Ignorando gli appelli del Dalai Lama, il governo cinese si pone in rotta di collisione con le frange più estremiste del nazionalismo tibetano". Tethong ha inoltre affermato che il Dalai Lama è "il solo leader dotato dellautorità morale necessaria per garantire lunità del movimento tibetano e per intavolare dei negoziati a nome di tutto il suo popolo. Senza questa leadership e senza unità, le diverse frange intraprenderebbero vie e azioni diverse". u
SUICIDIO DI CINQUE MONACHE DOPO FEROCI TORTURE
Londra, 6 ottobre. A distanza di due anni, il gruppo di informazione londinese Tibet Information Network è riuscito a ricostruire quanto avvenuto nel maggio 1998 nella prigione di Drapchi. Un quel periodo, una delegazione composta da tre ambasciatori europei, tra cui quello britannico, si trovava in visita a Lhasa per indagare circa la situazione dei diritti umani in Tibet. I rituali discorsi di benvenuto avrebbero dovuto avere luogo nel cortile interno del carcere ma allimprovviso, e non senza un certo imbarazzo, i componenti la delegazione furono portati allesterno della costruzione dove tennero i loro discorsi ignari della tragedia che si stava consumando a pochi metri. Nel cortile del carcere, infatti, truppe di polizia paramilitari infierivano selvaggiamente sui detenuti, uomini e donne, colpevoli, per la seconda volta nellarco di quattro giorni, di aver pacificamente dimostrato il loro dissenso rifiutandosi di cantare "Il socialismo è buono" e altre canzoni "patriottiche" inneggianti al presidente Mao e scandendo invece a gran voce slogan indipendentisti. Una monaca detenuta a Drapchi in quei giorni e sopravvissuta alla strage, ha così raccontato: " Ci hanno percosso così brutalmente che cera sangue dappertutto, per terra e sulle pareti. Sembrava un mattatoio. Ci picchiarono con le cinture fino a che si spezzavano. Poi passarono ai bastoni elettrici. Ad alcuni furono strappate le orecchie, altri riportarono ferite alla testa". Seguì una settimana di serrati interrogatori durante i quali alcuni presunti leader della rivolta furono picchiati con tubi flessibili pieni di sabbia mentre le monache furono costrette a restare in piedi, sotto il sole cocente, per quattro giorni. Il quinto giorno, cinque monache, di età compresa tra i 22 e i 28 anni, si suicidarono impiccandosi o soffocandosi con le proprie sciarpe. In seguito alle percosse e alle torture subite, morirono in quei giorni altre dodici persone e i detenuti in procinto di essere scarcerati furono minacciati di nuova reclusione se avessero raccontato ciò che avevano visto. u
LONDRA: LA BANDIERA TIBETANA SULLAMBASCIATA CINESE
Londra, 7 ottobre. In occasione della ricorrenza del 50° anniversario delloccupazione cinese del Tibet, due attivisti di Free Tibet Campaign si sono arrampicati sul balcone dellambasciata cinese, in pieno centro di Londra, e hanno appeso allasta portabandiera il vessillo tibetano. Gli addetti dellambasciata hanno prontamente rimosso la bandiera e una persona è stata arrestata. Alison Reynold, direttrice di Free Tibet Campaign ha così dichiarato: "Loccupazione del Tibet è una vergogna che si protrae da cinquantanni. Ora la Cina cerca di consolidare la sua posizione chiedendo alle compagnie occidentali, come la British Petroleum, di finanziare lo sfruttamento delle risorse naturali tibetane e ciò non lascia certo ben sperare per i prossimi anni". u
Londra: la bandiera tibetana sul balcone dellAmbasciata cinese
LA CULTURA TIBETANA MINACCIATA DALLA NUOVA CULTURA SOCIALISTA
Il 22 giugno 2000, il Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un Libro Bianco in cui si afferma che in Tibet è in atto un grande processo di sviluppo in campo culturale, religioso e scolastico. E tuttavia facile verificare che questo Libro Bianco in realtà altro non è se non un ulteriore tentativo di mascherare la repressiva politica di genocidio culturale attuata dalla Cina. LAmministrazione Centrale Tibetana, con sede a Dharamsala, fornisce quindi i seguenti dati circa la reale situazione allinterno del Tibet.
Dipartimento delle Informazioni e Relazioni Internazionali
Governo tibetano in esilio
Dharamsala, Luglio 2000
1 - Introduzione
Il Tibet, una nazione a se stante, con un ricco patrimonio culturale, possiede una storia documentata vecchia di 2000 anni e, come provato dai reperti archeologici, una civiltà che risale a più di 6000 anni fa. Da tempi antichissimi e, in modo particolare, dallavvento della religione Buddista, nel settimo secolo, il Tibet ha sviluppato un patrimonio culturale inestimabile.
Tuttavia, da quando, nel 1958, ebbero inizio le disastrose campagne maoiste di "riforma democratica" volute dalla Cina comunista, il Tibet è diventato un vero deserto culturale in cui è minacciata la stessa sopravvivenza della lingua. Nel 1988, a Pechino, nel corso della prima conferenza dellIstituto Cinese di Tibetologia, il X° Panchen Lama si espresse in questi termini: "E vergognoso essere costretti dire che in Tibet bisogna studiare e usare la lingua tibetana. La lingua della nostra terra, vecchia di oltre 1.300 anni, è andata completamente perduta nellarco di due decenni dopo la "liberazione" attuata dal Partito Comunista. Per questo motivo siamo ora costretti a lanciare un appello per promuovere luso della lingua tibetana in Tibet".
A partire dagli anni 80, grazie allimpegno del Decimo Panchen Lama e dei patrioti tibetani, listruzione e le arti hanno vissuto, nel deserto culturale tibetano, un momento di leggera ripresa. E tuttavia necessario affermare che quanto oggi sopravvive è soltanto una piccolissima parte e un riflesso di tutto ciò che una volta era fiorente in quella riserva culturale conosciuta come "lAltare della Terra".
Certamente, la struttura sociale tradizionale tibetana non rispondeva alle aspettative e alle aspirazioni di tutta la popolazione. Tuttavia questa nazione, estesa su due milioni e mezzo di chilometri quadrati, si fece custode di un grande patrimonio culturale e ogni devoto tibetano se ne fece protettore. La Cina ha distrutto questa eredità e la distruzione è ancora in corso. Per quarantacinque anni Pechino si è arrogata il diritto rappresentare politicamente i tibetani. Ora, nel 21° secolo, si dichiara anche protettrice della loro cultura .
2 - La conservazione degli antichi manoscritti e delle opere darte: solo una messinscena
Con linizio delle "riforme democratiche", nel 1958, la Cina lanciò in Tibet una serie di campagne ideologiche che lasciarono sulla loro strada le rovine del 99.98% dei monasteri. Complessivamente, la Cina distrusse più di 6.000 tra templi e istituti monastici, comprese le statue, gli oggetti rituali, gli antichi manoscritti, i testi sacri, le reliquie religiose e le Tangka, i tradizionali dipinti. La religione e la cultura tibetana, con i loro peculiari valori, vennero etichettate con il termine "i Quattro Vecchi" e farle proprie comportò persecuzione, prigionia, tortura e morte. Ventanni dopo linizio delle "riforme democratiche", la civiltà tibetana era sullorlo dellestinzione.
Più tardi, nel 1978, la Cina diede lavvio ad un processo di "liberizzazione" concedendo delle sovvenzioni minime per il restauro di alcuni importanti monumenti storici, quali il palazzo del Potala (la residenza del Dalai Lama), la cattedrale del Jokhang, a Lhasa, e i monasteri di Sera, Drepung, Tashilumpo, Sakya, Kunbum, Labrang, Derge Gonchen e Chamdo Gon. Altri monasteri furono restaurati grazie alle iniziative, al lavoro e alle donazioni di tibetani.
Così come avviene in Cina, ai nostri giorni non cè libertà religiosa in Tibet. Le autorità consentono alcune pratiche rituali come le prostrazioni, le offerte di lampade di burro e la circumambulazione dei monumenti sacri. Tuttavia, se la gente desidera ricostruire i templi e i monasteri andati distrutti in seguito allapplicazione delle ideologie politiche cinesi, deve richiedere un permesso governativo, peraltro difficile da ottenere. Ai tibetani di età inferiore ai 18 anni non è consentito lingresso nelle comunità monastiche.
In tutto il Tibet i monaci e le monache sono costretti a criticare il Dalai Lama la cui fotografia è assolutamente bandita. Sono inoltre obbligati a dichiarare fedeltà a Gyaltsen Norbu, il Panchen Lama nominato dai cinesi, e a denunciare Gedhun Choekyi Nyima, quello riconosciuto dal Dalai Lama. Nulla si conosce, al momento, circa il luogo in cui si trova il Panchen Lama e le sue condizioni. Contravvenire a queste norme comporta lespulsione dai monasteri, la prigionia, la tortura e, in alcuni casi, anche la chiusura delle comunità monastiche. Alla fine del 1999, 11.409 tra monaci e monache erano stati espulsi e 20 monasteri erano stati chiusi.
In sintonia con questo meccanismo di controllo, lamministrazione dei monasteri è affidata a un organismo denominato "Comitato Democratico di Dirigenza". Inoltre, la polizia cinese risiede allinterno delle comunità monastiche. Il numero dei monaci e delle monache è molto basso e i loro compiti principali consistono nel mostrarsi ai turisti e nel prendersi cura dei monasteri, senza alcuna possibilità di studiare e praticare seriamente la loro religione, secondo la tradizione, in quanto obbligati a partecipare a interminabili sessioni di "educazione politica". Le solenni festività monastiche sono diventate dei semplici eventi da cui trarre opportunità di lucro e hanno completamente perduto il loro significato religioso.
Nel nome della modernizzazione, Pechino importa e diffonde, in Tibet, la cultura contemporanea e i modelli sociali cinesi. Di conseguenza, nei centri urbani tibetani proliferano i bordelli, le discoteche, le case da gioco e i bar.
La politica del vandalismo posta in atto nel periodo precedente la liberalizzazione ha causato la distruzione della maggior parte delle statue tibetane di carattere religioso e degli oggetti darte appartenuti ai monasteri. I pochissimi oggetti che i tibetani erano riusciti a salvare e a nascondere furono più tardi donati, dagli stessi tibetani, ai ricostruiti monasteri. Il fatto che il governo cinese ne pretenda ora il possesso e si dichiari il "Protettore della Cultura Tibetana" ricorda in realtà la storiella della volpe a guardia del pollaio.
3 La diffusione della "nuova cultura socialista tibetana" quale mezzo per dipingere la società tradizionale come buia, barbara e arretrata
"Larte deve servire la causa del socialismo", affermò Mao Zedong in occasione del primo forum sullarte e la cultura tenutosi a Yanan. Questa massima continua a essere il principio guida dei governanti comunisti. Gli intellettuali cinesi usano lespressione "5.000 anni di cultura Han" per porre laccento sullarretratezza culturale dei tibetani e delle altre minoranze etniche. Questo atteggiamento mentale fa sì che gli intellettuali cinesi abbiano la convinzione che sia loro compito riformare la cultura tibetana e che questo sia possibile solo ponendo laccento sullarretratezza delleredità culturale del Paese delle Nevi. La combinazione di questo senso di superiorità intellettuale e dellagenda politica governativa ha dato lavvio, in Tibet, a una serie di campagne che, a loro volta, hanno prodotto la coesistenza di due culture: la tradizionale cultura spirituale tibetana e una "cultura di campo" di ispirazione comunista che non è né tibetana né cinese.
Mentre la cultura spirituale tradizionale è definita col termine di "cultura dei signori feudali", quella nuova è propagandata come "la cultura del nuovo Tibet socialista". Sebbene sia insegnata a partire dalla scuola primaria fino a livello universitario, la "cultura di campo" non ha tuttavia alcuna rilevanza nella realtà della società tibetana. Sotto il governo cinese, la conoscenza di questa cultura senza spessore può aiutare a diventare un poeta, uno scrittore, un traduttore, un giornalista o un impiegato governativo ma non consente alcun approfondimento dei valori tradizionali della società tibetana.
Ciò che la Cina definisce "sviluppo culturale tibetano" altro non è che la produzione e la diffusione di testi, film e canzoni che inneggiano al nuovo Tibet socialista e denunciano la società tradizionale tibetana come buia, barbara, brutale e arretrata.
4 Luso degli studi tibetani contro gli interessi del popolo
Il Libro Bianco cinese afferma che, in generale, sono stati compiuti significativi progressi nel campo degli studi tibetani e, in particolare, nel settore della medicina. A nostro avviso, il più recente volume di ricerca nel campo della Tibetologia fu redatto nel lontano 1973 da alcuni ricercatori occidentali con laiuto della Library of Tibetan Works and Archives di Dharamsala (India). Il grandissimo interesse per gli studi tibetani mostrato da molte istituzioni e studiosi occidentali ha costretto il governo cinese ad intraprendere a sua volta una vasta gamma di ricerche. Lobiettivo di Pechino non è tuttavia quello di condurre un approfondimento degli studi tibetani. In Tibet, infatti, i ricercatori devono sottostare a precise direttive volte ad assicurare che il loro lavoro legittimi la sovranità cinese allinterno del paese. Di conseguenza, queste ricerche possono essere più di danno che di beneficio per il popolo tibetano.
Per fare un esempio, il primo numero della rivista Bod-jong Shib-jung (1982) ha pubblicato un articolo di Doje Cering, segretario del Partito e presidente del governo del TAR, in cui sono tratteggiate le direttive per i lavori di ricerca in Tibet. Doje Cering scrive: "Riteniamo che il Marxismo-Leninismo e i pensieri di Mao siano il metro cui devono attenersi tutti gli studiosi. Questi pensieri sono lunico principio guida dellAccademia Tibetana delle Scienze Sociali". Prosegue affermando che la conclusione di tutti i lavori di ricerca sugli studi tibetani deve rafforzare la causa dellunità della Madrepatria.
Esprimendo la propria preoccupazione per questo tipo di approccio alla Tibetologia, in un numero di Bod-jong Shib-jug del 1985, Dungkar Lobsang Trinley scrisse: "Un lavoro di ricerca non può ritenersi scientifico se è compiuto sui tibetani o altre minoranze nazionali allo scopo di dividerle". Nellaffermare che tuttavia alcuni ricercatori dellIstituto di Ricerche sulle Minoranze operano proprio secondo questo criterio, così prosegue: "Quelli che fanno sentire la loro voce contro questo tipo di approccio sono accusati di nutrire dei sentimenti favorevoli a un "Grande Tibet" e al nazionalismo locale.
E quindi evidente gli studi tibetani compiuti sotto legida cinese hanno come scopo principale la repressione del nazionalismo tibetano e la proclamazione dellappartenenza del Tibet alla Cina.
Il Libro Bianco Cinese afferma che, in Tibet, la scienza medica tradizionale è tornata a nuova vita. Non fa tuttavia menzione del fatto che lantica tradizione medica è stata distrutta proprio dal Partito Comunista Cinese.
Prima dellinvasione cinese, esistevano in Tibet molti istituti di medicina e molti esperti sia monaci sia laici che si occupavano delladdestramento dei giovani medici e farmacisti e si prendevano cura delle necessità mediche della popolazione locale. La tradizione medica tibetana conobbe un periodo fiorente allepoca degli antichi re del Dharma. Nellottavo secolo, Yuthok Yonten Gonpo istruì migliaia di medici e farmacisti tibetani. Nellundicesimo secolo, il Grande Traduttore Lotsawa Rinchen Zangpo fondò un collegio medico presso il monastero di Thoding, a Ngari, nel Tibet occidentale. Nel 1643, il Quinto Dalai Lama fondò la scuola medica di Drophel-ling, presso il monastero di Drepung, vicino a Lhasa e, nel 1695, Desi Sangye Gyatso fece costruire un collegio medico, il Chakri Bedre Drophen Tana Ngotsar Rigje Ling. Nel 1916, il Tredicesimo Dalai Lama inaugurò a Lhasa lIstituto Medico e Astrologico Tibetano cui vennero chiamati a far parte studenti provenienti da vari monasteri e distretti del Tibet. Dopo il diploma, la maggior parte di questi studenti tornava a lavorare nei villaggi di provenienza. Allo stesso modo, anche molti monasteri del Kham e dellAmdo ospitavano al loro interno alcuni collegi di medicina.
Per secoli la tradizione medica tibetana fu sostenuta, conservata e sviluppata grazie ad interventi sia pubblici sia privati. Tuttavia, nel 1959, la Cina bombardò il Chakri Bede Drophen Tana Ngotsar Rigje Ling, il centro medico di Lhasa, fondato nel 17° secolo. Anche ai nostri giorni, le sue rovine sono visibili sulla cima della collina.
Durante la Rivoluzione Culturale (1966-1976), la scienza medica tibetana fu definita una tradizione "superstiziosa e arretrata". Molti medici illustri furono sviliti, perseguitati e rinchiusi in campi di lavoro. Un esempio importante è quello di Amchi Jampa Thinley, che in seguito fu riabilitato e ufficialmente riconosciuto come uno dei dottori più eruditi della Cina.
E quindi un dato di fatto che fu proprio il governo cinese a distruggere e osteggiare la medicina tradizionale tibetana fino allinizio degli anni 80. Sua Santità il Dalai Lama, nella realtà dellesilio, ha invece mantenuto vivo e incoraggiato lo sviluppo della scienza della guarigione inaugurando, nel 1960, lIstituto Medico e Astrologico Tibetano. Questo istituto, con i suoi medici e farmacisti, funziona come un motore, in grado di diffondere la conoscenza della medicina tibetana in India e nel mondo. Quando i centri medici internazionali iniziarono a riconoscere il ruolo e limportanza della scienza della guarigione tibetana, il governo cinese fu costretto a rivedere la propria politica e fece riaprire lIstituto Medico e Astrologico di Lhasa. Questa è lunica ragione per cui la medicina e la farmacologia tibetana sono tornate a rivivere in Tibet.
5 Il tentativo cinese di far cadere in disuso la lingua tibetana
Lasserzione cinese che la lingua tibetana scritta e parlata è "ampiamente in uso in ogni aspetto della vita sociale del paese" e che "è protetta dalla legge" è completamente smentita dalla realtà della situazione esistente in Tibet.
E opinione diffusa in Tibet che chi studia la lingua tibetana non ha prospettive per il futuro. In un libro intitolato "Thunderous Secrets to the People of the Snowland in the 21st Century" (pubblicato nel 1996 dal monastero Serthang Thekchen Choeling di Golok, situato nel Tibet nord orientale), Khenchen Jigme Phuntsok scrive: "In realtà ai nostri giorni in Tibet la lingua tibetana non ha alcun valore. Per fare un esempio, se si spedisse una lettera con lindirizzo scritto in tibetano, non raggiungerebbe mai la sua destinazione allinterno del Tibet, per non dire allestero. Nel corso di un viaggio, qualsiasi fosse il suo grado di conoscenza della lingua tibetana, una persona non sarebbe in grado di sapere lorario del suo autobus o di leggere il numero del posto scritto sul suo biglietto. Anche se fosse necessario cercare un ospedale o un negozio, la conoscenza del tibetano sarebbe completamente inutile. Si incontrerebbero delle difficoltà anche solo a fare la spesa quotidiana. Se la nostra lingua non serve allinterno del nostro stesso paese, in quale altro luogo potrebbe essere di qualche utilità? Perdurando questa situazione, un giorno la lingua tibetana scomparirà".
E più avanti scrive ancora: "Sono poche in Tibet le scuole dove è possibile studiare la lingua e la cultura tibetana Inoltre, i genitori tendono a non mandare i loro figli a scuola perché nella scuola primaria viene insegnato il cinese piuttosto che il tibetano. Anche se i ragazzi studiano il cinese e arrivano a conseguire il diploma della scuola media, non hanno possibilità di impiego e finiscono per occuparsi del bestiame e lavorare nei campi. I genitori sanno che la lingua tibetana non è usata nella vita di tutti i giorni e quindi non si sentono motivati a mandare i loro figli a scuola".
Nel 1987 il Congresso della Regione Autonoma Tibetana (TAR) approvò una norma in base alla quale, entro il 1993, le lezioni sarebbero state impartite in lingua tibetana a tutti i nuovi studenti della scuola media e, entro il 1997, anche a quelli delle scuole secondarie. Ma nessuna di queste disposizioni è stata applicata. A peggiorare le cose, nellaprile del 1997 venne ufficialmente annunciata una norma contraria a quella del 1987. Tenzin, segretario del Partito Comunista del TAR, si espresse in questi termini: "La decisione del 1987, di insegnare ai giovani studenti solo la lingua tibetana, non sarà loro di alcuna utilità quando saranno cresciuti". Definì inoltre la direttiva del 1987 "impraticabile e in disaccordo con la realtà del Tibet".
Nel 1989, su iniziativa del Decimo Panchen Lama, furono create quattro classi sperimentali in lingua tibetana nelle scuole secondarie. Nel 1995, il Comitato per lEducazione della Regione Autonoma Tibetana riconobbe il successo di queste classi sperimentali e auspicò una graduale estensione delleducazione in lingua tibetana alle scuole secondarie situate nelle regioni rurali. Tuttavia, nel 1996, le autorità cinesi abbandonarono questo progetto in quanto si ritenne che potesse alimentare il sentimento nazionalistico.
Il defunto Dungkar Lobsang Trinley, una figura di grande spicco nel mondo culturale e intellettuale del Tibet moderno, riconosciuto dagli stessi cinesi come "tesoro nazionale", fu un grande sostenitore della diffusione della lingua tibetana. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1992, Dungkar espresse la sua grande preoccupazione per la questione della lingua. In uno dei suoi discorsi affermò: "Oggi, in Tibet, il numero delle persone istruite nella lingua tibetana sta diminuendo malgrado le dichiarazioni circa la politica delle minoranze espresse negli ultimi quarantanni Sebbene la lingua tibetana sia stata dichiarata la prima lingua ufficiale in tutti gli uffici governativi, durante gli incontri e nella stesura della corrispondenza ufficiale, la lingua cinese è ovunque usata come lingua di lavoro".
Khenchen Jigme Phuntsok osservò: "Nelle città e nei principali centri delle contee vi sono persone che non sono in grado di parlare il tibetano, sebbene i loro genitori siano tibetani. Anche i funzionari tibetani non sono in gradi di parlare un buon tibetano: un quinto o due terzi del loro vocabolario è costituito da parole cinesi e, per questa ragione, la gente comune non è in grado di seguire i loro discorsi".
6 Leducazione di massa come strumento per la diffusione della cultura cinese
Come dicono i cinesi, è vero che in Tibet, prima del 1959, vi erano soltanto poche scuole. Vi erano tuttavia migliaia di monasteri che fungevano da centri di apprendimento della dottrina tradizionale e venivano incontro alle necessità della popolazione per quanto riguarda leducazione.
Pechino si vanta di aver svolto un importante lavoro nel corso degli ultimi decenni per incrementare l "educazione popolare". In realtà, leducazione di massa è un fenomeno recente. A causa delle "riforme democratiche" e, in particolare, a causa del caos e della follia della Rivoluzione Culturale, il sistema di educazione di massa fu introdotto in Tibet solo allinizio del 1980.
Nel 1980 la Cina, in conformità ad una sua strategia interna mirante a incoraggiare il "ritorno di Sua Santità il Dalai Lama", pose in atto in Tibet una politica sociale ed economica sensibile ai problemi delle minoranze etniche. Nellambito di questa politica, furono compiuti autentici sforzi per migliorare la situazione in campo educativo, ma questa iniziativa fu vanificata dalla scarsità di finanziamenti. Ogni fondo reperibile fu in gran parte utilizzato per lo sviluppo delleconomia di mercato, il progetto favorito dal leader massimo cinese, Deng Xiaoping. Di conseguenza, tra il 1980 e il 1989, nella Regione Autonoma Tibetana furono chiuse più del 62% delle scuole primarie e il numero degli studenti diminuì del 43%.
Nel maggio 1980, Yang Jigren, capo della Commissione di Stato per gli Affari delle Minoranze Nazionali, dichiarò: "ogni intervento deve essere attuato in conformità alle condizioni etniche e regionali piuttosto che sulla base di vaghe generalizzazioni o arbitrarie uniformità". Tuttavia, i programmi educativi sono impostati in modo da privilegiare la conoscenza della cultura cinese piuttosto che di quella tibetana.
In seguito, nel 1994, la Cina impose, in Tibet, una politica di educazione obbligatoria. Tuttavia questa politica non fu di alcun beneficio per il popolo tibetano perché il governo non modificò le disposizioni poste in atto prima del 1984, in base alle quali gli abitanti delle regioni rurali dovevano accollarsi le spese per leducazione primaria, usufruendo solo di un contributo assistenziale minimo da parte del governo della contea locale per coprire le spese di costruzione delledificio principale e pagare gli stipendi degli insegnanti. Poiché la maggior parte dei tibetani vive in zone rurali, questa politica impedì loro di godere dei benefici delleducazione obbligatoria.
La maggior parte dei tibetani non poteva permettersi la spesa necessaria per mandare i propri figli a scuola. Il 4 giugno 1994, il presidente del governo della Regione Autonoma Tibetana, Gyaltsen Norbu, riconobbe che " un terzo dei bambini del TAR non possono permettersi di andare a scuola".
Le politiche economiche attuate dopo il 1984 provocarono inoltre unenorme disparità, in campo scolastico, tra le zone rurali e quelle urbane perché la maggior parte delle scuole statali, che ricevono maggiori finanziamenti dal governo, si trovano nelle aree urbane dove vive la maggioranza della popolazione cinese.
Queste sono le ragioni per cui molti tibetani sono costretti a far prendere ai loro figli la strada dellIndia e a iscriverli nelle scuole della comunità tibetana in esilio. Secondo un rapporto stilato dal Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia, a partire la 1984, dai 6.000 ai 9.000 tra bambini e giovani hanno lasciato il Tibet per trovare opportunità di studio in India e Nepal.
Il Libro Bianco cinese afferma che, dal 1990 al 1995, il governo della Repubblica Popolare Cinese ha investito più di un miliardo di yuan per promuovere leducazione di massa in Tibet. In realtà, gran parte di questa cifra è stata spesa per pagare listruzione degli studenti tibetani in Cina allo scopo di crescere una nuova generazione di quadri tibetani cui è stato fatto il lavaggio del cervello dal punto di vista ideologico.
Il Libro Bianco cinese riporta inoltre impressionanti statistiche sui risultati ottenuti dal governo di Pechino negli ultimi decenni. Il Libro Bianco però non dice che la Regione Autonoma Tibetana e le altre aree tibetane del Qinghai (Amdo) e del Kham hanno ancora gli indici più bassi in campo scolastico, inferiori anche a quelli della più arretrata provincia cinese, il Guizhou.
In breve, tralasciando la questione di quante istituzioni il governo cinese abbia creato in Tibet dal 1959, leducazione concessa ai tibetani ha avuto sempre come ultimo scopo la creazione di un legame politico con la Cina. Questo fine è chiaramente espresso nel discorso tenuto nel 1994 da Chen Kuiyan, segretario del Partito presso la Regione Autonoma, in occasione della Conferenza sullEducazione: "Il successo del nostro programma educativo non è da ricercarsi nel numero dei diplomi rilasciati a livello universitario, della scuola superiore o della scuola secondaria. Lo si trova piuttosto, in ultima analisi, osservando se i nostri studenti diplomati si oppongono alla cricca del Dalai Lama o la vogliono seguire e valutando se sono fedeli oppure indifferenti alla grande Madrepatria e alla grande causa socialista".
7 - I mass media: uno strumento della propaganda cinese
Il Libro Bianco cinese vanta la pubblicazione di "52 giornali e periodici", la creazione di stazioni televisive, stazioni radio, ecc. Ma questi mezzi di informazione sono liberi di pubblicare notizie e punti di vista obiettivi e imparziali? Questo è il punto cruciale della questione.
Come in tutti i paesi totalitari del passato, Pechino ha, in Tibet, il monopolio dei mass media e li usa come strumento di propaganda del Partito Comunista il cui solo scopo consiste nel fare il lavaggio del cervello ai tibetani fino al loro completo asservimento al governo cinese. I fatti dimostrano che è inutile aspettarsi libertà di stampa da un governo che imprigiona e tortura le persone solo perché hanno incollato dei manifesti a una parete o hanno gridato degli slogan di dissenso.
Inoltre, per rendere più efficace la sua propaganda, la Cina, in modo convenuto e sistematico, erige un muro contro il flusso di notizie e punti di vista che arrivano dallesterno. In Tibet, sono banditi gli audiovisivi e il materiale stampato contenenti discorsi di Sua Santità il Dalai Lama; molti tibetani sono stati condannati a lunghe pene detentive per il fatto di possederli. Allo stesso modo, il governo cinese investe molto danaro per disturbare le trasmissioni radiofoniche in lingua tibetana di "Voice of Tibet", che trasmette dalla Norvegia, della "Voice of America" e di Radio "Free Asia", che trasmettono dagli Stati Uniti.
Come se non bastasse, le autorità tibetane, nei loro giornali, usano prevalentemente la lingua cinese malgrado la nazione tibetana possieda una propria lingua scritta tradizionale considerata tra le più antiche e sofisticate della terra. Le trasmissioni della radio e della televisione di Lhasa sono per lo più in lingua cinese. Secondo il Libro Bianco, "14 settimanali e 10 giornali" su un totale di "52 giornali e periodici" sono pubblicati in lingua tibetana. La cosa più importante, ma poco conosciuta, è che la maggior parte dei servizi e degli articoli pubblicati in tibetano dal Tibet Daily, il più importante quotidiano del Tibet, non sono altro che la traduzione in lingua tibetana degli articoli pubblicati il giorno precedente dallo stesso giornale in lingua cinese.
Per quanto riguarda la conclamata pubblicazione di "6.600 titoli", è noto a tutti che non uno di questi libri si discosta dalla linea ufficiale del Partito Comunista. Se uno scrittore osasse contraddire la propaganda di stato, perderebbe il posto di lavoro e sarebbe arrestato sotto laccusa di "propaganda controrivoluzionaria".
La maggior parte delle pubblicazioni stampate in Tibet ricusano il punto di vista del popolo tibetano sulla propria storia e cultura; alcune, anzi, ridicolizzano apertamente la storia, la cultura e la filosofia tradizionale. Così avviene per i giornali e le case editrici: non sostengono la causa della cultura tibetana; il loro scopo è quello di alimentare lignoranza della gente e di tenerla sotto il giogo dei padroni comunisti.
8 Conclusione
E del tutto inutile pubblicare e fare sfoggio di impressionanti dati statistici per cercare di rendere plausibile la distruzione della religione e della cultura tibetana. Negli ultimi cinquantanni la Cina ha distrutto più di 6.000 tra templi e monasteri, ha saccheggiato e venduto statue e oggetti darte di valore inestimabile. 1.200.000 tibetani sono morti come risultato diretto delloccupazione cinese del Tibet.
In tempi più recenti, Pechino ha approvato il "Piano di Sviluppo della Cina Occidentale" per sfruttare le risorse naturali del Tibet e facilitare limmigrazione di coloni cinesi. Questo progetto minaccia in modo ancora più grave lestinzione della cultura e dellidentità nazionale tibetana.
Milano, 22-25 giugno.
Dal 22 al 25 giugno, la bandiera tibetana e un grande manifesto dal titolo "Tibet non solo cani" sono stati esposti nello stand dedicato alla razza dei mastini tibetani allinterno del World Dog Show, limportante esposizione canina che si è tenuta a Milano nei locali della Fiera. Il socio Maurizio Rivolta e sua moglie, allevatori di splendidi esemplari di "Tibetan mastiff", hanno voluto così far conoscere a un pubblico vastissimo la drammatica situazione del Tibet. Allo stand di Maurizio Rivoira erano inoltre in distribuzione volantini dellAssociazione Italia-Tibet. Liniziativa ha riscosso grande successo suscitando notevole interesse tra i partecipanti allesposizione.
Monselice, 4 luglio.
Nellambito del ciclo di conferenze sul tema "Incontro Internazionale di Studi Antropologici su Cinema e Teatro", organizzato dal Centro Studi sullEtnogramma, Piero Verni ha tenuto la relazione "Cultura e società nel Tibet di oggi". Gli altri contributi sono stati quelli del prof. Antonio Marazzi e di Pino Tommasi. Nel pomeriggio, allinterno della sezione video, sono stati proiettati i film "Il mio Tibet", di Piero Verni e Karma Chukey, "I Tetti dOro", di Pino Tommasi e "Il Teatro del Dalai Lama", di Piero Verni e Claudio Cardelli.
Spoleto, 8-9 luglio.
Nellambito della rassegna Spoleto Festival 2000, è stata organizzata la manifestazione "Tibet, salvare un popolo dallo sterminio". Francesco Pullia è intervenuto, in rappresentanza dellAssociazione, allinaugurazione della mostra-mercato di prodotti artigianali tibetani il cui ricavato è stato devoluto allAssociazione delle Donne Tibetane per lacquisto delle attrezzature necessarie alla realizzazione di una struttura sanitaria nel campo profughi dellOrissa (India). Nel corso dellevento, articolato nellarco di due giornate, sono stati proiettati alcuni filmati tra i quali "Il mio Tibet" e "Kundun".
Chianale (Cuneo), 27 luglio.
In rappresentanza dellAssociazione Italia-Tibet, Piero Verni ha preso parte alla tavola rotonda organizzata dallISCOS-CISL Piemonte in occasione della tappa che la Marcia Transalpina ha effettuato a Chianale, nellalta Val Varaita. Assieme a Claudio Tecchio, hanno partecipato ai lavori il monaco tibetano Palden Gyatso, Mario Riu, assessore alla cultura della provincia di Cuneo, il sindaco di Chianale e il presidente della locale comunità montana. La Marcia Transalpina ha visto riunito un gran numero di persone anche il giorno 5 agosto, in occasione della tappa effettuata a Modane alla quale erano presenti anche alcuni soci della nostra Associazione.
Bolzano, 24-26 agosto.
Organizzato dallAccademia Europea, si è tenuto a Bolzano un convegno internazionale sul tema "Asian Confederation"cui hanno preso parte numerosi giuristi ed esperti di diritto internazionale relativamente allarea asiatica. Tra gli altri, ricordiamo il prof. Dhokalia, preside della facoltà di legge allUniversità di Benares, Michael Davis, un docente di diritto di nazionalità americana, specializzato in problemi asiatici e linviato della Commissione Europea a Hong Kong. I lavori del convegno, durati tre giorni, hanno consentito un approfondimento e una discussione dei possibili scenari di sviluppo del quadro politico asiatico. Su invito del gruppo di Bolzano dellAssociazione Italia-Tibet, ha preso parte allincontro anche il giovane tibetano Lobsang Sangay che sta conseguendo il dottorato di ricerca in legge presso lUniversità di Harward.
Willikon (Zurigo), 29 settembre.
La comunità tibetana ha celebrato il 20° anniversario della sezione svizzera del Chushi Gandrug. Gli organizzatori, tra cui Ciampa Tendar, hanno invitato una delegazione dellAssociazione Italia-Tibet a partecipare alla manifestazione. Erano presenti in sala i consiglieri Karma Chukey e Claudio Cardelli. Il presidente, Piero Verni, ha portato il saluto di Italia-Tibet con un applaudito discorso.
Osnago (Lecco), 6-7-8 ottobre.
LAssociazione Italia-Tibet ha partecipato con un proprio stand al 3° Festival di viaggi, luoghi e culture organizzato dallAssociazione Les Cultures e dalla sezione Lombardia del WWF. Un ringraziamento a Claudio e Candida Maffezzoli per lallestimento e la presenza allo stand.
Forlì, 12 ottobre.
A cura del Centro per la Pace e con il patrocinio del comune e della provincia si è tenuta a Forlì la prima di una serie di conferenze sul tema "Il Popolo come soggetto di diritto". La serata inaugurale, dedicata al Tibet, ha visto la presenza di Piero Verni, in rappresentanza dellAssociazione Italia-Tibet, di numerose personalità del mondo politico e delle istituzioni locali e di tutti i soci del forlivese. La manifestazione, alla quale ha preso parte un folto pubblico, è riuscita a raggiungere il duplice intento che si era prefissa: fornire un articolato quadro dellintera questione tibetana e, al contempo, produrre un documento assembleare, contenente una serie di proposte e impegni, da sottoporre ai presidenti delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, ai presidenti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato e alla presidenza del Consiglio dei Ministri.
In mattinata, Piero Verni ha incontrato gli alunni del liceo classico con i quali, per oltre due ore, ha avuto uno scambio di vedute sulla questione tibetana. Allorganizzazione dellintera giornata hanno collaborato il Centro per la Pace, nelle persone dellarchitetto Edgardo Forlai e di Daniela Zamboni, e lAssociazione Italia-Tibet, grazie al lavoro delle socie Wilma Maluccelli, Fiammetta Frattini e Nicoletta Conti.
Campagna per il Panchen Lama
Dopo la pausa estiva è ripresa la campagna a favore del Panchen Lama con linvio di una lettera e di materiale informativo a tutti i centri buddisti presenti in Italia. Si è chiesto a ogni centro di coinvolgere i propri soci, amici e le associazioni che si ritiene possano offrire un fattivo contributo, tramite linvio di una lettera, di cui abbiamo fornito un fac-simile, al Presidente del Consiglio, al Ministro degli Esteri e, per conoscenza, allambasciata della Repubblica Popolare Cinese.
Prossimo lavvio della Campagna Agip-PetroChina
Lo scorso 12 maggio, il gruppo cinese China National Petroleum Corporation ha dato notizia di avere firmato un contratto con litaliana AGIP petroli (di proprietà statale per il 51,2%) in base al quale viene concesso alla società lappalto di unarea di 7000 metri quadrati nella regione di Sebei, nel Qinghai occidentale, per lavori di perforazione del sottosuolo a scopo esplorativo. Lazienda italiana si è anche impegnata allo scavo di quattro pozzi nellarco di quattro anni. Tra le compagnie petrolifere occidentali, anche linglese BP Amoco e la Enron hanno stipulato contratti con la Cina. Forti del lusinghiero risultato ottenuto unendo i propri sforzi contro la decisione della Banca Mondiale, i Gruppi di Sostegno al Tibet di tutto il mondo stanno avviando una campagna volta a dissuadere le compagnie petrolifere in questione dalleffettuare investimenti o dal portare a compimento progetti in Cina. Tutti i soci saranno tempestivamente informati circa le modalità e i tempi delle azioni da intraprendere in Italia.
A breve lAssemblea dei soci
Scusandosi per il ritardo nella convocazione, il direttivo dellAssociazione Italia-Tibet comunica che entro la fine del mese di novembre 2000 si terrà lAssemblea nazionale dei soci. Entri tempi brevissimi, sarà inviata a tutti la formale lettera di convocazione. Per informazioni, telefonare alla sede di Milano dellAssociazione.
In rete
http://www.tibet.com/eco/cover.htlm
Testo completo del documento "China current policy in Tibet", a cura del Dipartimento Informazioni e Relazioni Internazionali del governo tibetano in esilio.
http://www.rapte@dnai.com
"Tibet Environmental Watch" (TEW), un interessante sito sullambiente tibetano in generale e in rapporto al nomadismo.
http://www.tibetanarts.org
Il sito del Tibetan Institute of Performing Arts, con informazioni sulla storia, le tournée e i progetti del più conosciuto gruppo artistico tibetano.
http://www.worldbridges.com/Tibet/
Fotografie e filmati delludienza pubblica tenuta dal Dalai Lama in occasione del 60°anniversario del suo insediamento e della celebrazione del 10 marzo a Dharamsala. Archivio di fotografie e video sulla cultura tibetana.
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