TIBET NEWS ITALIA - 31

Estate 2000

INDICE

EDITORIALE

Forse il fatto politicamente più significativo avvenuto in questi ultimi mesi all’interno dello scacchiere asiatico, è la vittoria di Chen Shui Bian nelle elezioni presidenziali svoltesi a Taiwan pochi mesi or sono. L’ampia e convincente affermazione ottenuta dal rappresentante del DPP (Democratic Progressive Party), non solo segna una svolta storica nella vita socio-politica dell’isola mandando all’opposizione il Kuomingtang che deteneva il potere ininterrottamente da oltre 50 anni, ma rappresenta anche un bruciante smacco per Pechino, che aveva cercato con ogni mezzo di interferire nelle vicende interne di Taiwan. Infatti per tutta la durata della campagna elettorale i dirigenti della Repubblica Popolare Cinese avevano minacciato ogni genere di ritorsioni, perfino l'intervento armato, nel caso il popolo taiwanese avesse dato il proprio voto al rappresentante del DPP, il partito che più di ogni altro si è sempre espresso apertamente a favore dell’indipendenza totale di Taiwan. Evidentemente gli elettori di quella piccola isola (che conta poco più di venti milioni di abitanti) non si sono fatti influenzare dalle roboanti dichiarazioni di Jang Zemin e compagni e hanno dato al mondo una invidiabile prova di coraggio, determinazione e maturità. Scegliendo il candidato più moderno, progressista e onesto, le donne e gli uomini taiwanesi hanno smascherato l'ennesimo bluff di Pechino che, dopo aver tanto mostrato i muscoli, non ha potuto far altro che accettare il libero responso delle urne degli elettori di quell’isola che, nonostante il governo della Repubblica Popolare Cinese continui a considerare come una "provincia ribelle" è in realtà una nazione indipendente a tutti gli effetti, la Repubblica di Cina, con un suo presidente, un suo governo (entrambi liberamente eletti nel corso di regolari elezioni), un suo territorio, un suo esercito, sue rappresentanze diplomatiche abilitate al rilascio dei visti d'ingresso per quanti vogliono entrare a Taiwan.

La vittoria di Chen Shui Bian, che un editoriale di "Rangzen" (la rivista della Tibetan Youth Congress) ha salutato come "il primo segno di collasso della Cina Popolare", è sicuramente un avvenimento che deve dare coraggio e speranza a tutti coloro che si battono per il diritto all’autodeterminazione del popolo tibetano e per il crollo del regime comunista a Pechino. Quest’ultimo, infatti, ha voluto giocare una azzardata partita cercando di condizionare pesantemente le libere elezioni di Taiwan ed ha perso in modo clamoroso. I segni della vittoria del candidato del DPP, per quanto riguarda i rapporti tra Taiwan e questione tibetana, non hanno tardato a farsi sentire. Il Dalai Lama e una delegazione del suo governo in esilio, sono stati ufficialmente invitati alla cerimonia di insediamento di Chen (il Dalai Lama non è potuto intervenire per precedenti impegni). Alcuni importanti rappresentanti del DPP hanno devoluto una notevole somma di danaro al governo tibetano in esilio, e nell'isola si moltiplicano le voci secondo cui l'infame Commissione per gli Affari Tibetani e Mongoli stia per essere smantellata. Per quanti non lo ricordassero questa Commissione era stata creata dal governo del Kuomingtang per controllare Tibet e Mongolia che Ciang Cai Shek considerava territori cinesi al pari di Mao Tse Tung. Verrebbe da dire, osservando quanto accaduto a Taiwan, che aveva ragione il dittatore cinese quando sentenziava "Osare lottare osare vincere" e, sempre andando con la memoria al suo famoso Libretto, si potrebbe anche sperare che "una scintilla può incendiare la prateria". Se la prateria cinese potrà essere incendiata dalla scintilla scoccata a Taipei con la vittoria di Chen è presto per dirlo, quello che però ci sentiamo di affermare è che solo rimanendo fedeli alle proprie idee e convinzioni politiche si può sperare di aprire una qualche forma di dialogo con i governanti di Pechino i quali oggi sono molto più possibilisti di qualche mese fa riguardo a negoziati con Taiwan. La vittoria di Chen dovrebbe fare riflettere tutti gli amici del Tibet, e non solo, per il più disteso clima tra Taipei e Dharamsala che ha prodotto.

Il popolo tibetano e i suoi dirigenti in esilio potrebbero fare tesoro della lezione che viene dal coraggio dimostrato dagli elettori taiwanesi. Potrebbero cogliere l’occasione per riflettere sul perché la politica inaugurata nel 1988 con la Proposta di Strasburgo del Dalai Lama non abbia prodotto alcun risultato positivo. E tutti noi, tibetani e loro amici, potremmo forse partire proprio dal democratico cambio di governo avvenuto a Taipei per iniziare una dolorosa riflessione su come oggi, dopo dodici anni di "aperture" a Pechino e di rinunce agli inalienabili diritti del popolo tibetano (primo tra tutti quello all’indipendenza) la posizione dei dirigenti cinesi sia ancora più intransigente e rigida di prima. Tanto per citare fatti di questi giorni. Poche ore dopo le dichiarazioni del Dalai Lama favorevoli all’ingresso della Cina Popolare nel WTO, 50 bambini e ragazzi tibetani (tutti sotto i 18 anni) che tornavano in Tibet dopo aver studiato nelle scuole di Dharamsala e Mussurie, sono stati fermati alla frontiera con il Nepal e trasferiti in alcune prigioni cinesi in Tibet. A tutt’oggi (inizi di giugno) non se ne hanno notizie. E il 1° giugno l’agenzia Xinhua, riprendendo un articolo del quotidiano Tibet Today ha accusato il Dalai Lama di sevizie, stupri e cannibalismo.

In attesa di un’auspicabile riflessione collettiva, di cui purtroppo nell'assemblea di Berlino non si è visto traccia, noi amici italiani del Tibet dovremmo comunque guardare alla questione tibetana anche (e forse soprattutto) tenendo presente cosa è avvenuto a Taipei e cosa significhi, in termini di tattica e di strategia politica, per Taiwan, il Tibet e la Repubblica Popolare Cinese.

Piero Verni

 

NOTIZIE

 

SOTTO SORVEGLIANZA I GENITORI DEL KARMAPA

Londra, 1 marzo. Un comunicato di Tibet Information Network ha diffuso la notizia che i genitori del 17° Karmapa, fuggito dal Tibet lo scorso mese di gennaio (vedi Tibet News Nr. 30, pag. 3), sono stati prelevati dalla loro abitazione di Lhasa e trasferiti a Chamdo, nella parte orientale della Regione Autonoma Tibetana, dove vengono tenuti sotto stretta sorveglianza. Questo provvedimento si inserisce nel quadro delle misure repressive poste in atto dal governo di Pechino nei confronti dei sospetti complici della fuga del capo spirituale tibetano.

Secondo il rapporto di Tibet Information Network, tutti i monaci del monastero di Tsurphu sono stati interrogati e sottoposti a ulteriori sessioni di "rieducazione patriottica". Anche i dirigenti del monastero, sebbene eletti dalle autorità cinesi, sono stati sostituiti.

T.I.N. fornisce inoltre altri particolari sulla difficile situazione del giovane Ugyen Trinley Dorje in Tibet e sulle ragioni della sua fuga. Sembra che il Karmapa si sia ripetutamente rifiutato di riconoscere Gyaltsen Norbu, il bambino riconosciuto da Pechino come 11° Panchen Lama nel maggio 1995 e che non abbia voluto prosternasi davanti a lui nel corso di un incontro avvenuto nel luglio 1999.

Il comunicato riferisce inoltre che, nel luglio 1998, due sicari cinesi, armati dalla polizia, attentarono alla vita del 17° Karmapa. Scoperti e fermati da alcuni monaci in una biblioteca attigua alla stanza di Ugyen Trinley Dorje, furono arrestati ma rilasciati in tempi brevissimi.

Il giorno 9 marzo, Raidi, presidente del comitato regionale del congresso del popolo della Regione Autonoma Tibetana, ha definito "senza fondamento" le notizie dell’arresto e del trasferimento dei genitori del Karmapa riportate da alcuni giornali occidentali. Ha invece affermato che i due anziani conducono una vita felice, grati delle attenzioni che l’amministrazione tibetana e il partito hanno a lungo prestato al loro figliolo. Raidi ha inoltre accusato la "cricca" del Dalai Lama e "alcune forze straniere" di strumentalizzare la fuga del Karmapa per promuovere la causa dell’indipendenza del Tibet. Anche Zhu Bangzao, un portavoce del ministero degli esteri, nel corso di un’intervista ha così dichiarato: "Ci opporremo fermamente a qualsiasi tentativo di usare la questione del Karmapa per attività volte a dividere la Cina". u

MARY ROBINSON: PEGGIORATA LA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN CINA

Pechino, 2 marzo. Invitata dal governo di Pechino a presenziare all’apertura di una conferenza sui diritti umani nell’area asiatica e del Pacifico, l’Alto Commissario per i Diritti Umani presso le Nazioni Unite, signora Mary Robinson, ha espresso il suo disappunto per il peggioramento della situazione in Cina nell’arco degli ultimi due anni. L’Alto Commissario ha biasimato le reiterare violazioni della libertà di espressione, della libertà religiosa e di associazione, facendo esplicito riferimento, tra l’altro, all’arresto dei fondatori del partito d’opposizione, il Partito Democratico Cinese, e ai duri interventi contro i membri della setta Falun Gong.

La signora Robinson ha anche lamentato la mancata ratifica, da parte di Pechino, della Convenzione sui Diritti Civili e Politici e della Convenzione Internazionale sui Diritti Sociali e Culturali. u

10 MARZO: ACCORATO APPELLO DEL DALAI LAMA ALLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE

Dharamsala, 10 marzo. In tutto il mondo, i tibetani e i loro sostenitori hanno ricordato, con cerimonie e manifestazioni di vario genere, il 41° anniversario dell’insurrezione nazionale di Lhasa. A Dharamsala, tutta la comunità dei rifugiati si è stretta attorno al Dalai Lama che, come è ormai consuetudine, ha tenuto l’atteso discorso commemorativo. Il leader politico e spirituale dei tibetani si è detto rattristato per il peggioramento della situazione dei diritti umani all’interno del Tibet, dove, a certi livelli, regna un’atmosfera di intimidazione, di coercizione e di paura che ricorda quella esistente nei giorni della Rivoluzione Culturale. Dopo aver ricordato che, nel solo anno 1999, ben 1432 tra monaci e monache sono stati espulsi dai loro monasteri e che si ha notizia certa di almeno sei tibetani morti a causa delle torture loro inflitte, il Dalai Lama ha affermato che la continua migrazione di coloni cinesi in territorio tibetano, unitamente al dilagare della prostituzione, del gioco d’azzardo, dei bar "karaoke"(palesemente incoraggiato dalle autorità governative), minano i tradizionali valori del popolo tibetano, ridotto ad una minoranza all’interno del proprio paese. Dopo aver chiesto alla Cina di attuare, nei confronti di tutti i gruppi etnici, delle politiche ispirate all’uguaglianza e alla giustizia, il Dalai Lama ha, tra l’altro, lamentato la mancanza di comprensione e di rispetto che Pechino continua a dimostrare nei confronti del Tibet, della sua cultura e della sua storia. Ribadito il suo impegno costante nella ricerca di una soluzione pacifica del problema tibetano e la sincerità dei suoi intenti nel richiedere una vera autonomia per il Tibet, il Dalai Lama ha così concluso: "In assenza di alcuna positiva risposta alle proposte da me avanzate nel corso degli anni da parte del governo cinese, non mi resta altra alternativa se non quella di fare appello ai membri della comunità internazionale. E’ evidente che soltanto crescenti e coordinate pressioni internazionali riusciranno a convincere Pechino a cambiare la sua politica riguardo al Tibet. Malgrado le immediate reazioni negative da parte cinese, sono fermamente convinto che solo l’attenzione e il sostegno della comunità internazionale possano creare il clima più propizio a una soluzione pacifica del problema tibetano. Da parte mia, sono sempre disponibile al dialogo. Sono fermamente convinto che il dialogo e la volontà di guardare con onestà e chiarezza alla realtà del Tibet possono condurre ad una soluzione praticabile". u

IL 10 MARZO IN ITALIA

In assenza di una manifestazione unitaria, l’Associazione Italia-Tibet ha voluto ricordare l’anniversario dell’insurrezione di Lhasa con una conferenza stampa indetta la mattina di venerdì 10 marzo presso il Centro Italia Asia. La sera dello stesso giorno, un gruppo di soci di Milano e provincia si sono riuniti presso il centro "Outdoor & Travels B612" per un incontro commemorativo. Relatori della serata sono stati Piero Verni, presidente dell’Associazione, Carmen Leccardi, vicepresidente, e Paolo Pobbiati, in rappresentanza di Amnesty International.

Il giorno seguente, 11 marzo, a Torino, l’ISCOS-CISL Piemonte, in collaborazione con L’Associazione Italia-Tibet e la Comunità Tibetana in Italia, ha organizzato un incontro a sostegno della lotta non violenta del popolo tibetano. All’evento, svoltosi presso la Galleria d’Arte Moderna, sono intervenuti in qualità di relatori la signora Chungdak Koren, rappresentante del Dalai Lama presso il Tibet Bureau di Ginevra, Claudio Tecchio, coordinatore della Campagna CISL di Solidarietà con il Popolo Tibetano, Piero Verni, presidente dell’Associazione Italia-Tibet, e Santu Lama Jimpa, in rappresentanza della Comunità Tibetana in Italia. Erano rappresentati inoltre alcuni partiti politici e Amnesty International. Tra i molti messaggi di simpatia pervenuti, estremamente partecipe quello del presidente del partito dei Democratici di Sinistra, onorevole Walter Veltroni.

Vogliamo ricordare inoltre l’iniziativa del Centro Tara Cittamani di Padova che, con il patrocinio del Comune, ha organizzato una conferenza sulla situazione del Tibet e della sua gente, con particolare accento sugli aspetti della libertà civile e religiosa e della violazione dei diritti umani. Nel corso della manifestazione, alla quale ha preso parte anche il sindaco Alvaro Gratella, è stato proiettato il documentario "Il mio Tibet", presentato e commentato dal signor Luciano Fabris del Centro Lama Tsong Khapa di Villorba. u

INIZIATI I LAVORI DELLA COMMISSIONE ONU A GINEVRA

Ginevra, 20 marzo. Con l’apertura dei lavori della 56° sessione della Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite, si intensifica la presa di posizione di Pechino contro la risoluzione di condanna della Cina che gli Stati Uniti si apprestano a presentare (vedi Tibet News nr. 30, pag.5). Il 20 marzo, giorno d’inizio dei lavori, il People Daily, organo del Partito Comunista, e il People Liberation Army Daily hanno accusato Washington e il mondo occidentale di usare un "doppio standard" sulla questione dei diritti umani favorendo "politiche di intervento in paesi quali la Yugoslavia" (in riferimento ai bombardamento NATO in Kosovo, lo scorso anno) e "bastonando la China con il manganello dei diritti umani" allo scopo di imporre i propri valori e di assicurare l’egemonia degli Stati Uniti sul mondo. Il successo della risoluzione USA, che critica il governo di Pechino per le reiterate violazioni dei diritti umani nel corso dell’anno 1999 e che fa esplicito riferimento sia al controllo della libertà religiosa delle minoranze etniche, in particolare tibetane, sia alla repressione attuata contro i seguaci della setta Falun Gong, è strettamente legato all’appoggio che riceverà dai paesi dell’Unione Europea nel momento in cui, come per il passato, la Cina si appellerà all’articolo 65 delle norme di procedura e chiederà una "mozione di non azione" nei suoi confronti. L’articolo in questione consente la richiesta di un voto a non procedere nel caso in cui siano presentate due o più proposte riguardanti il medesimo argomento. Anche se questa situazione non si è mai verificata, la Cina ha sempre invocato la sua applicabilità. L’autorevole organizzazione internazionale Human Right Watch ha reso noto, in un comunicato, che la "mozione di non azione" viola il principio della libertà di espressione e ha altresì definito "intollerabile" che venga impedito alla Commissione di esprimersi su un argomento di tale importanza. u

DA GINEVRA UNA RICHIESTA DI SOSTEGNO

Ginevra, 23 marzo. La delegazione tibetana alla 56a sessione della Commissione Diritti Umani, preoccupata per mancanza di una chiara indicazione sulla posizione dei paesi dell’Unione Europea nei confronti della Cina, ha chiesto a tutti i gruppi di sostegno al Tibet, ai gruppi parlamentari e alle comunità tibetane in Europa di promuovere una serie di iniziative volte ad assicurare l’appoggio comunitario alla risoluzione USA di condanna del governo di Pechino.

L’Associazione Italia-Tibet ha risposto all’appello inviando al presidente del partito dei Democratici di Sinistra, Onorevole Veltroni, il seguente messaggio:

 

Gentile On. Veltroni,

la ns. Associazione, che come ben Lei sa, si batte da tempo per il rispetto dei diritti all'autonomia politico-religiosa del Popolo Tibetano, fa appello alla Sua sensibilità chiedendole di intervenire autorevolmente affinché l'Italia appoggi la risoluzione di condanna della Cina presso la 56a Sessione della Commissione ONU sui diritti umani in corso a Ginevra.

In questa sede, con la complicità di meri interessi politico-economici che impediscono una chiara presa di posizione e una risoluzione di condanna di uno Stato che viola sistematicamente i diritti umani in Tibet e nella stessa Cina, si sta infatti perpetrando un’ulteriore violenza ai diritti di un popolo indifeso e martoriato .

Confidando sul Suo appoggio, La ringraziamo e Le inviamo cordiali saluti

 

ASSOCIAZIONE ITALIA - TIBET

 

 

Analoghi appelli sono stati inviati anche da singoli soci e da altri gruppi e organizzazioni operanti in Italia a sostegno della questione tibetana. Il giorno 3 aprile, la segreteria dell’Onorevole Walter Veltroni ha diramato il comunicato stampa che riportiamo nel riquadro. u

 

 

DIRITTI UMANI IN CINA: DICHIARAZIONE DI WALTER VELTRONI

 

Il 20 marzo, a Ginevra, sono iniziati i lavori della 56a Commissione delle Nazioni Unite sui diritti umani. Gli scorsi anni gli Stati Uniti presentarono risoluzioni di condanna della Repubblica Popolare Cinese concernente la violazione dei diritti umani.

I paesi della Unione Europea hanno sempre dichiarato che avrebbero appoggiato la risoluzione se avesse ricevuto l'appoggio necessario per essere discussa e messa all'ordine del giorno. Ma non hanno appoggiato la richiesta che, di conseguenza, non è mai stata discussa.

In questo anno la Cina ha continuato a fare passi da gigante sul piano del libero mercato e della liberalizzazione dell'economia, ma purtroppo la situazione dei diritti politici e civili violati è peggiorata sensibilmente.

I membri del Partito Democratico sono perseguitati e detenuti senza regolari processi.

Secondo la Confederazione Internazionale del lavoro (della quale fanno parte la CISL e la CGIL italiane) sono centinaia i casi di sindacalisti e lavoratori incarcerati per aver difeso i loro diritti o tentato di organizzare liberi sindacati. La libertà religiosa rimane sulla carta ed è di quest'anno la messa fuori legge della setta FALUN GONG, gruppo religioso al quale aderiscono milioni di cittadini cinesi.

La condizione dei cattolici fedeli alla Chiesa di Roma non è migliorata.

La situazione più drammatica rimane quella del Tibet dove Amnesty International calcola che siano circa 800 i detenuti per reati di opinione. Alcuni sono in carcere solo per aver esposto foto del Dalai Lama nei templi o nelle abitazioni provate.

Il caso più emblematico è quello di CHOEKYI NYIMA, riconosciuto dal Dalai Lama come seconda autorità spirituale del Tibet, un bambino di dieci anni sparito insieme alla sua famiglia dal '95.

Alla luce di questi fatti, e in considerazione dell'inizio dei lavori della Sessione dell'ONU sui diritti umani, crediamo che il governo italiano debba prendere una posizione coraggiosa, cercando adesioni in seno alla Unione Europea e appoggiando la risoluzione che verrà presentata dagli Stati Uniti.

Cercare un dialogo costruttivo e proficuo con la Cina Popolare, incoraggiare le sue aperture e il suo inserimento all'interno della Comunità Internazionale, non può farci chiudere gli occhi di fronte alla violazione dei diritti umani.

 

Walter Veltroni

 

 

 

 

A nome dell’Associazione Italia-Tibet, il presidente, Piero Verni, ha inviato all’On. Veltroni il seguente messaggio di ringraziamento.

 

 

Caro On. Veltroni,

ho ricevuto ieri il testo del suo comunicato stampa relativo alla posizione italiana riguardo la corrente sessione della Commissione sui Diritti Umani in corso presso la sede di Ginevra delle Nazioni Unite.

La ringrazio, a nome mio personale e dell'intera Associazione Italia-Tibet di cui sono il presidente, sia per il contenuto sia per la forma del suo intervento. Spero vivamente che il suo comunicato possa aiutare la nostra diplomazia a non perdere un'importante occasione per difendere da un lato le ragioni della democrazia e del diritto e dall'altra per ribadire alla dirigenza cinese che dialogo non significa essere sensibili esclusivamente ai richiami del mercato e del profitto. La concretezza politica è una cosa, il cinismo un'altra (o almeno così dovrebbe essere).

Nel ringraziarla ancora per le sue parole, colgo l'occasione per inviarle i miei più cordiali saluti,

 

Piero Verni

 

 

APPROVATA LA MOZIONE DI NON AZIONE

Ginevra, 18 aprile. Un comunicato delle Nazioni Unite ha annunciato che la Commissione Diritti Umani, con 22 voti a favore, 18 contrari, 12 astenuti e un assente (la Romania), ha accolto la mozione di non azione presentata dai rappresentanti del governo cinese.

A favore si sono espressi: Bangladesh, Bhutan, Botswana, Burundi, Cina, Congo, Cuba, India, Indonesia, Madagascar, Marocco, Nepal, Niger, Nigeria, Pakistan, Peru. Qatar, Federazione Russa, Sri Lanka, Sudan, Venezuela, Zambia.

Contro: Canada, Colombia, Repubblica Ceca, El Salvador, Francia, Germania, Guatemala, Italia, Giappone, Lettonia, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Swaziland, Regno Unito, Stati Uniti.

Astenuti: Argentina, Brasile, Cile, Ecuador, Liberia, Mauritius, Messico, Filippine, Corea, Ruanda, Senegal, Tunisia.

In precedenza, l’Unione Europea aveva reso noto che avrebbe votato contro l’adozione della mozione di non azione ma che non avrebbe comunque appoggiato la risoluzione americana nel caso si fosse arrivati ad una discussione. Secondo alcuni analisti, l’Unione Europea non avrebbe sostenuto il documento di censura statunitense anche a causa del "basso profilo" tenuto dall’amministrazione americana: il silenzio del presidente Clinton durante i lavori della Commissione è stato interpretato come un chiaro segnale della volontà di Washington di sfidare formalmente la Cina presentando la risoluzione di condanna senza tuttavia adoperarsi concretamente per la sua adozione. Johanna Weschler, esponente dell’organizzazione Human Rights Watch, ha dichiarato che il ricorso alla mozione di non azione e il voto espresso hanno seriamente danneggiato l’immagine e la credibilità della Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite. u

A BERLINO LA TERZA CONFERENZA MONDIALE DEI T.S.G.

Berlino, 11-14 maggio. Organizzata dal governo tibetano in esilio in cooperazione con la fondazione Friedrich Naumann, si è tenuta a Berlino la terza conferenza mondiale dei Tibet Support Group. 282 delegati in rappresentanza di 52 paesi di tutti i continenti si sono riuniti per fare il punto sulla situazione del Tibet e concertare le migliori strategie da adottare a sostegno della lotta del popolo tibetano. Per l’Associazione Italia-Tibet erano presenti i consiglieri Karma Chukey e Günther Cologna assieme a Vicky Sevegnani, in rappresentanza del vicepresidente Carmen Leccardi. I lavori della conferenza si sono svolti nell’arco di due lunghissime e impegnative giornate, un tempo comunque troppo breve in rapporto alla quantità e all’importanza degli argomenti in discussione. Unanime il riconoscimento del mancato raggiungimento del più importante degli obiettivi che i gruppi di sostegno al Tibet si erano prefissi nel corso della precedente conferenza dei T.S.G., tenutasi a Bonn nel giugno 1996: riuscire a portare i rappresentanti di Pechino e il Dalai Lama al tavolo dei negoziati. E unanime altresì la preoccupazione per il peggioramento della situazione in Tibet e per le continue violazioni dei diritti civili e politici del popolo tibetano. Alla luce dei risultati positivi ottenuti da alcune grandi campagne internazionali (prima tra tutte quella contro il finanziamento da parte della Banca Mondiale del progetto "Riduzione della Fame nella Cina Occidentale") e in considerazione dell’importanza di dare una maggiore visibilità e incisività al movimento di sostegno al Tibet, la conferenza ha posto l’accento sulla necessità di:

favorire tutte quelle campagne volte a fermare o prevenire progetti di sviluppo o investimenti stranieri in territorio tibetano;

sensibilizzare, coinvolgere e creare coalizioni con movimenti di massa, quali i movimenti studenteschi, i sindacati e i partiti.

Il documento conclusivo della conferenza raccomanda inoltre il lancio di campagne internazionali per il rilascio dei prigionieri politici, in particolare il Panchen Lama; la diffusione di una maggiore conoscenza della situazione delle donne tibetane; la prosecuzione del lavoro di sensibilizzazione dei governi dei singoli paesi e della Commissione Europea. La conferenza ha inoltre approvato la proposta del Radicale Olivier Dupuis che ha ipotizzato una importante mobilitazione non violenta sotto l’egida delle Nazioni Unite, fissando al contempo il limite massimo di tre anni per una risposta positiva da parte di Pechino. Oltre questo termine, i governi nazionali dovrebbero essere chiamati a riconoscere il governo tibetano in esilio e lo stesso governo tibetano in esilio potrebbe rimettere in discussione la propria posizione circa l’indipendenza del Tibet. u

 

 

L’UNIONE EUROPEA SI APRE AL MERCATO CINESE

Bruxelles, 19 maggio. Unione Europea e Cina hanno siglato un accordo bilaterale che sancisce l’apertura dell’economia europea al mercato cinese. La firma di tale accordo consente alla Cina di essere più ottimista circa la sua ammissione alla World Trade Organisation (l’Organizzazione Mondiale per il Commercio): l’esistenza di un accordo economico bilaterale permanente con i paesi membri è infatti condizione necessaria per l’ingresso di Pechino nella importante organizzazione internazionale. Mentre si attende la decisione finale degli Stati Uniti, che finora hanno rinnovato alla Cina di anno in anno il riconoscimento di nazione favorita in campo economico, subordinando un accordo permanente ad un miglioramento della situazione dei diritti umani in quel paese, il Dalai Lama, nel corso di un’intervista concessa all’agenzia Reuters il giorno 20 maggio, ha dichiarato che, entrando nella World Trade Organisation, la Cina farà parte a tutti gli effetti della comunità internazionale e potrà diventare una nazione democratica. Ovviamente, il sostegno del Dalai Lama è stato accolto in modo molto positivo dall’amministrazio-ne Clinton, impegnata, in questi giorni, a convincere il Congresso ad approvare in modo permanente le relazioni commerciali con la Cina. Il giorno 24 maggio la Camera dei Rappresentanti, raggiunto un accordo sul monitoraggio della situazione dei diritti umani in Cina, ha accolto la richiesta della Casa Bianca esprimendosi con 237 voti a favore e 197 contro. Sembra scontata, a questo punto, l’approvazione del Senato. Il controllo del rispetto dei diritti umani in Cina dovrebbe essere esercitato annualmente da un’apposita commissione composta da 18 membri del Congresso in rappresentanza di entrambi i partiti e da 5 membri del Dipartimento di Stato. Forti e motivati dubbi sull’ effettivo potere di intervento della commissione sono stati espressi da parte sia Democratica sia Repubblicana. u

ARRESTATI 50 STUDENTI TIBETANI

Dharamsala, 25 maggio. Un portavoce del Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia ha reso noto che, nella prima metà del mese di aprile, 50 studenti tibetani sono stati arrestati dalla polizia di frontiera cinese mentre tornavano a casa dopo aver concluso l’anno scolastico nelle scuole istituite in India dal governo tibetano in esilio. L’arresto degli studenti, tutti di età inferiore ai 18 anni, è avvenuto nella località di Dram, appena superato il confine con il Nepal. Thubten Samphel, segretario del Dipartimenti delle Informazioni e Relazioni Internazionali, ha dichiarato che gli studenti sono stati rinchiusi in un primo momento nella prigione di Shigatse e, successivamente, alcuni di loro sono stati trasferiti a Lhasa. L’accusa che viene loro mossa è di sospetto coinvolgimento in attività politiche. "Si tratta di ragazzi minorenni"- ha affermato Samphel – "che, in base alle norme previste dalla Convenzione dei Diritti del Fanciullo, non possono essere accusati di attività criminali e politiche. Sospettiamo che il governo cinese abbia voluto colpirli perché frequentavano le scuole tibetane in India". u

PECHINO ACCUSA IL DALAI LAMA DI ATROCITA’

Pechino, 1 giugno. L’agenzia di stato cinese Xinhua ha ripreso e diffuso un articolo pubblicato sul quotidiano Tibet Daily secondo il quale il Dalai Lama, quando ancora si trovava in Tibet, era a capo del sistema politico "più sanguinario, crudele e privo di cultura di tutta la storia del genere umano". Nell’articolo, particolarmente duro anche secondo gli standard cinesi, la società tibetana sotto la guida del Dalai Lama viene descritta come un antiquato sistema feudale nel quale i nobili e i monaci si comportavano come dittatori e i servi erano "torturati e uccisi in modo crudele". Il Tibet Daily prosegue affermando che, nel 1959, durante il periodo della rivolta contro i cinesi, il Dalai Lama e i suoi seguaci commisero saccheggi, rapine e delitti. In un’occasione, aprirono il ventre di un bambino di nove anni, ne mangiarono il cuore, ne fecero il corpo a pezzi e li appesero a un albero. L’articolo conclude asserendo che il Dalai Lama è "a capo di forze separatiste d’oltre oceano, uno strumento nelle mani di forze occidentali ostili ai cinesi, un astuto criminale che mira a dividere la madrepatria". u

PROSSIMA LA DECISIONE SUL PROGETTO DULAN

Washington, 6 giugno. Il rapporto del Gruppo Indipendente di Ispezione, inviato in Cina dalla Banca Mondiale per raccogliere testimonianze e informazioni in merito ai danni ambientali e sociali che potrebbero derivare dal finanziamento del progetto cinese denominato "Riduzione della Povertà nella Cina Occidentale" (vedi Tibet News Nr. 27, pag. 11, Tibet News Nr. 28, pag. 3 e Tibet News Nr. 29, pag. 6), è stato consegnato all’amministrazione della Banca e al suo consiglio direttivo il giorno 28 aprile. A partire da quella data, l’amministrazione ha avuto a sua disposizione un tempo di sei settimane per esaminare il rapporto, prendere una decisione e trasmetterla al consiglio. Si ritiene che ciò avverrà nel corso di questa prima settimana di giugno, dopo di che il consiglio disporrà di un lasso di tempo indeterminato per esaminare sia il rapporto del gruppo di ispezione, sia la decisione dell’amministrazione della Banca ed emettere quindi il verdetto finale. Secondo fonti attendibili, sembra che la decisione del consiglio direttivo verrà resa pubblica il prossimo 7 luglio. Sebbene il rapporto del gruppo indipendente di ispezione sia circondato dal più stretto riserbo, sembra che esso esprima delle motivate critiche all’intero progetto e sollevi alcune importanti questioni sulla debolezza della Banca Mondiale nell’applicazione delle proprie politiche ambientali e sociali in Cina. Vi sono quindi buone speranze che la campagna contro il progetto Dulan abbia successo.

Alla luce di queste considerazioni e data l’importanza del momento, è stata chiesta a tutti i gruppi di sostegno al Tibet un’ulteriore mobilitazione. In particolare siamo stati pregati di contattare il nostro rappresentante presso la Banca Mondiale e di sottoporgli una serie di richieste. L’Associazione Italia-Tibet ha già risposto a questo appello ma riteniamo importante che anche i soci si attivino in modo da rendere più visibile e incisiva la nostra azione. u

 

AZIONE URGENTE

 

Inviare un fax o una e-mail al rappresentante italiano presso la Banca Mondiale, sig. Franco Passacantando, chiedendogli:

di leggere il rapporto del gruppo di ispezione;

di adoperarsi affinché il rapporto sia reso pubblico prima della riunione del consiglio direttivo della Banca Mondiale al fine di consentire la più completa trasparenza e un pubblico dibattito circa l’intero progetto;

di sollecitare l’annullamento o la cancellazione del progetto nella sua interezza.

Infine, è importante ricordare al signor Passacantando che, nel caso il progetto diventasse operativo, la Banca Mondiale mostrerebbe all’intera comunità internazionale la sua debolezza nell’applicazione delle proprie politiche e avallerebbe la politica cinese di trasferimento della popolazione nel Tibet occupato.

 

Sig. Franco Passacantando

Fax 001-477-3735

E-mail: fpassacantando@worldbank.org u

 

PAVAROTTI & FRIENDS PER TIBET E CAMBOGIA

Modena, 6 giugno. Con la partecipazione del Dalai Lama che ha aperto la serata salendo sul palco assieme a Luciano Pavarotti, si è tenuta a Modena la settima edizione del concerto "Pavarotti & Friends", il cui incasso è stato quest’anno devoluto a favore dei bambini tibetani profughi in India e dei bambini cambogiani. Il Dalai Lama ha pronunciato un breve discorso, sottolineando l’importanza della gioia nella vita di ogni essere umano. "La felicità è dentro di noi" – ha affermato - "e la sua durata dipende dalla pace che abbiamo nella mente". Al suo arrivo nella città emiliana, il giorno 5 giugno, il capo dei tibetani è stato accolto anche da una delegazione dell’Associazione Italia-Tibet, presente con il suo presidente, Piero Verni, e con il consigliere Claudio Cardelli che, assieme al presidente e fondatore della Casa del Tibet, Stefano Dallari, ha svolto negli scorsi mesi un importante lavoro per rendere possibile la manifestazione e assicurarne la riuscita. Purtroppo all’Associazione, come pure alla Casa del Tibet, non è stata riconosciuta, per vari e imperscrutabili motivi, la visibilità che meritava non solo per il ruolo avuto nella realizzazione dell’evento ma anche per l’attività e l’impegno di tanti anni. Ce ne dispiace, anche se, malgrado non abbia contribuito a far parlare della situazione del Tibet, la manifestazione ha conseguito l’obiettivo di aiutare concretamente i bambini tibetani profughi in India e, cosa di non poco conto, a suscitare le consuete irose reazioni da parte dei rappresentanti di Pechino. u

 

BP AMOCO E AGIP IN TIBET

Calgary, 12 giugno. Per la prima volta alcune compagnie petrolifere occidentali tra le quali l’inglese Amoco e l’italiana AGIP hanno offerto la loro collaborazione al gruppo cinese China National Petroleum Corporation (CNPC) per la realizzazione di un gasdotto che si snoderà per 953 chilometri tra Sebei e Lanzhou, attraverso un’area abitata prevalentemente da popolazioni nomadi tibetane e mongole, non lontana dalla zona ormai da tempo al centro dell’attenzione internazionale a causa del contestato "Progetto Dulan". Il nuovo progetto la cui realizzazione, iniziata in marzo, sarà completata il mese di ottobre del 2001, si inserisce nel quadro delle strategie politico-economiche cinesi volte a fare del Tibet una semplice colonia da sfruttare senza che i tibetani ne traggano alcun beneficio e a costo di pesanti danni ambientali. La parte settentrionale dell’altopiano tibetano, ed in particolare la regione di Tsaidam, da cui prenderà l’avvio il gasdotto, è infatti ricca di giacimenti di gas e di petrolio la cui estrazione costituisce una delle principali ragioni della presenza cinese in Tibet e una delle priorità d’azione della CNPC. Lo scorso mese di aprile, la compagnia inglese Amoco ha concesso un finanziamento di 580 milioni di sterline a Petro-China, salvandola da un disastroso crollo dei suoi titoli presso la Borsa di New York e diventando il più importante partner straniero del gruppo cinese. Il 12 maggio, la CNPC ha dato notizia di avere firmato un contratto con l’Agip Petroli concedendole l’appalto di un’area di 7000 metri quadrati nell’area di Sebei, nella provincia del Qinghai, per lavori di perforazione del sottosuolo a scopo esplorativo. L’azienda italiana si è anche impegnata allo scavo di quattro pozzi nell’arco dei prossimi quattro anni. Da Calgary, dove è in corso in questi giorni un’importante riunione della maggioranza dei paesi produttori di petrolio, i tibetani in Canada e i loro sostenitori hanno lanciato una campagna contro un’eventuale coinvolgimento del paese nello sfruttamento delle risorse petrolifere tibetane da parte cinese. Nello stesso tempo, le principali organizzazioni tibetane e i sostenitori della causa del Tibet in tutto il mondo chiedono alle compagnie coinvolte nel progetto di riconsiderare la loro posizione. u

 

OPINIONI

 

INTERVISTA A TSETEN NORBU

 

In occasione di una sua recente visita in Italia, Tseten Norbu, Presidente della Tibetan Youth Congress, ha incontrato a Milano il Consiglio Nazionale dell’Associazione Italia-Tibet. In quell’occasione, Tseten Norbu ha rilasciato a Tibet news Italia questa breve intervista.

Ci può brevemente raccontare la storia della Tibetan Youth Congress?

La Tibetan Youth Congress è un'organizzazione che lotta per un Tibet libero e indipendente. Ogni nostra attività è volta a raggiungere quest'obiettivo. Noi pensiamo che ogni piccola o grande attività che intraprendiamo ci avvicina sempre di più alla nostra meta finale. Tecnicamente parlando la Tibetan Youth Congress, tra gli anni '70 e gli '80, si è dedicata ad aiutare il popolo tibetano nelle difficili condizioni dell'esilioŠ abbiamo costruito strade, case per gli anziani e aiutato i più bisognosi nei campi profughi in India e in altre parti del mondo. Oggi abbiamo 15.000 iscritti organizzati in 71 sezioni e dall'inizio degli anni '80 la nostra attività si è sempre più connotata in senso politico, sotto forma di campagne d'informazione e di lotta, di manifestazioni, di pubblicazioni di libri e giornali. E sentiamo che tutte queste nostre azioni ci portano sempre più vicini alla realizzazione del nostro scopo finale, la liberazione del Tibet.

Sembra quindi che le posizioni della Tibetan Youth Congress siano piuttosto diverse da quelle attuali del Governo Tibetano in Esilio.

Come ho detto, la Tibetan Youth Congress lotta per un Tibet indipendente da quando è stata fondata negli anni '70: l'indipendenza del Tibet è la nostra meta, la nostra strategia e tutto quello in cui crediamo. Non abbiamo cambiato il nostro scopo ultimo e non lo cambieremo mai, dal momento che è lo stesso della stragrande maggioranza del popolo tibetano.

Parlando con alcuni giovani tibetani mi è sembrato di capire che molti di loro rimproverano al governo tibetano in esilio di avere più fiducia nell'azione di alcuni governi stranieri che non nella lotta degli stessi tibetani dentro e fuori il Tibet. Qual è la sua opinione in proposito?

Dobbiamo tenere presente la natura della nostra lotta. Se guardiamo a quanto è successo negli ultimi decenni, possiamo vedere che dal 1959 i tibetani, e anche il nostro governo, hanno sempre lottato per l'indipendenza. Dopo il 1978, quando Pechino diede vita alla cosiddetta politica "delle porte aperte", il governo tibetano in esilio pensò di usare questa nuova politica cinese per risolvere il problema del Tibet. E per questo cambiarono la loro strategia rinunciando a chiedere l'indipendenza in favore della "politica della via di mezzo". Ogni governo del mondo sceglie determinate politiche, a seconda di particolari momenti storici, ma queste politiche devono cambiare se non portano ai risultati voluti. Inoltre la domanda fondamentale è sapere cosa in realtà vuole il popolo tibetano, questa è la cosa più importante. La politica di ogni governo, non solo di quello tibetano, deve essere pronta a mutare se le condizioni lo richiedono. La politica di un governo non può essere qualcosa di statico, deve poter mutare se lo vuole il popolo. Quindi, riguardo alla sua domanda, la questione fondamentale è prima capire cosa desidera il popolo tibetano e poi appoggiare la sua volontà. La politica di un governo può essere cambiata in ogni momento.

E' soddisfatto dell'ultimo incontro dei Tibet Support Groups svoltosi recentemente a Berlino?

Francamente non mi aspettavo nulla da quell'incontro. Come ho già detto quello che è importante è la volontà del popolo tibetano. Spetta ad esso decidere cosa vuole, il ruolo dei TSG è quello di appoggiare quella volontà. Non ci aspettiamo che da conferenze come quella di Berlino esca nulla di particolare, quindi non sono né soddisfatto né insoddisfatto.

(intervista raccolta da Piero Verni)

 

 

UN MANDELA PER IL TIBET

Il numero di maggio della Tibetan Review ha pubblicato la lettera inviata alla redazione da un lettore americano che pone in parallelo la lotta del popolo tibetano e analoghe battaglie per la libertà condotte in altri paesi, primo fra tutti il Sud Africa. Ritenendo il suo punto di vista estremamente interessante, lo sottoponiamo ai nostri lettori.

 

C’è una presa di posizione da parte della stampa americana contro il Dalai Lama e le attenzioni che gli sono rivolte da Washington e da Hollywood. In parte si tratta di critiche generiche alla religione ma vi è anche chi evidenzia la debolezza della causa tibetana in quanto il Dalai Lama è visto come una figura solitaria, allo stesso modo del Papa. I tibetani non sono rappresentati da nessun’altra personalità indipendente.

Se guardiamo alla lotta tibetana prendendo come punti di riferimento il Sud Africa, l’India o altri paesi, ci accorgiamo che i tibetani non sfruttano completamente tutte le loro risorse. La lotta del Sud Africa per la propria libertà si è imperniata su due grandi figure che hanno fatto ricorso a tecniche differenti ma complementari. La prima è quella dell’Arcivescovo Desmond Tutu che ha affascinato il mondo intero (e vinto un premio Nobel) per la sua eloquenza e per la sua solida adesione ai principi della non violenza. Sebbene si sia proposto al mondo come il portavoce diplomatico della lotta del suo paese, era una personalità non politica poiché non era a capo di un partito e, dopo la rivoluzione, non avrebbe certo potuto formare un governo. La sua controparte, per i tibetani, è il Dalai Lama che costantemente afferma di non volere assumere, in Tibet, il ruolo di capo del governo.

Nelson Mandela è stato invece il leader politico del movimento, capo di un partito preparato a governare quando se ne fosse presentata l’opportunità. La sua figura minacciava più da vicino il governo dell’apartheid e fu rinchiuso in carcere per molti anni. Avvicinandosi il termine della sua pena detentiva, rifiutò l’offerta di essere rilasciato a patto di rinunciare alla violenza. "Rinuncerò alla violenza" – disse – "solo quando il governo farà altrettanto". Grazie alla sua integrità, Mandela era uno dei capi di stato più rispettati del mondo fino a quando, il mese di giugno dello scorso anno, ha lasciato la sua carica.

Similmente, in India, coesistevano da una parte la figura carismatica di Gandhi e, dall’altra, la dirigenza del Congresso. E’ questo il termine dell’equazione che manca ai tibetani. Sembra che, con il passare degli anni, abbiano cominciato ad apparire, tra i tibetani in India, alcuni "Mandela", qualche leader laico, ma sono stati tutti messi a tacere.

Difficilmente la non violenza dell’Arcivescovo Tutu avrebbe portato la libertà ai sud africani di colore. Forse Mandela avrebbe potuto, da solo, conquistarla, ma a prezzo di lunghissime e sanguinose lotte che avrebbero segnato la sua intera vita, come è poi accaduto in India.

Mark Tatz

USA

 

 

Ciao Adelaide

 

Sabato 20 maggio è scomparsa, dopo una lunga e dolorosa malattia, Adelaide Aglietta una delle più prestigiose figure della politica italiana e socia dell’Associazione Italia-Tibet. Pubblichiamo il testo del discorso che il nostro presidente Piero Verni, che è stato per molti anni uno dei suoi più vicini collaboratori, ha tenuto lo scorso 13 giugno al Parlamento Europeo in occasione della cerimonia ufficiale di commemorazione di Adelaide Aglietta.

 

Ho avuto, e lo dico proprio senza retorica, il piacere e l’onore di lavorare con Adelaide Aglietta. Dal 1992 al 1994 sono stato il suo consigliere politico quando era stata incaricata dall’Assemblea di Bruxelles di redigere il testo della Risoluzione sui rapporti tra il Parlamento Europeo e la Repubblica Popolare Cinese. Per tutta la scorsa legislatura (1994-1999) sono stato il suo assistente per la questione tibetana e quella cinese.

Adelaide, dopo una vita spesa in Italia sempre in prima fila nella coraggiosa difesa dei diritti umani, delle libertà civili e della democrazia ha voluto dedicare la sua esperienza di parlamentare europeo, e l’ultimo decennio della sua troppo breve esistenza, ai grandi temi della politica internazionale ed europea.

Sin dall’inizio degli anni ’90 si è schierata con convinzione, sia come europarlamentare sia come socia dell’Associazione Italia-Tibet, a fianco del popolo tibetano e della sua lotta democratica. Appena eletta, nel giugno 1994, volle incontrare il Dalai Lama in quei giorni in visita in Italia per metterlo al corrente di come intendesse lavorare per il Tibet e per la nobile battaglia del suo popolo. Mi sembra ancora di sentire l’entusiasmo con il quale spiegava le azioni che aveva in mente di compiere. Purtroppo, solo pochi mesi dopo quell’incontro, Adelaide ricevette il terribile verdetto medico riguardo al male che poche settimane or sono ha posto termine alla sua vita.

Sull’onda dello shock seguito alla notizia Adelaide mi confidò, nel corso di un drammatico colloquio, che era stata tentata di dare le dimissioni da deputato europeo però, proprio quell’impegno preso davanti al Dalai Lama, l’aveva convinta a non gettare la spugna. Mi chiese se, insieme all’altro suo assistente il carissimo Massimiliano Rizzo, me la sentissi di lavorare per lei in una situazione molto diversa da quella che avevamo ipotizzato. Ovviamente risposi di sì e per lunghi cinque anni Adelaide, pur così provata dalle cure cui doveva sottoporsi, riuscì a portare avanti il suo lavoro politico e, in modo particolare, la battaglia per un Tibet libero e indipendente.

Non voglio qui dilungarmi su tutto quello che abbiamo fatto dal 1994 al 1999, basterà dire che tutte le risoluzioni del Parlamento Europeo sul Tibet della scorsa legislatura hanno portato la firma di Adelaide Aglietta e sono state approvate in larga misura grazie al suo impegno. E quando, nel 1996, il Dalai Lama venne ricevuto con tutti gli onori dal Parlamento Europeo (dopo essere stato snobbato in modo indegno nel 1988), parte di quel successo deve essere riconosciuto al lavoro di Adelaide e del suo ufficio.

Può sembrare eccessivo, eppure è la verità. In tutti questi anni non le ho mai sentito dire una sciocchezza o fare una riflessione banale. Adelaide aveva il raro dono di saper ascoltare, specialmente coloro che riteneva ne sapessero più di lei su di una determinata questione e poi riusciva sempre a trarre le conclusioni migliori da quanto le era stato comunicato. L’umanità, l’intelligenza e la sensibilità di Adelaide Aglietta rimarranno per sempre patrimonio comune di tutti coloro che l’hanno conosciuta ed hanno avuto il privilegio di poter collaborare con lei.

Nella lettera di condoglianze inviata alle sue due figlie Alberta e Francesca, il Dalai Lama scrive, "Vostra madre è stata un’autentica amica del popolo tibetano e ci ha offerto il suo aiuto e la sua genuina amicizia nel periodo più difficile della nostra storia. E’ stata per noi una sorella ed un’amica dal cuore immenso. Il popolo tibetano la ricorderà per sempre con impegno e affetto".

Con la scomparsa di Adelaide Aglietta io ho perduto, oltre ad un’amica carissima, una fonte d’ispirazione costante e un prezioso punto di riferimento. Credo che per me, e per l’intera Associazione Italia-Tibet, l’unico modo per ricordarla sia continuare con ancora maggiore determinazione la nostra lotta per la libertà del Tibet e non dimenticare mai l’impegno di Adelaide per l’affermazione dei diritti civili e dei valori della tolleranza e della solidarietà. In Tibet, in Europa e ovunque nel mondo.

Ciao Adelaide, e grazie per essere stata con noi.

Piero Verni

 

ATTIVITA' DELL'ASSOCIAZIONE

Trento, 4 febbraio. Il capodanno tibetano è stato celebrato con due importanti manifestazioni. A Trento è stata inaugurata una splendida mostra di Tangka cui ha fatto seguito una cena tibetana. A Rovereto, presso i locali della Filarmonica, è stata invece allestita la mostra fotografica "Villaggi Tibetani". All’inaugurazione è seguita una cena e una conferenza. Gli eventi sono stati curati da Marina Mattedi.

Fermo, 25-26 marzo. Con il titolo "La via delle nuvole bianche", si sono tenute a Fermo due giornate di studio sul Tibet organizzate dall’Assessorato alla Cultura del comune. Il giorno 25 marzo, presso il Palazzo dei Priori è stata inaugurata una mostra fotografica seguita da una conferenza-dibattito sul tema "Il misterioso fascino del Tibet: storia e cultura di un popolo oppresso". Sono intervenuti Piero Verni, presidente dell’Associazione Italia-Tibet, il consigliere Claudio Cardelli, e Tsultrim Gyatso, presidente del Partito Democratico Tibetano del governo in esilio. Domenica 26 marzo, presso il Centro di Aggregazione Giovanile, sono stati proiettati, alla presenza degli autori, il documentario "Il mio Tibet", di Piero Verni e Karma Chuckey, e l’audiovisivo "La rinascita del Tibet", di Piero Verni e Claudio Cardelli.

Cirié. 1 aprile - 5 maggio. L’Associazione Italia-Tibet è stata invitata a partecipare all’iniziativa "Cittadini del Mondo", promossa da Amnesty International, Gruppo Italia 124, del comune di Cirié (Torino) presso alcuni istituti scolastici locali. Gianni Mello e Alberto Bertotto sono intervenuti rispettivamente i giorni 1 e 15 aprile presso l’Istituto Professionale D’Oria; Alberto Bertotto ha inoltre parlato a nome dell’Associazione il giorno 3 maggio, presso l’Istituto Professionale Parini, e il giorno 5 maggio, presso la scuola media di Luserna S. Giovanni.

Bergamo, 4 aprile. Presso il Rotary Club, il socio dott. Ludovico Acerbis, assiduo viaggiatore in Tibet, ha proposto una bellissima serie di diapositive inedite e interessanti sui costumi, la cultura, la religione e l’arte del Paese delle Nevi. L’evento ha riscosso grande interesse e successo.

Monteveglio (BO), 7 aprile. Il Centro S. Teodoro, sede del Parco Nazionale dell’Abbazia di Monteveglio, ha organizzato ed ospitato i giorni 7 e 8 aprile un master universitario sul tema dei diritti umani alle soglie del XXI° secolo. Nel corso dell’importante evento, alla cui realizzazione hanno contribuito, tra gli altri, il Comune di Monteveglio, Amnesty International e l’ANCI Emilia-Romagna, Piero Verni ha tenuto una relazione sulla questione delle torture in Tibet.

Milano, 29 aprile. Il Centro di medicina tibetana New Yuthok Institute, ha tenuto a Milano il giorno 29 aprile una riuscita e affollata cerimonia nel corso della quale il Consolo Generale dell’India Mr. Om Prakash, ha consegnato a una ventina di studenti italiani i diplomi in dottore di medicina tibetana. Tra gli ospiti d’onore invitati c’era Piero Verni che ha portato ai partecipanti il cordiale saluto dell’Associazione Italia-Tibet.

Torino, 5 maggio. Piero Verni ha tenuto la relazione "Il silenzio e la violenza contro la diversità culturale: il caso Tibet" nel corso del convegno L’ascolto del bambino e dell’adulto "diverso", organizzato dal Centro Studi Hansel e Gretel. All’interno della sua relazione, Piero Verni ha esposto in particolare il caso del Panchen Lama.

Cascinette d’Ivrea (TO), 12 maggio. Il Rotaract Club, in collaborazione con i soci Gianni Mello e Livio Barello, ha organizzato, presso il centro Alberton, una serata sul tema "Tibet: il tetto del Mondo tra Dharma e diritti umani". L’iniziativa è stata promossa dalla socia Manuela Davio, presidente del Rotaract Club di Ivrea.

Minusio (Locarno - CH), 18 maggio. Piero Verni ha tenuto un’affollata conferenza agli studenti e ai professori della scuola media di Minuto (Locarno). Prima della conferenza è stato proiettato il video "Il mio Tibet". La sera dello stesso giorno, sempre nei locali della scuola, Piero Verni ha incontrato un gruppo di genitori degli studenti. La conferenza è stata organizzata grazie all’aiuto di Tashi Alberini, responsabile della sezione ticinese della Swiss-Tibetan Friendship Association.

Trento, 22-28 maggio. Il locale gruppo "Sentieri del Tibet", con il coordinamento di Marina Mattedi, ha organizzato in varie località del Trentino-Alto Adige una serie di incontri con Yangchen Dolkar e Tenzin Dorjee, una coppia di tibetani esponenti della segreteria del movimento della Tibetan Youth Congress. I due tibetani, provenienti da Dharamsala, hanno parlato sul tema della violazione dei diritti umani e sulla condizione della donna in Tibet sia nel corso di conferenze pubbliche sia presso alcuni istituti scolastici. Tra i vari incontri, ricordiamo quelli avvenuti il giorno 22 maggio a Trento, presso la Sala di Circoscrizione di Piedicastello, il giorno 23 a Rovereto presso il Centro della Pace, il 24 a Merano e il giorno 26 a Arco di Trento, dove è stata allestita anche la mostra fotografica "Villaggi Tibetani". Yangchen Dolkar e Tenzin Dorjee hanno inoltre incontrato gli studenti dell’Istituto Magistrale di Bressanone e hanno parlato agli alunni di quattro differenti scuole di Merano.

Bolzano, 25 maggio. Il gruppo di Bolzano dell’Associazione Italia-Tibet ha ospitato Yangchen Dolkar e Tenzin Dorjee nel corso di una conferenza organizzata presso il circolo cittadino sul tema della situazione dei tibetani in esilio. Coordinamento di Günther Cologna.

Forlì, 7 giugno. Nel cortile di un’antica abitazione del centro storico, Fiammetta Frattini e le socie di Forlì, con la collaborazione di Patrizia Valmori, hanno organizzato una originale sfilata di cappellini inglesi, in puro stile "vecchia Inghilterra". L’incasso della simpatica manifestazione è stato devoluto alla Casa del Tibet di Votigno di Canossa.

 

COMUNICAZIONI

 

Continua la campagna per il Panchen Lama

Pur tra qualche difficoltà prosegue la campagna per la liberazione del Panchen Lama lanciata dalla nostra Associazione la scorsa primavera. Copia della lettera e del documento "Rompere il silenzio"sono stati inviati a tutti i membri della Camera e del Senato. Ai capigruppo, oltre al documento, è stato spedito l’intero "kit" informativo. Ci hanno risposto, assicurando l’appoggio dei deputati del suo partito, l’onorevole Giuseppe Pisanu, presidente del gruppo parlamentare di Forza Italia e la senatrice Ersilia Salvato, dei Democratici di Sinistra, che, in data 9 marzo, ha presentato al ministro degli Affari Esteri un’interrogazione scritta sulla vicenda di Gedhun Choekyi Nyima. Nel documento si chiede al ministro quali iniziative intenda intraprendere per sollecitare le autorità della Repubblica Popolare Cinese a liberare al più presto il giovane Panchen Lama e i suoi genitori. Inoltre, centocinquanta deputati e senatori, appartenenti a diversi schieramenti politici, hanno sottoscritto un appello per la liberazione di Gedhun Choekyi Nyima.

Si sta avviando, in questi giorni, la seconda parte della campagna per la cui realizzazione chiederemo ancora l’aiuto dei soci. In particolare, vi possiamo preannunciare che intendiamo mobilitarci con l’invio di lettere e fax ai membri e al capo del governo, al ministro degli Esteri e all’ambasciata cinese. Contemporaneamente, inizieremo una raccolta di firme attraverso la posta elettronica. Tutti i soci riceveranno tempestivamente le opportune comunicazioni. Contiamo di entrare nel vivo della seconda fase della campagna il prossimo 7 ottobre, 50° anniversario dell’invasione del Tibet. Nel frattempo, vi chiediamo di continuare a mobilitarvi a livello locale per sensibilizzare l’opinione pubblica, la stampa e gli esponenti del mondo politico del loro comune, della provincia e della regione sul caso di Gedhun Choekyi Nyima. Nel ringraziare i soci che si sono già attivati e che ci hanno inviato le informazioni sulle attività da loro intraprese, ricordiamo che è possibile richiedere presso la sede dell’Associazione tutte le informazioni e il materiale necessario.

 

Una giovane tibetana all’Università di Trento

La socia Marina Mattedi ci informa che, su iniziativa del locale gruppo Sentieri del Tibet/Associazione Italia-Tibet, il giorno 9 settembre arriverà in Italia una studentessa tibetana che frequenterà i corsi della Facoltà di Economia e Commercio presso l’Università di Trento. Poiché il diritto ad una borsa di studio o ad altri tipi di finanziamento scatterà a partire dal secondo anno di iscrizione alla Facoltà, chi desiderasse offrire un contributo, anche minimo, per il mantenimento agli studi della ragazza nell’arco del primo anno di permanenza a Trento è pregato di contattare l’Associazione Italia-Tibet oppure Marina Mattedi al numero 0336-884910.

 

La Marcia Transalpina Tibetana

Partirà il 9 luglio da Nizza per concludersi il 26 agosto a Ginevra la marcia di solidarietà con il popolo tibetano attraverso la catena delle Alpi francesi, italiane e svizzere. L’intera distanza (circa 700 chilometri) sarà coperta da un gruppo di camminatori tibetani ed europei ai quali, in alcuni tratti, potranno aggiungersi altri alpinisti. Alla manifestazione prenderanno parte alcune personalità del mondo tibetano quali Jetsun Pema, Ama Adhe e Palden Gyatso. La carovana, che comprenderà anche una decina di cavalli e alcuni yak, sarà una testimonianza vivente di quello che era lo stile di vita tibetano prima della colonizzazione cinese. Il passaggio attraverso le grandi città offrirà l’occasione per organizzare incontri, conferenze, concerti ed altri eventi. Per informazioni dettagliate circa il percorso e le date di arrivo previste nelle varie località, telefonare al numero 0033-04-72775673 o visitare il sito: tibet.transalp.com

 

Marcia Transalpina: un’occasione per partecipare

L’ISCOS-Piemonte ha organizzato per il giorno 5 agosto un incontro con il gruppo dei partecipanti alla marcia transalpina che avverrà nella località di Modane, ai piedi delle Alpi francesi. Questo il programma della giornata:

ore 10.30: partenza in treno da Torino (lo stesso treno parte da Milano alle ore 9.15)

ore 12.00: arrivo a Modane e pranzo

ore 15.00: incontro del comitato d’accoglienza con il gruppo dei marciatori

ore 18.00: tavola rotonda presso l’aula consigliare del comune di Modane

ore 20.00: partenza in treno da Modane

Per informazioni e iscrizioni contattare l’ISCOS-Piemonte al numero 011-6604606

Vi invitiamo a partecipare a questa particolare manifestazione che vi consentirà di esprimere la vostra solidarietà e vicinanza a quanti, europei e tibetani, hanno voluto dedicare al Tibet un insolito momento di aggregazione.

 

Il "Blue Book": una generosa risposta

Desideriamo ringraziare quanti hanno voluto diventare "cittadini ideali" del Tibet inviando la propria offerta per ricevere il "passaporto" tibetano. Per i nuovi soci e per tutto coloro che fossero interessati a ricevere il simbolico ma significativo documento, ricordiamo che è sempre possibile richiederlo, seguendo le consuete modalità che ricordiamo:

Versate la vostra offerta sul c.c. postale dell’Associazione (N. 24313207), specificando la causale del versamento.

Inviate la fotocopia dell’avvenuto versamento unitamente ad una vostra foto formato tessera e al vostro nome, cognome e indirizzo a:

Tibet Bureau

Place de la Navigation 10

1201 Geneva – Switzerland

L’Ufficio del Tibet provvederà all’invio del Blue Book e l’Associazione invierà periodicamente le offerte ricevute a Ginevra.

 

Alcune date da ricordare

6 luglio: 65° compleanno del Dalai Lama

8 luglio: giornata mondiale del Tibet

15 settembre: 5° anniversario dell’arresto di Ngawang Choephel

 

In rete

http://www.tibet.org/sft

La pagina web del movimento "Students for a Free Tibet", contenente tutte le informazioni sulle campagne, le proteste e le azioni urgenti.

 

http://www.tibetinfo.net

La pagina di Tibet Information Network, indispensabile fonte di notizie sulla violazione dei diritti umani all’interno del Tibet.

 

http://www.savetibet.org

Il sito di International Campaign for Tibet, con un dettagliato calendario dei maggiori eventi riguardanti il Tibet.

 

http://www.tibetanyouthcongress.org

Il sito della TYC, con notizie, comunicati stampa, attività e il periodico d’informazione del gruppo (Rangzen).

 

http://www.amnesty.org

Consente la lettura di tutti i rapporti di Amnesty International su Tibet e Cina.

 

http://www.hrw.org

I rapporti dell’organizzazione Human Rights Watch su Tibet e Cina.

 

ULTIM’ORA

 

Roma, 20 giugno. Al momento di chiudere il bollettino, apprendiamo che si stanno espletando presso il parlamento italiano le modalità di procedura per la formazione di un gruppo parlamentare per il Tibet. Il gruppo sarà formato da 15 membri della Camera e da 15 membri del Senato.

 

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