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A
TORINO IL FORUM INTERNAZIONALE PER LA LIBERTÀ DEL TIBET
LA DICHIARAZIONE DI TORINO
Torino,
26 maggio 2007.
Organizzato dall’ISCOS-CISL Piemonte in collaborazione con Tibet Culture
House e le associazioni francesi Tibet Destination Rangzen e Alternative Tibetaine
si è tenuto a Torino, presso il Centro Congressi “Torino Incontra”
il primo Forum Internazionale per la libertà del Tibet. Obiettivo del
forum la definizione di una comune strategia di lotta non violenta per la libertà
del Tibet e l’affermazione del diritto all’autodeterminazione del
popolo tibetano. Alla presenza di un folto numero di delegati e osservatori,
ha aperto i lavori Claudio Tecchio, Coordinatore della Campagna di Solidarietà
con il Popolo Tibetano. Si sono quindi succeduti sul palco degli oratori alcune
note personalità di quella parte della diaspora tibetana, dei gruppi
di sostegno al Tibet ed esponenti del mondo della cultura che con determinazione
reclamano la libertà del Paese delle Nevi: tra questi, Jamyang Norbu,
l’intellettuale tibetano autore di numerose pubblicazioni e articoli sulla
lotta per la libertà del suo paese, Wei Jingsheng, esponente di primo
piano del dissenso cinese e Dhundup Khorko, rappresentante del Chushi Gangdruk,
l’associazione degli ex partigiani del Tibet. Impossibilitati a partecipare
al convegno, hanno fatto pervenire un loro messaggio Harry Wu (Laogai Research
Foundation) e Larry Gerstein, coordinatore di ITIM (International Tibet Indipendence
Movement). È intervenuto anche Mario Scotti, Segretario generale della
CISL Piemonte che, a fronte dell’assenza di informazioni o in presenza
di informazioni distorte su quanto sta avvenendo in Cina e in Tibet, ha evidenziato
la necessità politica di un forte programma di controinformazione ed
ha auspicato l’utilizzo, da parte del sindacato, di tutti i mezzi di comunicazione
disponibili per una corretta conoscenza dei fatti e della politica del governo
cinese. Al termine dell’incontro è stato approvato un documento,
la “Dichiarazione di Torino”, che pone le basi
per la nascita di un network internazionale che sappia rendere più incisiva
l’azione di quanti si battono per l’indipendenza del Tibet e di
tutti i paesi illegalmente occupati dalla Repubblica Popolare Cinese.
A nome dell’Associazione Italia-Tibet, il presidente Günther Cologna
ha espresso agli organizzatori e ai delegati il proprio apprezzamento e vivo
interesse per la manifestazione ed ha formulato l’augurio che da essa
possano emergere indicazioni utili sia per il movimento tibetano sia per il
lavoro dei gruppi di sostegno al Tibet.
Dichiarazione di Torino
Riflessione sulla Cina
Nonostante
l’immagine che il Partito Comunista Cinese continua a dare del Paese,
la realtà della Cina è alquanto diversa. Aumentano le diseguaglianze,
la corruzione è sempre più diffusa a tutti i livelli del sistema,
la condizione dei contadini, che costituiscono la maggioranza della popolazione,
continua a deteriorarsi in termini economici, sociali, ed ambientali, perfino
lo stesso sviluppo economico, là dove è presente, non ha affatto
migliorato le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza dei lavoratori
e tutte le libertà fondamentali continuano ad essere negate.
Proprio per questo, come ammesso dalle stesse fonti ufficiali di Pechino, il
livello di protesta sociale diffusa è in constante aumento. A tutto questo
si aggiunge la resistenza non violenta degli aderenti al movimento spirituale
Falun Dafa, le lotte dei lavoratori che cercano di dar vita a dei sindacati
liberi e tanto nel Turkestan orientale quanto nella Mongolia meridionale si
stanno riorganizzando I movimenti di resistenza all’occupazione coloniale
cinese.
Nel contesto dei rapporti internazionali la politica di Pechino è sempre
più aggressiva dal punto di vista politico, economico e militare (l’aumento
vertiginoso delle spese per l’apparato militare potrebbe far pensare ad
una possibile azione di forza nei confronti di Taiwan).
Il Tibet all’interno del contesto cinese
In
questi ultimi anni la politica di Pechino nei confronti del Tibet non è
cambiata. Anzi, sotto numerosi aspetti, si è ulteriormente inasprita.
Continua massiccio l’arrivo di coloni han. La marginalizzazzione dell’etnia
tibetana è sempre più accentuata in quanto questa non ha tratto
alcun beneficio reale dai modesti investimenti del cosidetto “piano di
sviluppo delle regioni occidentali” programmato da Pechino.
L’esercizio di tutte le libertà fondamentali, sia civili sia religiose,
continua ad essere sostanzialmente negato nonostante le numerose iniziative
e prese di posizione di parlamenti e organismi internazionali.
Ed oggi dobbiamo persino assistere impotenti alla deportazione di massa di contadini
e pastori nomadi.
Quindi, con rammarico, siamo costretti a prendere atto del sostanziale fallimento
di tutte le iniziative politiche e diplomatiche fin qui assunte.
In particolare constatiamo che, a 18 anni dalla Proposta di Strasburgo (giugno
1988), le scelte del Dalai Lama e del governo tibetano in esilio non hanno prodotto
alcun cambiamento reale nonostante le successive concessioni al regime cinese.
Giunte sino alla recente rinuncia allo stesso diritto all’autodeterminazione
del popolo tibetano (definito nella Dichiarazione del Dalai Lama del 10 marzo
2006, “...uno dei gruppi più importanti tra le 55 minoranze etniche
cinesi).
Risulta quindi evidente che il cosidetto “dialogo”, da molti enfatizzato,
non ha modificato questo quadro ma addirittura fornito a governi e istituzioni
internazionali, l’alibi per non dare concreta attuazione ad alcune importanti
risoluzioni sul Tibet (vedi Risoluzione del Parlamento Europeo del 6 luglio
2000).
Una delle più preoccupanti conseguenze di questo approccio è stato
un generale calo di tensione nei riguardi della questione tibetana al quale
si aggiunge un altrettanto preoccupante disorientamento dei tibetani e dei loro
sostenitori ai quali è stato esplicitamente richiesto di sospendere ogni
attività di denuncia nei confronti di Pechino. Inoltre in ripetute occasioni
lo stesso Dalai Lama e diversi esponenti del suo governo in esilio hanno apertamente
sostenuto progetti e proposte quali l’ingresso della Repubblica Popolare
Cinese nel WTO e l’assegnazione dei giochi olimpici a Pechino. A questo
si aggiunge la dichiarazione del primo ministro Samdong Rinpoche, che saluta
come un fatto positivo per lo sviluppo economico del Tibet, l’apertura
del collegamento ferroviario tra Golmud e Lhasa.
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Lo scenario fin qui delineato ci impone quindi di :
-
appoggiare un movimento unitario per l’indipendenza al
quale potremmo offrire tutto il nostro incondizionato sostegno e cooperazione
per realizzare le aspirazioni del popolo tibetano ad un Tibet indipendente,
dimostrate costantemente negli anni dai coraggiosi attivisti che protestano
all’interno del Tibet
- definire una strategia adeguata, basata sul diritto all’autodeterminazione
del Popolo Tibetano, che tenga conto delle decisioni già assunte dall’International
Conference of the Chushi Gangdruk (December 2006) e dei principi sanciti nella
Declaration of Independence of the Nations of High Asia ( September 2006) .
- unificare in un Fronte Unico tutte le forze di opposizione, politica e sociale, al regime comunista cinese, tanto in Tibet quanto negli altri Paesi dalla Cina illegalmente occupati
-
porre le basi per la creazione di un Sindacato Libero che si
batta per garantire ai lavoratori ed alle lavoratrici del Tibet un lavoro dignitoso,una
giusta remunerazione e l’esercizio delle libertà sindacali.
- chiedere a tutti i Paesi Liberi di boicottare i Giochi Olimpici
di Pechino 2008
- esigere dalle Nazioni Unite la condanna dell’occupazione illegale del Tibet,del Turkestan Orientale e della Mongolia del Sud
- invitare l’Unione Europea a sospendere il cosiddetto “dialogo” con la Cina sino a quando la Repubblica Popolare Cinese non avrà ratificato, ed integralmente applicato, tutte le convenzioni internazionali sottoscritte
- ricorrere alla Giustizia Universale ed alla Legge Internazionale per porre fine all’impunità sia in Tibet che in Cina.
Torino , li 26/5/2007
Il I Forum Internazionale per la Libertà del Tibet -
Jamyang Norbu , Rangzen Alliance
Wei Jingsheng , Wei Jingsheng Foundation
Claudio Tecchio , Campagna di Solidarietà con il Popolo Tibetano
Dhundup Namgyal Khorko , Dhokham Chushi Gangdruk
Tamding Choepel ,Tibet Culture House
Chemey Yungdrung , National Democratic Party of Tibet
Mario Scotti , Segretario Generale CISL Piemonte
Alan Cantos y Jose Elias Esteve , Comite de Apoyo al Tibet
Larry Gerstein ,International Tibet Independence Movement
Mathieu Vernerey – Sonia Pradine , Alternative Tibetaine
Francois Bruxeille –Francois Corona ,Tibet Destination Rangzen
Paolo Pozzo , Comitato ISCOS Piemonte
Bruno Portigliatti, Unione Buddhista Europea
Antonello Brandi , Laogai Research Foundation Italy
Angelo Montali , Movimento Cristiano Lavoratori
Palden Gyatso
Piero Verni
Jean- Claude Buhrer
Claude B. Levenson
Antonio Attisani