Tibet addestramento militare

L’Alleanza Inter-Parlamentare sulla Cina (IPAC) pubblica un rapporto sul lavoro forzato in Tibet

Tibet addestramento militare

24 settembre 2020. Un gruppo di 63 Parlamentari facenti parte dell’IPAC ha sottoscritto un rapporto in cui si condanna il ricorso al lavoro forzato imposto dalla Cina in Tibet.

Il documento, redatto da Adrian Zenz, consigliere per le minoranze etniche in seno all’Alleanza Inter-Parlamentare sulla Cina e pubblicato il giorno 22 settembre, descrive in modo dettagliato un sistema diffuso di lavoro forzato in Tibet (Regione Autonoma Tibetana) imposto dalla Repubblica popolare cinese. Il rapporto di Zenz presenta le prove di un programma obbligatorio di “formazione professionale” su larga scala, che arruola oltre 500.000 lavoratori nella regione, insieme a testimonianze di indottrinamento forzato, sorveglianza intrusiva, implementazione manu militari, e dure punizioni per coloro che non riescono a soddisfare le quota di trasferimento di forze di lavoro. Il programma, dal titolo “2019-2020 Militarized Vocational Training and Labor Transfer Action Plan”, rispecchia in modo inquietante la formazione professionale coercitiva e i trasferimenti di massa di manodopera imposti dalle autorità cinesi nella regione uigura. “Siamo uniti nella condanna inequivocabile di queste pratiche e chiediamo al Governo cinese di porre immediata fine a queste atrocità”, recita il documento. “Questo rapporto è l’ultimo di una serie crescente di prove che denunciano le gravi violazioni dei diritti umani in Tibet, dove da decenni la repressione delle libertà religiose, la persecuzione politica sistemica e l’assimilazione culturale forzata continuano a deteriorarsi. A seguito della protesta globale sulla scia delle rivelazioni sui programmi di “formazione professionale” nella regione uigura, questo rapporto mostra come l’attuale leadership della Repubblica popolare cinese rimane ostinata nel suo rifiuto di rispettare gli standard fondamentali dei diritti umani e imperterrita dalle critiche dalla comunità internazionale, comprese le Nazioni Unite, in cui la Cina rivendica un ruolo di primo piano. Il programma cinese è supervisionato da una rigorosa gestione in stile militare e include l’indottrinamento forzato e la sorveglianza intrusiva dei partecipanti, con strette somiglianze con il sistema di formazione professionale coercitiva e il trasferimento forzato delle forze di lavoro stabilito nella Regione autonoma uigura dello Xinjiang”.

In risposta a queste rivelazioni, i Parlamentari membri dell’IPAC hanno rilasciato una dichiarazione congiunta che promette azioni politiche in ciascuna delle legislature rappresentate dall’IPAC. Tra le azioni elencate, il gruppo internazionale di Parlamentari chiede sanzioni mirate contro i responsabili e che i rispettivi Governi rivedano i consigli sui rischi per le imprese che si riforniscono attualmente dal Tibet e da altre aree colpite da tali schemi per prevenire l’uso del lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento.

In Italia i senatori Lucio Malan (Forza Italia), Presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Taiwan-Italia, e Roberto Rampi (Partito Democratico), hanno accolto la proposta dell’IPAC di aderire a questa importante iniziativa come Co-Chair italiani. Membri “italiani” dell’alleanza sono invece Enrico Borghi (Partito democratico), Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d’Italia), Paolo Formentini (Lega) e Roberto Giachetti (Italia Viva).

Il lancio dell’Alleanza Inter-Parlamentare sulla Cina, che oggi conta 104 parlamentari di 13 paesi, è stato fatto lo scorso 4 giugno dal senatore statunitense Marco Antonio Rubio. Membro del Partito Repubblicano e senatore federale per la Florida di origine cubano-americana, Rubio è da sempre uno degli strenui sostenitori di una politica incisiva nei confronti di Pechino ed è considerato uno dei più grandi alleati di Taiwan nell’amministrazione statunitense. Tra i membri figurano Robert “Bob” Menendez, senatore per lo stato del New Jersey, anche lui come Rubio di origine cubano-americana e in Europa, tra gli altri, Margarate Bause, membro del Bundestag tedesco per i Verdi, Jan Lipavský membro della Camera dei deputati del Parlamento della Repubblica ceca, l’europarlamentare Reinhard Bütikofer, portavoce dei Verdi europei per la politica estera e il britannico Sir Iain Duncan Smith, ex leader del Partito conservatore.

Giovedì 1° ottobre, giornata internazionale di resistenza contro i soprusi della Cina, si terrà una conferenza stampa alla Camera dei Deputati per denunciare le gravi violazioni decennali dei diritti umani all’interno del Tibet, in Xinjiang, in Mongolia meridionale e a Hong Kong, nonché la mancanza di libertà e diritti per tutta la popolazione cinese, proprio in occasione dell’anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese guidata dal Partito comunista cinese con la dichiarazione ufficiale di Mao Zedong. In contemporanea, la Comunità tibetana in Italia ha convocato una manifestazione a Milano, che si terrà lo stesso giorno dalle ore 11 alle ore 12 in Piazza Bonomelli.

Fonti: Tibet.Net – global committee for the rule of law.org – geopolitica.info