I tibetani obbligati a mostrare “lealtà alla madrepatria” in occasione del 70°anniverario della nascita della Repubblica popolare cinese

monaci Jampaling1 ottobre 2019. In occasione del 70° anniversario della nascita della Repubblica popolare, le autorità hanno rafforzato i controlli in Tibet e obbligato i monaci ad issare bandiere cinesi sui tetti dei monasteri.

A partire dalle scorse settimane le autorità cinesi hanno inoltre imposto ai tibetani di partecipare alle manifestazioni celebrative organizzate dal governo e di appendere all’esterno delle case private manifesti con le fotografie dei più importanti leader del Partito. Un video propagandistico reso pubblico il 22 settembre dagli organi ufficiali di stampa e girato nel corso di una manifestazione organizzata dai rappresentanti di Pechino, mostra i monaci del monastero di Galden Jampaling, nella prefettura di Chamdo (Tibet centrale) – nella foto – sventolare bandiere cinesi e cantare canzoni di lealtà e gratitudine alla “madrepatria” giurando di non volersene separare “nemmeno per un istante”. Nelle immagini si vede un lungo striscione, appeso di fronte all’ingresso principale del monastero, recante la scritta: “Possa il grande Partito comunista durare diecimila anni”. Il segretario del Partito presso il monastero ha dichiarato che tutti i monaci “devono essere grati al partito, percepirne la presenza, ascoltarlo e seguirne le direttive”. Ha inoltre chiesto a tutti i monaci di obbedire alla leadership e al sistema socialista, adoperarsi per l’unità e la stabilità del paese e di mettere in atto la visione del Buddismo tibetano di Xi Jinping. Il vice presidente della “Regione Autonoma Tibetana” e abate del Monastero di Jampaling, ha affermato che “la bontà del partito comunista è più profonda dell’oceano e più grande della montagna”, che i monaci “devono denunciare i pensieri reazionari del Dalai Lama” ed essere un modello di patriottismo.

“Le fotografie dei leader cinesi sulle pareti delle abitazioni e lo spettacolo di centinai di monaci inneggianti alla madrepatria vogliono essere una dimostrazione di forza – ha dichiarato un dirigente di Free Tibet – ma non significano che i tibetani siano fedeli al partito o accettino il suo governo”. “Anziché servirsi dei monaci per pubbliche rappresentazioni, dovrebbero consentire loro di praticare liberamente la religione e vivere in pace”.

Le autorità hanno inoltre imposto restrizioni alla libertà di movimento all’interno del Tibet e chiesto ai turisti stranieri e ai visitatori a vario titolo presenti di lasciare il paese “al più presto”. E’ quanto riferito a Radio Free Asia da Tenzin Dorje, un tibetano residente negli Stati Uniti, appena rientrato dal Tibet. “Non vogliono estranei in Tibet” – ha dichiarato Dorje -, io stesso non ho potuto restare più di un mese e durante la mia permanenza ho visto i monaci costretti a partecipare alle manifestazioni organizzate per celebrare l’anniversario”.

Fonti: Free Tibet Campaign – Radio Free Asia