New World media order

Reporter Senza Frontiere: la Cina cerca di influenzare i media mondiali per scoraggiare posizioni critiche e fare propaganda

New World media order25 marzo 2019. In un rapporto di recente pubblicazione Reporter Senza Frontiere (RSF) afferma che la Cina sta cercando di esercitare un controllo sui media di tutto il mondo per ridurre le critiche e favorire la diffusione di un’immagine positiva del governo.

Nel rapporto, diffuso il 22 marzo e intitolato “La ricerca cinese di un nuovo ordine mediatico mondiale”, RSF indaga sulla strategia di Pechino per controllare le informazioni oltre i suoi confini, un progetto che rappresenta una minaccia per la libertà di stampa in tutto il mondo. La Cina, classificata da Reporter Senza Frontiere al 176° posto su 180 nazioni in termini di libertà di stampa, si sta adoperando per imporre oltre i suoi confini un vocabolario “ideologicamente corretto”, per scoraggiare ogni critica e coprire i capitoli più oscuri della sua storia. Meno noto della Belt and Road Initiative, ma altrettanto ambizioso, questo progetto rappresenta una minaccia per la libertà di stampa di tutto il mondo.

Reporter Senza Frontiere evidenzia le strategie messe in atto dalla Cina per raggiungere i suoi obiettivi. Pechino, attraverso cospicui finanziamenti, vuole anzitutto modernizzare e diffondere le proprie trasmissioni televisive e radiofoniche in tutto il mondo: China Global Television Network raggiunge 140 paesi e China Radio International è trasmessa in 65 lingue. Il governo cinese compera inoltre grandi quantità di spazi pubblicitari sui media internazionali e cerca di infiltrarsi nei media stranieri entrando come azionista negli organi di stampa. Nel settembre 2018, l’articolo di un giornalista del quotidiano on line South Africa Indipendent, del quale gli investitori cinesi detengono il 20% delle azioni, è stato rimosso dal sito nel giro di poche ore dalla pubblicazione perché il commento verteva sulla persecuzione delle minoranze etniche da parte della Cina.

Nel rapporto, RSF rende noto che attualmente oltre sessanta giornalisti professionisti e free lance sono detenuti nelle carceri cinesi. Sono spesso confinati in isolamento per sei mesi, in condizioni di detenzione estremamente dure che a volte includono il ricorso alla tortura. Reporter Senza Frontiere chiede tra l’altro al governo cinese l’immediata liberazione dei giornalisti, il rispetto della libertà di stampa sia all’interno della Cina sia a livello internazionale, la ratifica della Convenzione sui Diritti Civili e Politici, la fine della censura e della sorveglianza esercitata sui siti on line attraverso il motore di ricerca Baidu e la piattaforma messaggistica WeChat e l’accredito dei giornalisti e reporter stranieri.

Fonte: Phayul