Palden Gyatso2

Si è spento a Dharamsala Palden Gyatso il monaco tibetano detenuto per 33 anni nelle carceri cinesi

Palden Gyatso230 novembre 2018

Si è spento a Dharamsala nelle prime ore del 30 novembre 2018 Tenzin Gyatso, un vero “Eroe Nazionale del Tibet”, conosciuto in tutto il mondo per le sue toccanti e drammatiche testimonianze sui trentatré anni trascorsi in prigionia nelle carceri cinesi con la sola colpa di aver manifestato pacificamente le proprie opinioni.

Tenzin Gyatso era nato nel 1933 a Panam, un villaggio nella valle di Tsang, tra le città di Gyantse e Shigatse. Monaco buddhista tibetano del Monastero di Drepung, uno dei più antichi e famosi di Lhasa, era stato arrestato per la prima volta nel 1959, con l’accusa di aver preso parte alla rivolta contro l’occupazione cinese del Tibet. Fu rilasciato nel 1973 ma fu immediatamente internato in un campo di «rieducazione attraverso il lavoro» a Nyethang. Lì rimase sino al 1983, pochi mesi prima di venir di nuovo arrestato, nell’agosto dello stesso anno, con l’accusa di propaganda controrivoluzionaria e sedizione.

Nel 1985 Amnesty International lo adottò come prigioniero di opinione.

Palden Gyatso non commise mai azioni violente né incitò mai altri a compierle. Fu arrestato, condannato e tenuto in carcere solamente per aver espresso in modo pacifico e non violento il proprio pensiero. Durante i lunghi periodi di detenzione fu vittima di gravi episodi di maltrattamento e di pesanti torture da parte delle guardie carcerarie.

Rilasciato nel 1992, Palden riuscì ad espatriare e a raggiungere Dharamsala, sede del Governo Tibetano in esilio. Da allora, instancabilmente, Palden viaggiò in tutto il mondo, dall’Europa all’America, per raccontare la propria terribile esperienza e chiedere giustizia per il suo popolo. Nel 1995 portò la sua testimonianza alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni  Unite a Ginevra. In Italia, nel marzo 2006, in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino,  protestò assieme ai connazionali Sonam Wangdu e Tamding Choephel contro l’assegnazione delle Olimpiadi 2008 a Pechino partecipando a uno sciopero della fame protrattosi per quattordici giorni. Nonostante la fragilità del suo aspetto, Palden Gyatso trasmetteva alle platee attonite e commosse, ovunque accorse per ascoltare il suo racconto, un grande senso di forza interiore e di energia, il coraggio della verità e della ragione. Nell’autunno 2013, per iniziativa di Amnesty International in collaborazione con l’Associazione Italia-Tibet e Tso Pema no profit, Palden Gyatso partecipò a una lunga serie di incontri pubblici organizzati in numerose città italiane. A Milano il 30 settembre, si recò successivamente in Veneto e nel Friuli per poi concludere il suo indimenticabile tour a Roma dove fu ricevuto in Campidoglio.

Insieme al giornalista e storico Tsering Shakya scrisse, nel 1998, il libro “Tibet: Il fuoco sotto la neve” tradotto in ventotto lingue ed edito in Italia da Sperling&Kupfer.  Nel 2008, dal libro fu tratto  un film documentario dallo stesso titolo.