Xinjiang

I leader uiguri in esilio negano che i connazionali detenuti nei campi di ri-educazione si sottopongano volontariamente alle sessioni di indottrinamento

Xinjiang22 ottobre 2018. Come avviene all’interno del Tibet occupato, nello Xinjiang le autorità cinesi arrestano e torturano le minoranze etniche musulmane sottoponendole a un vero e proprio lavaggio del cervello per costringerle a dichiarare fedeltà al Partito Comunista.

A partire dall’aprile 2017, gli Uiguri residenti nelle maggiori cittadine della Regione Autonoma dello Xinjiang (XUAR) e sospettati di radicalismo religioso o di “idee politiche errate” sono stati progressivamente tratti in arresto o detenuti in “campi di ri-educazione patriottica” allestiti in diverse aree della regione. Fino alla scorsa settimana le autorità del governo centrale cinese non avevano mai pubblicamente ammesso l’esistenza dei campi né tantomeno reso pubblico il numero degli Uiguri in essi detenuti, oltre un milione di persone secondo Dolkun Isa, presidente del Congresso Mondiale degli Uiguri, un’associazione in esilio con sede a Monaco. A fronte del silenzio di Pechino, un rapporto pubblicato il 26 giugno 2018 da Human Rights Watch e le notizie diffuse nel mese di luglio da Radio Free Asia avevano ampiamente descritto le precarie condizioni di vita e le pressioni psicologiche subite dagli internati a causa del sovraffollamento, delle difficili condizioni sanitarie e del forzato indottrinamento politico.

Il mutismo delle autorità cinesi è stato interrotto la scorsa settimana da Shohrat Zakir, presidente del governo provinciale delle Xinjiang. In una dichiarazione rilasciata all’agenzia di stato Xinuha ha affermato che il trattamento riservato agli uiguri all’interno dei campi è “umano”, che le loro condizioni di vita sono confortevoli e che volontariamente scelgono di imparare la lingua mandarina e di seguire le lezioni sulle leggi cinesi. Il 16 ottobre la televisione di stato ha trasmesso in prima serata un programma di elogio del sistema di organizzazione dei campi comprensivo di interviste ad alcuni uiguri che ringraziavano il governo per l’opportunità loro offerta di correggere i propri errori.

Il 19 ottobre gli attivisti uiguri in esilio Nury Turkel e Dolkun Isa hanno fermamente smentito le parole di Zakir. “Non si tratta di corsi di insegnamento su base volontaria, questa soltanto è la dura verità”, hanno dichiarato in un’intervista a Radio Free Asia. “Il milione di Uiguri chiusi nei campi subiscono ogni giorno abusi fisici e psicologici, la tortura e il lavaggio del cervello. Molti uiguri, compresa mia madre, sono morti in questi campi a causa delle vessazione e delle torture”, ha affermato Dolkun Isa. “La Cina avverte la pressione e le critiche della comunità internazionale ma se quanto dichiarato fosse vero dovrebbe consentire alle Nazioni Unite e ai governi occidentali libero accesso alla regione e ai campi di ri-educazione”.

Fonte: Radio Free Asia – Redazione