Polizia cinese in Xinjiang

Detenuti nei “campi di ri-educazione politica” il 10% degli Uiguri dello Xinjiang

Polizia cinese in Xinjiang2 luglio 2018. Riferisce Radio Free Asia di avere appreso da fonti locali che oltre il 10% della popolazione Uigura residente nelle maggiori cittadine dello Xinjiang (XUAR) è in stato di arresto o è detenuta in “campi di ri-educazione patriottica”.

A partire dall’aprile 2017, gli Uiguri residenti nelle maggiori cittadine dello Xinjiang e sospettati di radicalismo religioso o di “idee politiche errate” sono stati progressivamente tratti in arresto o detenuti in “campi di ri-educazione patriottica” allestiti in diverse aree della regione. Rozinemet, capo del dipartimento della giustizia della cittadina di Tuwet, ha riferito che uno su dieci del 32.000 abitanti -per un totale di 1.721 persone – è attualmente rinchiuso nei campi di ri-educazione. La stessa sorte è toccata al 40% dei 1.700 abitanti del villaggio di Yengisheher.

Le autorità del governo centrale cinese non hanno mai pubblicamente ammesso l’esistenza dei campi né tantomeno reso pubblico il numero degli Uiguri in essi detenuti. Funzionari locali hanno tuttavia dichiarato che il numero dei reclusi è rilevante e che in molti casi le loro condizioni di vita sono precarie a causa del sovraffollamento e delle difficili condizioni sanitarie. Radio Free Asia riferisce che in un campo della Regione Autonoma dello Xinjiang sono morte almeno venticinque persone, per lo più anziani deceduti in seguito a complicazioni cardiache. Sembra che le autorità abbiano allestito dei “centri di sepoltura”, completi di forni crematori, per contrastare le tradizioni escludendo le usanze religiose dai riti funerari. Membri della comunità Uigura in esilio affermano invece che le autorità ricorrono alla cremazione per far scomparire i corpi degli Uiguri uccisi dalle forze di sicurezza durante le proteste contro le politiche di Pechino nella regione o di coloro che hanno perso la vita nei campi in circostanze poco chiare.

Come avviene all’interno del Tibet occupato, nello Xinjiang le autorità cinesi arrestano e torturano le minoranze etniche musulmane sottoponendole a un vero e proprio lavaggio del cervello per costringerle a rendere omaggio al Partito Comunista. E’ quanto si legge in un rapporto pubblicato il 26 giugno da Human Rights Watch. “Le autorità obbligano i detenuti a sottostare alla cosiddetta ri-educazione che in realtà altro non è che indottrinamento politico. Prima di mangiare devono augurare buona salute al presidente Xi Jinping. Devono inoltre apprendere l’alfabeto cinese. Chiunque osa ribellarsi subisce punizioni fisiche o l’isolamento”.

Fonte: Radio Free Asia