ANCORA UN’AUTOIMMOLAZIONE IN TIBET

Sangyal16 dicembre 2014. Un tibetano di 34 anni, Sangyal Khar, si è autoimmolato dandosi fuoco di fronte alla stazione di polizia di Amchok, una città della Contea di Sangchu, nella Prefettura Autonoma Tibetana di Kanlho (Provincia del Gansu). E’ morto sul luogo dell’immolazione.

Una fonte tibetana ha riferito che il suo corpo è stato preso in consegna dalla polizia che si è rifiutata di consegnarlo alla famiglia. Immediate le proteste dei tibetani del luogo. Sangyal Khar, originario del villaggio di Khyungri Thang, era padre di due figlie.

Il 16 settembre scorso, Kunchok, un tibetano di quarantadue anni, padre di due figli, si era cosparso di benzina e si era dato fuoco di fronte alla stazione di polizia di Tsangkor  Sholma, una cittadina della Contea di Gade, Prefettura Autonoma Tibetana di Golog. Immediatamente soccorso, i tibetani a lui vicini avevano spento le fiamme e lo avevano ricoverato in ospedale. Pur gravemente ustionato, è sopravvissuto. L’atto di protesta di Kunchok era avvenuto il giorno prima dell’autoimmolazione di Lhamo Tashi, lo studente ventiduenne deceduto il 17 settembre 2014 dopo essersi dato fuoco a Tsoe, nella Prefettura Autonoma Tibetana di Kanlho.

Con la morte di Sangyal Khar sale a 134 il numero dei tibetani che hanno cercato la morte con il fuoco all’interno del Tibet i segno di protesta contro l’occupazione cinese.