TIBET: ARRESTATO UN MONACO. NUOVE CONDANNE

Dharamsala, 3 Novembre 2008. Il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia (TCHRD) ha confermato la notizia dell’arresto di Jigme Guri, un monaco appartenente al monastero di Labrang. Il religioso era stato arrestato la prima volta il 21 marzo 2008 con l’accusa di aver preso parte alla dimostrazione del 14 marzo. Era stato rilasciato dopo due mesi a causa delle sue condizioni di salute. In carcere aveva subito la tortura. Il 12 settembre, nel corso di un’intervista telefonica con l’agenzia Associated Press, aveva denunciato la brutalità della repressione cinese. La scorsa settimana, l’emittente Voice of America, nel programma in lingua tibetana Kunleng, aveva mandato in onda un video in cui Jigme narra l’esperienza del proprio arresto, le umiliazioni subite per il fatto di essere di nazionalità tibetana e il disumano trattamento dei monaci.

Le immagini al sito voaNews.com

Il pomeriggio del 3 novembre, una cinquantina tra militari e funzionari dell’Ufficio di Pubblica Sicurezza hanno fatto irruzione nell’abitazione del religioso e lo hanno nuovamente tratto in arresto. Non si conosce il luogo della sua detenzione né sono noti i capi d’imputazione.

Il 29 ottobre 2008 l’agenzia Xinhua ha dato notizia della condanna di 14 tibetani a pene detentive varianti dai 15 ai 5 anni di carcere sotto l’accusa di attentato e disturbo alla pubblica sicurezza, furto e atti vandalici in occasione della cosiddetta “rivolta di marzo”. Le sentenze sono state pronunciate da tre differenti tribunali della Regione Autonoma Tibetana. Il TCHRD ha espresso il proprio rammarico per le condanne comminate in assenza di un’adeguata assistenza legale degli accusati, in alcuni casi tenuti in isolamento per lunghi periodi. Denuncia altresì l’eccessivo ricorso all’uso della forza, l’intimidazione e la detenzione arbitraria degli arrestati.